Via de la Plata - Associazione - I PELLEGRINI - Verona

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Via de la Plata

cammino verso Santiago

Le Tappe



km

                                            Pernottamento   

km

1        
 

23

Siviglia - Guillena     (al suelo, polideportivo, gratuito)

Andalusia

23

2

19  

Castilblanco de los Arroyos                 (Albergue,   3 €)

42

3

30  

Almadèn de la Plata                             (Albergue,   5 €)

72

4

17   

El Real de la Jara                                  (Albergue,  4 €)

89

5

21   

Monesterio                          (Hostal Extremadura, 12 €)

Extrema-
dura

110

6

22  

Fuente de Cantos                (Albergue Turistico,   10 €)

132

7

26  

Zafra                                  (Albergue Turistico,   15 €)

158

8

21   

Villafranca de los Barros   (Pension Los Amigos, 12 €)

179

9

27   

Torremejìa                       (Hostal Millennium,   17,5 €)

206

10

33   

Merida - Aljiucén                             (Albergue,   10 €)

239

11

22   

Alcuéscar                (Albergue con cena, donativo 10 €)

261

12

28   

Valdesalor                 (al suelo, Ayuntamiento, gratuito)

289

13

24  

Càceres - Casar de Càceres                 (Albergue,  3 €)

313

14

34   

Cañaveral                                              (Albergue,  2 €)

347

15

29  

Galisteo                   (restaurante LosEmigrantes  7,5 €)

376

16

30   

Oliva de Plasencia                (Albergue Turistico, 15 €)

406

17

36   

Baños de Montemayor         (Albergue Turistico, 12 €)

442

18

33   

Fuenterroble de Salvatierra                 (Albergue,   3 €)

Castiglia

y

Leon

475

18

30   

San Pedro de Rozados                         (Albergue,   8 €)

505

20

25   

Salamanca                                          (Albergue,   4 €)

530

21

36   

El Cubo de la Tierra del Vino              (Albergue,  4 €)

566

22

33   

Zamora                                       (Hostal Jarama, 15 €)

599

23

19   

Montamarta                                         (Albergue,   4 €)

618

24

25   

Tàbara                                             (Albergue, gratuito)

643

25

28   

Camarzana de Tera             (Hostal Juan Manuel, 16 €)

671

26

32   

Mombuey                                       (Albergue, gratuito)

703

27

33   

Puebla de Sanabria                             (Albergue,    6 €)

736

28

32   

Lubìan                                                 (Albergue,   3 €)

768

29

24   

La Gudiña                                       (Albergue, gratuito)

Galizia

792

30

36   

Laza                                                     (Albergue,   3 €)

828

31

23   

Vilar de Barrio                                (Albergue, gratuito)

851

32

36   

Orense                                                 (Albergue,   5 €)

887

33

22   

Cea                                                  (Albergue, gratuito)

909

34

37  

Estaciòn de Lalìn              (restaurante LaEstaciòn, 8 €)

946

35

23   

Bandeira                                   (Hotel Victorino,   15 €)

969

36

33   

Santiago de Compostela (Hospedaje Recarey,  12,5 €)

1002


Qualche sintetica informazione tecnica

Media nei primi 8 giorni:           22,4 km al giorno (con un max di 30 km)
Media nei successivi 28 giorni:  29,4 km al giorno (con un max di 37 km)
Media generale:                     28 km al giorno circa

Dislivello in salita complessivo:    16.100 m.
Dislivello in discesa complessivo: 15.950 m.
(quindi in media quotidianamente, su circa 28 km, ci sono circa 440 m di salita e altrettanti di discesa).

Spesa media per dormire: 7 € per notte (8 volte in Hostal)
Spesa media per un pranzo in restaurante: 8-9 €.

Tutte le 13 tappe "superiori ai 31 km" sono "spezzabili".




Nei primi 650 km ci sono, tra un paese e l'altro, grandi pianure o latifondi o altopiani privi di vegetazione o mesetas sconfinate dal clima continentale;  campi di grano (che d'estate sono fornaci), vigneti e uliveti a perdita d'occhio; grandi pascoli e grandi allevamenti di ovini, di suini, di mucche, con boschi di querce da ghiande e da sughero; zone dove si può camminare per 20 o 30 o più km senza incontrare una abitazione.

Nei successivi 350 km, l'ambiente assomiglia abbastanza a quello delle nostre valli di montagna (quindi è finalmente pieno di vegetazione e di verde), ed i casolari, le frazioni, ed i paesetti sono sparpagliati a distanze non eccessive l'uno dall'altro.

La Via de la Plata

- Cammino di Santiago -
(Siviglia -Salamanca - Orense - Santiago de Compostela)

percorsa a piedi in 36 giorni
dai soci Michelangelo ed Alessandro
1 ottobre - 5 novembre 2007


Indice:
1)   Una premessa e qualche considerazione finale
2)   Il diario dei 36 giorni
3)   Appendice 1: Patrimoni dell'Umanità in Spagna
4)   Appendice 2: Menù del dia
5)   Appendice 3: Santi "incontrati" lungo il Cammino


PREMESSA

Il nostro pellegrinaggio lungo la Via de la Plata - Camino di Santiago -
è stato fatto per Raffaella (sorella mia e moglie di Miche).
Ma non solo.
E ciò ha illuminato il nostro Cammino "interiore".

Questo diario è invece la semplice cronaca
del nostro Cammino "esteriore".




QUALCHE CONSIDERAZIONE FINALE

7 novembre 2007, mercoledì.
Stiamo ritornando in Italia in aereo.

Ho percorso tutta la Via de la Plata in modo sempre sereno e tranquillo, senza nessuna preoccupazione sul seguire il percorso, sui possibili brutti incontri, sull'essere più o meno accettato dal mio prossimo, sul trovare da mangiare o da dormire! Penso che questo sia anche il risultato di essere in due: la presenza di un compagno è molto tranquilizzante, proprio perché di enorme aiuto, conforto e sostegno ("può accadere qualunque cosa, tanto non sono solo!").
Ma, come in ogni evento della vita, c'è un rovescio della medaglia: ti senti meno messo alla prova, meno esposto, meno messo in discussione, meno in pericolo, meno vulnerabile, meno nudo, meno "te stesso e basta!". Effettuare un Cammino di peregrinazione vuol dire, in pratica, vivere una concreta metafora della vita, per cui è bene che in quest'ottica uno si senta messo alla prova, esposto, messo in discussione, in pericolo, vulnerabile, nudo, "se stesso e basta!". In tutte queste situazioni infatti uno si fortifica, perché aumenta la conoscenza di sé, la profondità dei suoi pensieri, la grandezza della sua parte spirituale; privo com'è di tutte quelle (giuste) difese o barriere presenti nella vita quotidiana, costituite dall'avere una posizione sociale, una famiglia, un lavoro, un reddito, una proprietà, ecc.
Ecco perché, ogni tanto, mi piace fare il pellegrino-da-solo.
Facendo il pellegrino-da-solo mi son capitate, nei momenti e nei punti di maggior solitudine ed isolamento, cose che in compagnia non mi capitano mai (proprio perché in compagnia non si è mai soli ed isolati). Ne citerò cinque. Mi è capitato di gustare in modo più profondamente trascendentale le bellezze del creato, della natura (Signore sei Tu il mio Pastore, nulla ho da temere nei Tuoi pascoli…). Di vincere il silenzio cantando a squarciagola (nulla importando l'essere stonatissimo) il Pater Noster o il Salve Regina in latino. Di allentare la tensione dell'incognito sull'immediato futuro con la giaculatoria "Signore Iddio, pensaci Tu" (e in questo "Signore Iddio" pensare espressamente a Dio Padre, che è lo stesso anche per gli ebrei ed i musulmani). Di sentirmi in dovere di ripetere incessantemente "Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore" perché profondamente convinto (esame di coscienza) di essere uno che ha commesso tanti sbagli nella sua vita. Di recitare mentalmente una decade di Rosario, segnatamente per persone lontane (un familiare, o un parente, o un amico).

*************

Mi viene in mente uno scambio di battute un po' surreale, che per caso ho letto (è il testo della canzone On the road), fa così: - uno dice: "Dobbiamo andare e non fermarci finchè non siamo arrivati". Risponde l'altro "Dove andiamo amico?" "Non lo so, ma dobbiamo andare" -

Anch'io, con queste mie peregrinazioni annuali "sto andando e non mi fermerò finchè non sarò arrivato".

Ma in realtà "non lo so dove sto andando" (infatti l'andare a Santiago è solo il pretesto del momento!) perché sto andando… alla ricerca di me stesso, di che cosa è la Vita, del Trascendente, del Creatore.

Essere pellegrino a piedi, infatti, è essenzialmente una modalità di effettuare un Cammino Spirituale!

Il mio prossimo Cammino quale sarà?





IL  DIARIO  DEI  36  GIORNI


1° giorno: 1 ott 2007, lunedì.
Siviglia - Camas - Santiponce - Guillena. Km 23.

Siviglia: Patrimonio dell'Umanità. Romani, visigoti e musulmani.
Essere turisti o essere pellegrini. I 5 grandi fiumi della Spagna.

Ore 3.30 sveglia (sono a Verona, a casa di Miche).
Ore 3.50-5.10 in auto, con Miche fino all'aereoporto di Orio al Serio (BG), ci accompagnano Massimo e Daniela.
Ore 6.40-8.50 volo diretto fino a Siviglia (costo solo 20 €), il tempo è stato sempre bello, fin poco  prima dell'arrivo, allorchè compaiono grosse nubi. Prendiamo il bus per il centro città, il cielo è ora molto coperto e piove, a tratti anche piuttosto intensamente.
Siviglia (quota 20 m) (70.000 abitanti). Capitale dell'Andalusia (dall'arabo Al-Andalus, deformazione del latino Atlanticus). Fondata da Ercole; conquistata da Giulio Cesare. Sotto l'impero romano si chiamava Hispalis e acquistò importanza nel sec.IV quando un terremoto distrusse la vicina Itàlica.
Nel 1248 Ferdinando III di Castiglia il Santo la riconquistò ai musulmani e le diede il suo stemma (ved. Appendice 3).
Grandiosa è la cattedrale gotica, il cui campanile (torre della Giralda) è l'antico minareto arabo (uguale a quello di Marrakesch); all'interno, tra l'altro, tomba di Cristoforo Colombo e cappella dei Cavalieri dell'Ordine di Santiago. Grande è il Real Alcàzar circondato da imponenti mura.
Dichiarata Patrimonio dell'Umanità (Unesco) (ved. Appendice 1).


I Romani (139 a.C- 476 d.C.)
Nel 139 a.C. il console romano Quinto Servilio ottiene, nella penisola iberica, la vittoria definitiva sul barbaro lusitano Virato, poco lontano dall'attuale Casar de Càceres fonda Castra Servilia, ed inizia la costruzione del primo tratto di strada romana in Spagna.
Nel 25 a.C. l'imperatore romano Augusto fonda la città di Merida (Emerita Augusta) e costruisce la strada lastricata fino ad Astorga (Asturica Augusta, fondata sempre da Augusto nel 14 a.C.).
Nel 416 il re visigoto Walia, al soldo di Roma, entra nella parte settentrionale della Spagna. Il regno visigoto ha capitale Tolosa, domina sull'Aquitania e sulla Provenza (Francia).

I Visigoti (476-710)
Nel 507 i visigoti, ariani, fondano il regno di Toledo (che comprende anche la Lusitania, attuale Portogallo).
Il re dei Visigoti Leovigildo (568-586) conquista la Galizia agli Svevi e controlla quasi completamente la penisola. I visigoti sono circa 250.000 e governano su quasi 10 milioni di ispanoromani).
Nel 587 il re visigoto Recaredo si converte al cattolicesimo, grazie al vesc. s.Leandro di Siviglia (cui successe s.Isidoro di Siviglia).
Nel 710 muore l'ultimo re visigoto Witiza.

I Musulmani e la Reconquista (711- 1492)
Nel 711 i musulmani invadono la Spagna. Le reliquie sacre vengono portate a Oviedo (che non sarà mai conquistata dai musulmani).
Nel 844 inizia la reconquista con la Battaglia di Clavijo (leggenda di "Santiago Matamoros").
Nel 997 al-Mansur, ministro del califfo di Cordoba, saccheggia Santiago nel corso di una spedizione nel nord.
Nel 1248 Ferdinando III di Castiglia il Santo riconquista Siviglia ai musulmani
Nel 1492 fine della reconquista: il califfo di Cordoba consegna le chiavi della città ai re cattolici Isabella e Ferdinando. In Spagna ci sono poco più di 8 milioni di persone. Vengono cacciati gli ebrei dalla Spagna (100-200.000 persone), chi si converte può rimanere, ma sarà chiamato marrano (i primi moti antigiudaici scoppiarono nel 1066 a Granada). Colombo scopre l'America.
Poco dopo i re cattolici Isabella e Ferdinando, istituiscono a Siviglia il primo tribunale dell'Inquisizione.


Non facciamo i turisti (dopotutto il tour dell'Andalusia l'ho fatto lo scorso aprile 2007).
Per i turisti le città, con le loro architetture, palazzi, cattedrali, castelli, alcàzar, tesori d'arte, parchi e giardini, ecc, sono i punti fondamentali del viaggio, in fondo esse "sono" il tour turistico.
Per un pellegrino invece le città sono sentite come corpi quasi estranei al Cammino, ovvero sono considerate dei conglomerati importanti sì, da vedere e da gustare anche in qualche loro aspetto o per qualche loro caratteristica, ma da uscirne quanto prima, perché il Cammino si svolge al di fuori di esse.


Tappa tranquilla e in piano, un buon modo per iniziare, anche se con molto asfalto.
Ore 11.00. Ci facciamo apporre il 1° timbro (sello) della Credenziale del pellegrino nella Cappella Reale del Duomo, dove c'è l'urna di s.Ferdinando III re (c'è lunga coda di turisti per la visita turistica della cattedrale) ed iniziamo il Cammino, dopo aver trovato la prima piastrella con la conchiglia (concha) in calle Garcia de Vinuesa, presso lo spigolo ovest della cattedrale. La pioggia ormai è cessata, ma il cielo resta coperto. Sempre seguendo le piastrelle  attraversiamo il fiume Guadalquivir sul ponte Isabella II o di Triana (Triana è il nome del barrio, quartiere).
Lungo la Via de la Plata si attraversano tutti i quattro grandi fiumi della Spagna che si gettano nell'Atlantico: il Guadalquivir qui a Sevilla, la Guadiana a Merida, il Tajo (Tago) ad Alcantara ed il Duero a Zamora.  Solo il Guadalquivir è tutto spagnolo, gli altri attraversano anche il Portogallo. Il quinto grande fiume della Spagna è l'Ebro: si getta nel Mediterraneo e si trova nel nord-est.
Tra il Guadalquivir e la Guadiana supereremo la Sierra Morena.
Tra la Guadiana e il Tajo ci sarà l'altopiano dell'Extremadura.
Tra il Tajo e il Duero supereremo la catena del Sistema centrale.
Dopo il Duero supereremo la Cordigliera Cantabrica.
Fuori della città le piastrelle indicanti il cammino sono sostituite dalle molto beneamate frecce gialle.
Entriamo nella cappella della Madonna del Cachorro (scenografie per la Settimana Santa).






In farmacia io compero un "gel freddo" (per frizionare gambe e piedi a fine giornata, attivando la circolazione sanguigna) e un altro gel contro strappi, dolori muscolari, tendiniti (non si sa mai!) e Miche cerca invano della "melatonina" (per riposare meglio, infatti soffre un po' di insonnia).
Superato il Rio Guadalquivir preferiamo non prendere l'argine ed entrare nel paese di Camas, perché dobbiamo ancora mangiare. Ci mettiamo inoltre in pantaloncini corti perché il sole ormai è caldo.
A Camas (da Abu-Alkama, proprietario di quella alquerìa musulmana) mangiamo il nostro pranzo di mezzogiorno: forse il miglior boccadillo di tutto il cammino, è un ottimo panino caldo di lombo di maiale (lomo de cerdo) cucinato al momento (3€) nell'ultimo bar a dx (che ci era stato consigliato da alcuni passanti).
Appena fuori del paese c'è un monticello, il Cerro de Santa Brigida che fu sede di un monastero fondato da monaci irlandesi arrivati dal Guadalquivir (Brigida è copatrona d'Irlanda).
Scenografico è l'ingresso a Santiponce con l'imponente monastero di S.Isidoro (Isidro) del Campo, prima cistercense, poi Jerònimo, ora della organizzazione Pace e Bene (Paz y Bien) che opera per i minorati psichici. Ancor più imponenti, seppur più semplici, dovrebbero essere le rovine romane di Itàlica ma il lunedì la zona archeologica è chiusa!
Italica fu fondata da Scipione nel 206 a.C.; qui nacquero gli imperatori romani Traiano e Adriano; fu distrutta da un terremoto nel sec.IV.
Scambiamo due parole con un pellegrino spagnolo ciclista. Anche lui si rammarica per il giorno di chiusura, stasera arriverà a Castilblanco de los Arroyos, dove noi contiamo di arrivare domanisera.
Ci sono lavori nel Ponte degli Eucalipti ed un operaio ci dice che un gruppetto di pellegrini è passato di lì alcune ora prima.
Per 6-7 km il sentiero è assolutamente diritto e leggermente ondulato, e attraversa grandi campi di cotone con i loro ciuffi bianchi, di girasoli (che data la stagione non ci sono più) e di altro (grano).
C'è un guado largo e profondo (inondazioni?) dovuto all'Arroyos de los Molinos (Torrente dei Molini), ed evitiamo di bagnarci perché riusciamo a trovare un passaggio camminando sopra a degli alberi sradicati (ma come? e da chi?) caduti in modo da formare una specie di ponte, molto precario ed aereo.
Ore 17.30, dopo un altro paio di piccoli guadi, alcuni campi di aranceti, ed il bianco cimitero, arriviamo a Guillena (quota 23 m) (9.000 abitanti). Fu importante sotto la dominazione musulmana, ed i resti del suo castello sono divenuti Plaza de Toros. Nella guida è scritto che la chiave dell'albergue (così si chiamano in Spagna i molto spartani alberghi esclusivamente riservati ai pellegrini; mentre quelli che noi normalmente chiamiamo alberghi, lì si chiamano Hostal, Hospedaje, Hotel) dev'essere richiesta alla polizia, per cui sostiamo di fronte alla stazione di polizia (è chiusa, ma un cartello dice che vengono subito) con altri 5 pellegrini che già si trovavano là.
Questi cinque costituiscono il gruppetto che ci precedeva: 4 spagnole ed un americano, sono amici; oggi hanno fatto Siviglia-Guillena e domani Guillena-Siviglia per accompagnare una di loro che sta preparandosi per il tratto Porto-Santiago del Camino Portoghese; l'americano è stato recentemente a Firenze per 15 giorni, per imparare l'italiano).
Dopo un po' loro telefonano e così si viene a sapere che l'albergue (gratuito) è aperto e si trova al campo sportivo ( polideportivo ) alla fine del paese, e che di norma le chiavi si richiedono al bar dello stesso campo sportivo (quindi non fidarsi sempre delle guide, ma chiedere informazioni ai passanti!). L'albergue consiste solo in un piccolo spogliatoio con docce, nel quale ci sono solo 4 materassini da palestra per terra (al suelo), e non ce ne stanno altri. Due posti sono già occupati da due francesi. Allora i 5 se ne vanno e noi restiamo.
Mentre faccio la doccia (non molto calda), Miche scopre che nel lavandino l'acqua non arriva, ed allora mi dà tutta la roba sporca (mutande, calzini, magliette) e la lavo sotto la doccia (ogni giorno laviamo la roba sporca della giornata). Dopo averla distesa sul filo tirato tra due alberi, andiamo a far mettere il sello dalla polizia. La chiesa è chiusa e non c'è la messa perché, dice una signora, il prete vive in un altro paese ed il lunedì qui non viene.
"Andiamo nei vari ristoranti per vedere dove possiamo mangiare meglio al prezzo migliore" dice Miche, ma uno solo è aperto, quindi non c'è scelta e ritorniamo al polideportivo per riposarci fino all'ora di cena (è dalle 3.30 che siamo svegli).
Ma nel ritirare la roba distesa ad asciugare non trovo il mio asciugamano, perlustro la zona e lo trovo nascosto sotto un tronco, con il bottone automatico chiuso nella stessa maniera con cui l'avevo fissato al filo per asciugare (che qualcuno me l'abbia preso e se lo sia nascosto per portarselo via?).
Ore 20.30 cena(1) - ved.Appendice 2 - al restaurante Hostal Francès. Ritroviamo i due francesi, ceniamo con loro, ma non mi sembrano socievoli, sembra quasi che desiderino stare per conto loro; in sala non c'è nessun altro. I due francesi sono di Bayonne: Pedro (basco) e Andrés. Hanno già percorso il Camino Francés. A Siviglia sono venuti in auto con le rispettive mogli.

2° giorno: 2 ottobre, martedì.
Guillena - Castilblanco de los Arroyos. Km 19.

Ora solare e ora legale. Cervantes e le sue novelle.
Miliari moderni e miliari romani. Recenti piogge torrenziali equatoriali.


Tappa facile e breve, solo 19 km, senza attraversare alcun paese, sempre in leggera salita.
Ore 7.00 partono i due francesi, ed è ancora notte fonda, ma sono così discreti e io dormo ancora così profondamente che non li sento. Comunque ci svegliamo subito dopo ed alle 8.00 partiamo anche noi.
E' da notare che in Spagna vige la stessa ora (legale) dell'Italia, ma si trova molto più a occidente, per cui il sole arriva 1½-2 ore dopo, quindi l'ora solare è ritardata rispetto all'Italia. Ai primi di ottobre l'inizio dell'alba è proprio alle 8.00, prima è ancora notte fonda. Quando arriveremo a Santiago saremo ancora più a occidente, e saranno i primi di novembre, per cui l'alba verrà ancora 20-25 minuti più tardi.
Si arriva a quota 350 m. circa. Dapprima 3 km di strada asfaltata trafficata (è la carretera Guillena-Burgillos) che attraversa la zona industriale di Guillena. Nel fosso a lato della strada scorgiamo le carogne di una civetta e di due lepri.
Vediamo un canneto, mi prendo una canna di bambù per farmi il secondo bastoncino in modo tale da poter camminare in passo alternato con due bastoncini (sono partito con un solo bastoncino metallico allungabile).
Seguono poi meravigliosi 5 km di oliveti e agrumeti coltivati in modo intensivo (poco distante si vede un campo di volo, poi una torre solitaria), quindi piacevoli 7 km di bosco, macchia mediterranea e pascoli (questi 12 km attraversano latifondi e proprietà private, con cancelli da aprire e chiudere), infine altri 4 km di asfalto (è la carretera Burgillos-Castilblanco). Il tempo è sempre nuvoloso ed incerto, a tratti piovvigginoso.
La Giunta Provinciale di Siviglia (regione Andalusia) ha fatto piazzare, nell'anno 2000, lungo il Cammino una sequela di miliari, sono dei grossi e alti cippi parallelepipedi di granito, a ricordo ed imitazione dei miliari della strada romana. Infatti ad ogni miglio romano di strada (m. 1478,50) veniva posto un miliario, cioè una colonna cilindrica di pietra alta circa m 1,50, progressivamente numerata.
Ogni tanto ne vediamo uno, di questi moderni miliari, specialmente quando il sentiero incrocia strade asfaltate (serve forse per fare pubblicità della Via de la Plata agli automobilisti di passaggio?).
Arriviamo, in leggera discesa, fine tappa, a Castilblanco de los Arroyos (arroyos=torrenti) (quota 340 m) (4.700 abitanti) all'ora di pranzo, proprio mentre sta piovendo forte, e così preferiamo prima andare a mangiare (all'unico ristorante aperto) e poi all'albergue (che è difronte al ristorante, e la cui chiave la dà il benzinaio della gasolinera che si trova tra il ristorante e l'albergue). Desideriamo stare leggeri quindi prendiamo un plato combinado (=piatto combinato)(2) .
Quando stiamo per entrare nell'albergue (nuovo, bello, circa 24 posti, alcuni dei quali non a castello; viene chiesta solo una offerta libera, donativo) incontriamo e salutiamo i due francesi che ne stanno uscendo, si sono già sistemati in una delle due camerate (noi ci sistemeremo nell'altra) ed ora vanno a mangiare.
Nel pomeriggio, mentre noi stiamo riposando a letto, arriva una coppia tedesca, lui si presenta: ha fatto il cammino in primavera ed ora fa il turista con la moglie, è venuto qui per mostrarle dove ha dormito.
Poi facciamo un giro per il paese (è riapparso il sole). Comperiamo quanto ci servirà per il panino di domani mezzogiorno (il pane fresco possiamo comperarlo domattina perché qui il forno alle 8 è aperto). Miche cerca ancora invano la melatonina in farmacia.
Castilblanco è stato immortalato da Cervantes nella sua novella Le due donzelle. Interessante è la chiesa del Divino Salvador originariamente in stile mudéjar (anche qui chiesa chiusa e niente messa). Come in tutte le località andaluse, le sue case sono tutte bianche con molti fiori, le sue vie lastricate sono pulite con ai lati alberi di arance amare.
Alla sera ceniamo(3) sempre nello stesso unico bar-ristorante del mezzogiorno. I due francesi stanno per conto loro e su un altro tavolo c'è un altro cliente che, al termine della cena viene da noi: è uno spagnolo molto cortese ed educato che è appena andato nell'albergue, camminerà fino a domenica, fa oltre 40 km al giorno (il doppio di noi), conosce bene questo tratto di cammino per averlo percorso più volte e ci dà alcune utili indicazioni su punti critici o problematici che incontreremo nelle prossime tappe (zone fangose o sconvolte dalle inondazioni o dagli enormi lavori per la costruzione dell'autostrada).
Veniamo così a sapere che nella scorsa settimana tutto il sud della Spagna è stato investito da piogge torrenziali equatoriali che hanno provocato inondazioni e disastri. C'è stato anche qualche morto. Il fenomeno si è attenuato nel fine settimana, esaurendosi totalmente proprio stamattina. E pensare che inizialmente avrei dovuto partire per la Via de la Plata proprio la settimana scorsa!

3° giorno: 3 ottobre, mercoledì.
Castilblanco de los Arroyos - Almadén de la Plata. Km 30.

Come adattare il corpo alle lunghe distanze.
La solitudine: non c'è assolutamente nulla. Carlo V e le lingue.


Trenta km tutti d'asfalto in cui non c'è assolutamente nulla, in un ambiente da Parco Forestale.
Ore 8 partenza.
Questa è una tappa della quale abbiamo un certo timore perché sappiamo che ancora il corpo non si è del tutto ben adeguato alle lunghe distanze (perché ciò avvenga sono necessari 5-6 giorni percorsi alla media di 20-22 km al giorno), infatti è lunga sui 30 km e sono solo due giorni che camminiamo. Ma non è possibile fare altrimenti in quanto in questi 30 km non c'è assolutamente niente, neanche una casa con un bar, e neanche una fontanella per l'acqua; le uniche costruzioni riguardano le aziende agricole e non sono abitate.
Tutto il percorso è su una strada secondaria tutta asfaltata (rare automobili), con saliscendi pronunciati. Distanziati di diversi km fra loro ci sono dei monumentali ingressi nelle varie fincas-latifondi. Dopo 16 km si può entrare nel Parco Forestal de El Berrocal, ma preferiamo proseguire dritti per evitare le fatiche delle varie salite e discese, talvolta forti, descritte nella guida: le pendenze della strada asfaltata sono notoriamente molto più dolci. Alle 13 pranziamo con un panino su un muretto d'ingresso ad una finca sul ciglio della strada.
Ore 15.00 arrivo ad Almadén de la Plata (quota 470 m). Il rifugio è bello (74 posti), tutto alla sinistra del paese (5 €), l'hospitalera è la signora Isabel, abita al n°22 della stada accanto. Ci sistemiamo nell'unica camerata aperta, ha 17 letti a castello, ma siamo solo noi e i due francesi Pedro e Andrés (già arrivati). Doccia, bucato e riposo fino alle 18. Siamo contenti perché le paure di questa mattina si sono rivelate infondate: non ci sentiamo particolarmente stanchi!
Poi giriamo per il paese. Verso il Cerro del Calvario vediamo il primo grande allevamento di cerdi iberici (maiali iberici) e nel paese si trovano alcune importanti fabbriche di insaccati e prosciutti (jamon iberico); ne vedremo molti altri nei prossimi giorni.
La cittadina era nota al tempo dei romani per i suoi giacimenti (c'è una necropoli romana nelle vicinanze). Riconquistata agli arabi dai Cavalieri dell'Ordine di Santiago. La Torre dell'orologio del Municipio sembra un ex minareto. Nella chiesa parrocchiale si venera la Vergine delle Grazie. Ora è famosa per trovarsi nella zona di produzione di squisiti insaccati e prosciutti.
Prima della messa (ore 20), andiamo a salutare il curato (il saluto al curato è, con la messa, una nostra normale abitudine di pellegrini), che ci sorprende raccontandoci che per l'imperatore Carlo V "l'italiano è la lingua degli angeli, il francese è la lingua delle donne, il tedesco quella dei cavalli".
Cena al restaurante-Hostal Casa Concha (=Conchiglia), apre alle 21, menù del dia 8 €.

4° giorno:4 ottobre, giovedì.
Almadén de la Plata - El Real de la Jara. Km 17.

Centrali elettriche ad energia solare.
Querce da ghiande e da sughero. Grandi allevamenti di suini, ovini, bovini.
Castelli musulmani e cristiani. I monaci guerrieri Cavalieri di Santiago.


Percorso bellissimo fra quercie e grandi allevamenti.
Partiamo alle 8.30 perché questa è una delle tappe più brevi. Iniziamo subito a salire ma, arrivati alla Plaza de Toros, Miche ritorna indietro perché è convinto di essersi dimenticato la carta igienica (ma invece era dentro lo zaino).
Riprendiamo a camminare poco prima delle 9.
Fatti 100 m vediamo la centrale elettrica ad energia solare che alimenta il paese (diversi altoparlanti emettono continuamente acuti stridii allo scopo di impedire agli uccelli di appoggiarsi sui pannelli).
Il percorso è bellissimo, il sentiero si snoda fra quercie da ghiande e da sughero, e grandi allevamenti di maiali (cerdo iberico), di pecore e capre, di bovini (anche tori da corrida), di cinghiali (jabalies). Il tutto ovviamente recintato e con cancelli da aprire e chiudere. Si attraversa anche la grande riserva di caccia Arroyo Mateos. Vari sono i torrenti o ruscelli (arroyos) da superare, quindi continui ed abbastanza accentuati sono i saliscendi. Passiamo vicino a 3 scenografiche e imponenti case padronali in stile coloniale (Casa de la Postura, Cortijo El Encinarejo (encina=quercia), Cortijo El Chaparral).
A qualche km dall'arrivo c'è, sotto una quercia, una targa che ricorda José Luis Salvador, che tanto si adoperò per il Cammino.
All'ora di pranzo arriviamo all'albergue municipal di El Real de la Jara (460 m), che è la prima costruzione del paese, nei locali (ben risistemati) dell'ex acquedotto. I due francesi sono già arrivati e sistemati, ci scambiamo calorosi saluti, ma poi non ci incontreremo più fino a domani pomeriggio (che strano!). Un foglio appeso sull'esterno della porta ci informa che è aperto a tutti al prezzo di 8€, ma ai pellegrini ne vengono chiesti solo 4. Consta di 3 stanze da 4 letti (2 castelli per stanza) con disponibilità di cucina. I muri però risentono ancora della loro vecchia destinazione e c'è odore di muffa, che però sparisce dopo aver ben arieggiato; io comunque preferisco dormire nel letto alto (più aria e meno umido). La chiave si trova nell'ufficio turistico in fondo al paese (800 m oltre), vi andiamo, ci registriamo, paghiamo, ci informiamo delle cose da visitare, dell'orario della messa (ma non lo sa), entriamo nella chiesa di S.Bartolomeo, di origine mudejàr, per vedere l'orario delle messe (ma non c'è), chiediamo in giro (ma nessuno sa l'orario), ritorniamo in albergue. Doccia, lavaggi. Alle 14.30 pranziamo(4) alla Mesòn La Cochera.
Il nome del paese (le cui case sono bianche case, come in tutti i paesi dell'Andalusia) è dovuto al Camino Real, la grande via di comunicazione tra Andalusia ed Estremadura prima della attuale strada nazionale N630, che da Siviglia porta ad Oviedo e che noi intersecheremo più volte fino a Montamarta, dove prenderemo la N631.
Il paese è dominato da una collinetta ove si erge maestoso un castello musulmano sec.XII. Un paio di km a nord (attuale confine con l'Estremadura) ci sono le rovine del Castello de la Torres, che fu presidio di confine tra l'Islam e la Cristianità, a suo tempo tenuto dai monaci guerrieri dell'Ordine di Santiago (fondato nel 1170 ne Monasterio de Lojo, a Portomarin).
15.30-18.30 riposo in albergue.
Poi giriamo per il paese. Visitiamo il museo ornitologico. Saliamo al castello facendo il giro delle sue mura, scorgendo nitidamente le vicine miniere di nichel e oro tuttora funzionanti, gustando il vasto panorama montagnoso con le varie tonalità di verde, azzurro, bianco, ocra. A sud c'è l'Andalusia, e un paio di km a nord inizia l'Estremadura… Scendiamo in paese.
Alle 19.45 entriamo in chiesa, ci saranno una ventina di fedeli e la messa sta per finire! Il prete è anziano, si siede e se ne sta immobile per diversi minuti (che si sia addormentato?), una suora tossisce più volte insistentemente (per richiamarlo?), dopo un po' il prete si alza e conclude immediatamente la messa (senza dare la benedizione). In sacrestia il prete ci appare cordiale e simpatico, parla italiano, ci dice che domattina la messa è alle 7.30, gli promettiamo d'andarci.
Cena ore 20.30, sempre alla Cochera, ottima la chuleta de cordero (=agnello).

5° giorno: 5 ottobre, venerdì.
El Real de la Jara - Monesterio. Km 21.

Inizia l'Extremadura. Albergue Turistici e Centri de Interpretaciòn.

I primi 10 km sono piacevoli. Poi tutto è dissestato dai lavori stradali.
Puntuali alle 7.30 (notte fonda) entriamo in chiesa. E' vuota e la messa non c'è. Il curato si scusa, ma ieri sera s'era dimenticato che oggi è il primo venerdì del mese e quindi la messa viene celebrata nel pomeriggio per un gruppo di anziani che viene appositamente.
Facciamo colazione alla Casa de la Cultura, c'è un gruppetto di uomini e anziani.
Usciamo dal paese, passiamo accanto ai ruderi del Castello de las Torres (dei Cavalieri di Santiago), entriamo nella provincia di Salamanca (regione Estremadura). In qualche tratto è evidente la inondazione-devastazione causata dalle piogge torrenziali della scorsa settimana. Comunque i primi 10 km sono piacevoli, il percorso è ondulato in leggera salita e si svolge su strada sterrata delimitata da muretti e recinzioni, con vari attraversamenti di ruscelli. Poi tutto è scompaginato dai lavori dell'autostrada e della nuova National 630.
C'è la nuova e la vecchia ermita di S.Isidro, c'è un vecchio ed un nuovo camping, e c'è anche la vecchia e la nuova National 630.
Alla fine ci sembra più agevole e conveniente abbandonare quei pezzi di cammino che ancora sussistono e camminare senz'altro nella vecchia N 630. Iniziamo la salita del passo Puerto de la Cruz ed in lontananza vediamo i due francesi che invece hanno preferito seguire strettamente il Cammino, che corre parallelo alla N630, ma il loro incedere è così ostacolato che al Puerto de la Cruz (dove il Cammino confluisce nella strada ed inizia il paese di Monesterio) siamo a solo 50 m dietro a loro, e vediamo che uno dei due deve avere qualche problema perché appoggia male un piede a terra.
Sono le 13.30 e non siamo per nulla affaticati, nonostante la salita "…ma allora il periodo di rodaggio è finito, possiamo fin da adesso fare tappe più lunghe, sui 30-35 km!". Con questa convinzione andiamo all'ufficio turistico per vedere se nei prossimi 10-15 km ci sia una possibilità di pernottare. "Impossibile - ci vien risposto - nei prossimi 22 km non c'è nulla di nulla, solo campos".
Infatti l'Extremadura (dal latino Extrema Dorii=all'altra estremità, cioè a sud, del fiume Duero) è considerata terra "estrema" perché di confine col Portogallo e "dura" perché la vita è dura, consiste in altipiani semidisabitati dal clima continentale (è il regno delle pecore). E' estesa circa come la Svizzera.
Così non ci resta che fermarci qui, a Monesterio (740 m) (4.300 ab.). Però il rifugio, gestito dalla Croce Rossa, è chiuso ed allora andiamo al restaurante-Hostal Extremadura che, ci vien detto, dei 4 qui esistenti è il più conveniente (infatti sono solo 12 € a testa per una stanza a due letti con servizi).
Monesterio è il paese più grande finora incontrato. Il suo nome si rifà al monastero fortificato di Nostra Signora de Tendudìa, costruito per celebrare la vittoria dei cristiani sui musulmani nel sec.XV in stile mudejàr, con all'interno preziosi azulejos (ceramiche-piastrelle), che si trova ad alcuni km da qui, sul monte più alto di tutta la provincia. Il paese ha un'importante industria di insaccati e prosciutti di cerdo ibèrico e di cerdo de belota (maiali che si nutrono solo di ghiande, quindi dalla carne più pregiata).
Dopo la doccia e i dovuti lavaggi della biancheria, scendiamo a pranzare nel restaurante(5). Come il solito Miche scruta nei piatti degli altri avventori, ma stavolta scorge un piatto "molto importante". Il cameriere, interrogato, risponde che è porcellino da latte fritto accompagnato da amanita cesarea. "Il miglior fungo esistente al mondo da mangiare solitamente crudo, proprio come fanno loro. In Italia non l'ho mai trovato né mangiato!" sussulta Miche che immediatamente si precipita su quei commensali che non possono far altro che fargliene assaggiare un po'.
Uscendo dal restaurante incrociamo i due francesi, anche loro dormono qua. Ma ancora una volta ci ritroveremo domani pomeriggio!
Ore 15.30- 18 riposo. Quindi andiamo in giro per il paese. Nel negozio di articoli sportivi cerchiamo un asciugamano "tecnico" per Miche. Il proprietario si scusa perché non ce l'ha e anche perché la Croce Rossa, di cui è dirigente, ha chiuso il rifugio per pellegrini e ancora non si sa se e quando verrà riaperto (problemi connessi con l'istituzione degli Albergue Turistici patrocinati dalla Giunta Regionale?)
La Giunta Regionale dell'Extremadura ha svolto una azione di disincentivare gli usuali albergue (comunali o parrocchiali, gratuiti o semigratuiti) per soli peregrini, per provvedere al recupero di strutture prestigiose già esistenti (ex monasteri, ex palazzi, ecc.) e alla loro trasformazione in Albergue Turistico, tutti con lo stesso nome "Alba Plata", aperti a chiunque al prezzo di 10-15 € a notte in camerate con letti a castello e con lenzuola pulite (le lenzuola pulite sono una novità assoluta), generalmente con servizi in comune e con possibilità di preparazione autonoma della prima colazione. Ci possone essere anche camere doppie con servizi.
Mi pare però che in questa maniera il pellegrino viene a perdere un po' della sua identità perché viene conglobato nel gruppo di chi fa trekking, senderismo, naturaleza, deportivo, cioè nel gruppo di chi fa del turismo spartano o a basso costo.
Visitiamo anche il Centro de interpretaciòn de la Via de la Plata (sulla storia e sull'arte di questa grande via di comunicazione tra il nord ed il sud della Spagna, che parte dalle Asturie, attraversa il Lèon e la Castiglia, ed arriva in Andalusia).
La Giunta Provinciale di Salamanca ha sistemato moderni Centri de interpretaciòn (=mostre permanenti, gratuite, con intento didattico, con video, quindi facilmente godibili da tutti) in alcune cittadine lungo la Via de la Plata.
Ore 20.30 andiamo a messa. Sul sagrato della chiesa ci intratteniamo col curato che porge il braccio all'anziana zia di 99 anni e che è stato 4 anni a Roma.
Stasera desideriamo mangiare leggero, per cui chiediamo dove possiamo andare alla barista dell'Hogar de Jubulados (Hogar =Focolare-Circolo, Jubilados =Pensionati). Ci indica il bar Templarios (=dei Templari), e così con 5 € ceniamo con un bel piatto di calamari alla piastra (chipirones a la plancia), contorno e un bicchiere di vino.

6° giorno: 6 ottobre, sabato.
Monesterio - Fuente de Cantos. Km 22.

L'antica via romana e la Ruta de la Plata. Il pittore Francisco Zubaràn.
La politica agraria franchista in Extremadura.


Partenza ore 8. Inizialmente il percorso si snoda tra recinzioni, muri di pietra, boschi di querce, cancelli da aprire e chiudere (limiti delle varie proprietà), corsi d'acqua da attraversare, allevamenti vari di mucche, maiali, pecore.
Dopo 4 ore il paesaggio cambia, diventa molto più aperto perchè non ci sono più alberi, ma colline coltivate e pascoli a perdita d'occhio. Dagli iniziali 750 metri di quota si scende ai 580 di Fuente de Cantos, che si vede già da molto lontano. Nessun centro abitato fino a Fuente de Cantos. Questa è anche una zona di passo per cacciatori, come si evince dalla gran quantità di bottiglie di birra buttate per terra (ma non cartucce perché altrimenti sarebbero multati).
La Giunta Regionale dell'Extremadura ha anche provveduto a segnalare con appositi grossi cubi (di granito o di lamiera, circa 60 cm di lato) il tracciato originario dell'antica via romana (colore verde) e l'attuale Cammino verso Santiago - Via de la Plata - (colore giallo), così da aver chiara la comprensione di dove coincidono e dove differiscono.
I romani, per consolidare, gestire e difendere il loro dominio sulla penisola iberica e sviluppare convenientemente l'economia costruirono la Via ab Emerita Asturicam che da Emerita (l'attuale Merida) raggiungeva Asturica (l'attuale Astorga), successivamente collegarono Emerita con Italica (attuale Siviglia),  collegando quindi il sud con il nord della Spagna.
Nei secoli la Via ab Emerita Asturicam venne denominata Ruta de la Plata: il nome deriva probabilmente dalla parola araba balath (pavimento in pietra), poi inglobata nell'idioma castigliano nel termine blata. La Ruta è sempre stata strettamente legata alla storia della Spagna. Tra l'altro permise i pellegrinaggi a Santiago delle popolazioni del sud. Ancora all'inizio del XIX secolo la Ruta era ancora pressoché integra. Successivamente è stata via via sostituita da più moderne strade che, in gran parte, hanno comunque ricalcato l'antico tracciato. Ora il nome Ruta de la Plata è utilizzato sia dalla carretera nacional 630 che dalla autostrada che, ormai quasi ultimata, corre ad essa parallela.
Arriviamo a Fuente de Cantos (Cantos=pietra) (585 m) (4.900 ab.). Nella guida c'è scritto che l'Ayuntamiento (=il Municipio) offre rifugio, ed allora andiamo dalla Policia Local, che però ci dice che l'unico posto per pellegrini è l'Albergue Turistico nell'ex convento de los frailes de Zubaràn, alle porte del paese.
Prima però andiamo a mangiare (sono le 14.30). Un gentile passante ci accompagna all'altro estremo del paese, nel restaurante-Hostal Extremadura(6).
Potremo proseguire per altri 6,5 km, fino al paese di Calzadilla de los Barros dove c'è un albergue, che però è isolato: dista 1,7 km dal paese (e poi allungare la tappa di oggi non servirebbe granchè per quella di domani, in quanto vogliamo fermarci a Zafra, la migliore cittadina dopo Siviglia) per cui preferiamo fermarci qua.
Andiamo quindi all'Albergue Turistico (10 €), l'ex Convento de los Frailes è stato ristrutturato egregiamente. Vi sono varie camere con 4 posti (2 letti a castello), nella prima ci sono già i francesi, che stanno dormendo, allora noi andiamo nella seconda. Annesso all'albergue (cioè nell'ex chiesa del convento) c'è il Centro de interpretaciòn sul pittore Francisco Zubaràn 1598-1664 (qui nato), che (dopo gli usuali lavaggi ed il riposo) ci facciamo aprire anche col video didattico.
Usciamo alle 19. Ma non riusciamo a comprare niente da mangiare per domani perché qui (ma non altrove) tutti i negozi di alimentari (tiendas de alimentaciòn) sono chiusi al sabato pomeriggio.
La messa è spostata dalla parrocchiale della Virgen de la Granada (Vergine del Melograno) alla ermita della molto venerata Nuestra Señora de la Hermosa (=Graziosa o delle Grazie?), alle ore 20. La chiesa è strapiena poiché la messa è prefestiva, ed al termine diverse persone vanno in sacrestia. Noi aspettiamo un po' prima di parlare col prete (cura).
Ci dice che lui è nato da queste parti, e a questa terra si sente pure affezionato, ma essa è aspra, arida e brulla, specialmente d'estate. Ci precisa però che questo stato attuale è il risultato della politica agraria di Franco; prima anche qui esistevano boschi; lui non li ha mai visti, ma così gli assicura suo padre. Infine ci anticipa che più avanti noi troveremo zone molto più belle e verdi, che ci piaceranno moltissimo più di questa Estremadura.
Ceniamo(7) ancora all'hostal Extremadura, stavolta assieme ai francesi, che sembrano più disposti a stare in compagnia e ci dicono che per quest'anno arriveranno fino a Merida. Assieme a loro rientriamo in Albergue, "A domani", ci diciamo reciprocamente.

7° giorno: 7 ottobre, domenica.
Fuente de Cantos - Calzadilla de los Barros - Puebla de Sancho Pérez - Zafra. Km 26.

Vie pecuarie e cañadas reales.

Partenza 7.45. Percorso sempre su sterrato, complessivamente gradevole, tutto coltivato a vigneti, olivi e seminativi. Qualche difficoltà per il fango nei guadi dei torrenti.

I sentieri che passiamo sono, talvolta, larghissimi con interminabili recizioni da ambo i lati. Questo perché ci troviamo su una antica via di transumanza (via pecuaria). Queste vie sono suddivise in cañada e vereda (una cañada real è larga 75 m, una vereda 21m.).
Lungo queste vie, che si snodano in Spagna per un totale di 125.000 km, esistevano un tempo strutture di servizio, ora quasi scomparse: abbeveratoi, fontane, luoghi di sosta, recinti, ricoveri per la mungitura ed il taglio della lana, dogane per il pagamento di gabelle. La manutenzione e gestione di queste vie fu, per otto secoli, fino a 50 anni fa, regolamentata da leggi anche reali: le greggi dovevano andare dal sud al nord della Spagna e viceversa, anche per 800 km, e dove passavano ci doveva essere sufficiente spazio per pascolare, ma non dovevano invadere i campi, ecco allora spiegate le dimensioni e le recinzioni. A tutt'oggi queste vie non possono in nessun caso essere interrotte od occupate da privati. Recentemente molte cañadas si stanno trasformando in tracciati per escursioni a piedi o in bicicletta.
La Via de la Plata, che stiamo percorrendo, utilizza per molti km anche il tracciato di una vereda e di una cañada Real (oltre che quello della strada romana "ab Emerita Asturicam").
Attraversiamo, dopo 6,5 km, Calzadilla de lo Barros (barro vuol dire fango!), con la sua possente chiesa fortificata e col campanile che sembra la torre di un castello (per un certo tempo fu possesso dei Cavalieri di Santiago). Qui i negozi di alimentari sono aperti e lo erano anche ieri sera.
Dopo altri 15 km eccoci a Puebla de Sancho Pérez (che fu fondata dai Cavalieri di Santiago) dove sostiamo per un boccadillo in una mesòn. C'è ancora qualche casa con i muri fatti di terra. Siamo a soli 4 km da Zafra, che si vede anche direttamente, ma le ambigue o mancanti indicazioni ci portano inutilmente molto fuori direzione.
Per i pellegrini, a Zafra (510 m) (15.000 abitanti), c'è solo l'Albergue Turistico nell'ex convento di S.Francesco. Camera multipla con doccia e lavandino a 15 €; camera doppia con doccia e lavandino a 35 € per due. Vediamo che sono già presenti dei ciclisti ed allora prendiamo la doppia: riposeremo con più tranquillità. Ottimo ma caro. Anche i due francesi, che come al solito partono e arrivano prima di noi, si sono sistemati in una camera doppia.
Lavaggi e riposo. Visita città antica ore 19, quindi cena(8).  
Zafra è un piccolo gioiello. Fondata dagli arabi. Le sue mura sono del sec.XV ed hanno 8 porte d'accesso. C'è la Plaza Grande e la Plaza Chica (Piccola), l'antico Hospital di Santiago (per i pellegrini) ora monastero di suore, la Collegiata della Candelaria, con 9 quadri di Zubaràn, e soprattutto il Castello-Alcàzar dei potenti Duchi di Feria, ora Parador Nacional (ci hanno dato il permesso di entrare nel patio centrale).

8° giorno: 8 ottobre, lunedì.
Zafra -  Los Santos de Maimona - Almazara - Villafranca de los Barros. Km 21.

La futura sede di una grande raffineria. La raccolta dell'uva.

Nell'Albergue la colazione è compresa: ci facciamo pane tostato con margarina e marmellate di vari gusti, latte in polvere, caffè solubile, cereali, tè (riscaldamento con microonde).
Partenza 8.15. Lasciamo Zafra passando per la Torre di S.Francesco (è ciò che rimane del monastero dei francescani). Saliamo la Sierra de los Santos fino all'Alto de San Cristobal per discendere a Los Santos de Maimona (prima del paese vediamo l'albergue nel bosco), con la bella chiesa di Nostra Signora degli Angeli. Entriamo in comune per farci apporre il sello.
Il percorso è vario e molto bello, così come il tempo. Subito ci sono piccole proprietà ben curate, poi ci sono zone estensive con olivi giovani ove però l'erba è alta e secca, sintomo di abbandono. La spiegazione sta forse nel progetto di installare tra breve, in questi luoghi, un impianto di raffineria petrolifera (lo comprendiamo dalle scritte rivolte ai pellegrini). Infine tanti vigneti, e ci facciamo una tale scorpacciata di uva che saltiamo il pranzo. Nelle grandi distese di vigneti stanno raccogliendo l'uva.
La raccolta dell'uva offre a Miche il pretesto per informarsi sul tipo di uva, su quanti trattamenti vengono fatti, sul fatto che i tralci vadano all'insù o all'ingiù, sull'opportunità o meno di una raccolta meccanizzata, sulla qualità del vino che sarà prodotto, sulle caratteristiche della terra, sulle modalità delle cooperative ecc. ecc. ecc. e anche sui danni provocati dalle grandi piogge di fine settembre. Se non c'è nessuno a cui chiedere (il che capita spessissimo) allora Miche deve stabilire queste informazioni assaggiando direttamente l'uva.
Io invece m'interesso all'uva (e la raccolgo) solo quando ho voglia di mangiarne (sputando però sempre tutte le buccie e tutti i semi, cosa che fa sorridere Miche).
Ad Almazara (il sentiero passa a 300 m di distanza) c'è un Albergue Turistico non sempre aperto.
Stiamo per entrare a Villafranca de los Barros (=fango) (410 m) (12.500 ab.) quando un componente dell'associazione amici di Santiago si ferma con l'auto per darci la pianta del paese col piano di attraversamento e i punti per dormire e mangiare. L'alloggio più conveniente è alla Mesòn los Amigos (nessuna insegna, né l'ombra di una scritta o almeno una targhetta o il nome sul campanello!) dalla signora Paqui che subito ci nega la possibilità e ci indica un'altra Pensiòn. Salutiamo e ci allontaniamo. Fatti 500 m arriva in auto suo marito che ci riporta indietro perché la moglie ha trovato una soluzione. Aspettiamo che la signora Paqui pulisca la stanza (12€), poi ci sistemiamo. Sono le 15.
Lavati e riposati, facciamo un giretto in centro. Incrociamo i due francesi che hanno scelto un alloggio migliore del nostro (19€)… ma è l'ultima volta che ci vediamo!
Vorremmo sellare la credenziale nella sede degli Amici di Santiago, ma la sede è chiusa, allora ci rivolgiamo sia al bar che al parroco. Il parroco è molto impegnato con un gruppo di ragazzini in sacrestia, ed appena comprende che siamo italiani ci dice di non essere mai stato in Italia (è il primo tra i preti incontrati a non essere stato in Italia) e che il giorno prima è passato un pellegrino prete italiano (la cosa ci incuriosisce molto). Facciamo acquisti  per domani (per 26 km non ci sarà nulla di nulla). Miche non trova ancora l'asciugamano "tecnico", che gli manca. Messa alle 20.30 nella chiesa (La Vergine della Valle). Cena(9) al ristorante Hotel*** Diana.

9° giorno: 9 ottobre, martedì.
Villafranca de los Barros - Torremejia. Km 27.

Gli uliveti. La semina dell'aglio.

Partiti alle 7.45. Cerchiamo una panetteria, ma è tutto chiuso (mangeremo pane vecchio). Usciamo dal paese passando prima per la graziosa e molto venerata ermita de la Coronada (Madonna della Corona) e poi per il Collegio dei Gesuiti, ove tocca farci  largo tra gli studenti che alle 8 iniziano la scuola.  Seguiamo quindi il percorso indicatoci dal signore di ieri, ma dopo 10 km ci rendiamo conto che ci ha fatto allungare il cammino di circa 3 km e non riusciamo a comprenderne il motivo (che sia perché c'era terreno ancora alluvionato? mistero!).
La tappa comunque è lunga ma bella, lunghissimi tratti di sentiero perfettamente rettilinei (a destra la linea elettrica ad alta tensione, a sinistra il gasdotto), camminiamo sempre tra distese di vigneti (altra grande scorpacciata di uva) e di olivi (stanno raccogliendo le olive da mensa).
Naturalmente Miche deve sempre sapere la varietà degli ulivi (Piqual, Manzanilla, Arbequina, ecc.), se sono coltivate per produrre olio o per la mensa, quali sono le loro qualità organolettiche, ecc. ecc. Inoltre ogni volta che andiamo in un ristorante deve, prima di mangiare, assaggiare l'olio (lo versa su un pezzetto di pane) per sapere se è o meno di qualità e di che livello. A me invece gli uliveti piace solo vederli.
Pranziamo (pane e uva) verso le 13, seduti sopra un tombino dell'acquedotto. Poco dopo ci incuriosisce vedere un grande trattore che semina l'aglio a macchina.
Per raggiungere Torremejia bisogna passare nel tunnel sotto la ferrovia, ma è tutto allagato, allora saliamo la scarpata, attraversiamo la linea ferrata e ridiscendiamo dalla parte opposta, ci troviamo però a dover attraversare un campo che è un pantano di fango di terra rossa, al termine del quale abbiamo il nostro bel da fare per pulirci le scarpe.
A Torremejia (290 m) arriviamo alle 15. Veniamo a sapere che l'Albergue è aperto solo d'estate.
L'Albergue si trova nel restaurato Palazzo Mexia. Curioso è il fatto che, quando fu costruito, i muratori conglobarono nelle pareti esterne pezzi di stele e di statue romane trovate nei dintorni (e tuttora si trovano là).
Decidiamo allora di rivolgerci alla policia local (i pellegrini in difficoltà si appoggiano sempre alla polizia). La stazione di polizia è chiusa, apre fra mezz'ora, ci mettiamo ad aspettare. Ma subito arriva un'auto della polizia e quindi mi rivolgo al poliziotto, chiedendo indicazioni utili. "Noi abbiamo un ricovero per pellegrini, ma non mi sembra adatto a voi: è sporco e si può dormire solo per terra. Potete andare a Merida col bus, dove c'è l'albergue, e ritornare qui domatina per riprendere il cammino. L'alternativa è alloggiare all'Hostal Millennium". Naturalmente andiamo all'Hostal Millennium (17,5 € a testa, in camera doppia con servizi).
Nella chiesa non c'è la messa, perché c'è stata questa mattina.  
Cena(10) al ristorante dello stesso Hostal.

10° giorno: 10 ottobre, mercoledì.
Torremejia - Merida - El Carrascalejo - Aljucén. Km 33.

Merida, città romana Patrimonio dell'Umanità.
L'acquedotto romano ed il grande embalse romano.


Partenza ore 7,30. Partiamo così presto (buio notte per mezz'ora buona) per poter avere più tempo disponibile per visitare l'importante città di Merida. L'alba è magnifica e mi fermo più volte per gustare questi momenti che la natura ci offre.
A Merida arriviamo verso le 11, dopo aver percorso di buon passo poco più di 16 km, attraversando un ambiente del tutto analogo a quello di ieri (vigneti e terreni coltivati). Il tempo è sempre bello ed il sole splende.
Merida (200 m)(49.500 ab.), fondata da Augusto nel 25 a.C. col nome di Emerita Augusta, è la città romana per eccellenza della Via de la Plata e Patrimonio dell'Umanità (Unesco, 1993). Il primo tratto della strada lastricata costruita dai romani collegava appunto Merida con Astorga (Asturica Augusta, fondata da Augusto nel 14 a.C.), al nord. Si entra (da sud) attraversando il ponte romano più lungo di tutto l'impero (costruito sopra il fiume Guadiana), e poi ci sono il teatro e l'anfiteatro romani, il tempio di Diana, l'arco di Traiano. Si sale lungo la Calle del Calvario, ove c'è una fontana romana. Si discende il colle uscendo dalla città (in direzione nord) ammirando i 792 m di lunghezza del grandioso e molto scenografico acquedotto detto "dei Miracoli" perché la sua costruzione sembrò un miracolo. C'è poi la basilica del sec.V di S.Eulalia di Merida (molto venerata assieme a S.Lucrezia), ed un secondo ponte romano (sopra un affluente del Guadiana).
Nella cattedrale, dove ci siamo fatti apporre il sello, ci vien detto che il prete pellegrino si chiama don Mario ed ha qui celebrato la messa ieri sera alle 20 (prima o poi lo prenderemo?).
Prima di uscire dalla città ci fermiamo in un bar a mangiare un boccadillo e bere una bibita (5€), il barista ci racconta che in aprile pure lui è andato a Santiago da qui, impiegandoci 24 giorni (noi ne impiegheremo 26), e ci offre un assaggio di cotenna di maiale fritta nell'olio (ma è troppo croccante: è dura come il vetro).
I lavori in corso hanno fatto sparire le indicazioni del cammino, chiediamo in giro e ci indicano sempre di prendere la statale (evidentemente non sono conoscitori del cammino). Noi ci orientiamo a naso e poco dopo ritroviamo le frecce.
Per strade asfaltate secondarie saliamo fino all'Embalse di Proserpina (embalse=invaso), cioè al lago artificiale costruito dai romani sotto Augusto (il più grande del mondo romano) come presa per l'acquedotto di Merida (che dista 6-7 km), e tuttora serve allo stesso scopo. D'estate è un centro di sport, di scampagnate, di bagni, e di camping, adesso non c'è nessuno. Sotto la tettoia di un bar (chiuso) sulla spiaggia ci riposiamo e mangiamo un panino (il nostro solito pranzo). Vediamo quindi tutte le opere romane di canalizzazione, fatte per convogliare l'acqua nel lago.
Il cammino diventa poi sterrato, leggermente ondulato e serpeggiante tra lecci e macchia mediterranea abbastanza diradata, con qualche allevamento di maiali, pecore, bovini, non ci sono coltivazioni. Il tutto emana una dolcezza quasi struggente (questo è l'ambiente naturale nel quale più degli altri mi piace andare).
Dopo El Carrascalejo (quattro case e la massiccia chiesa della Consolazione con portale rinascentista), scendiamo al paesino (150 abitanti, 267 m) di Aljucén (ore 16,30).
Entrando in paese vediamo una casa azzurra, è la sede delle terme romane recentissimamente ripristinate e la cui inaugurazione avverrà fra qualche giorno. Nella piazzetta c'è un piccolo monumento (il primo) in onore del pellegrino.
L'albergue è privato (10 €), gestito da giovani volontarie piene di entusiasmo, di idee, di realizzazioni (e che mi sembrano saper far bene i loro affari, approffittando un pò della situazione). Sono cointeressate alle terme romane, hanno anche la casa rural dove affittano camere e dove per i pellegrini fanno anche la cena (consistente di due primi, un postre, acqua e vino, a ben 9€).
Nell'albergue troviamo altri 5 pellegrini, che erano partiti da Siviglia qualche giorno prima di noi. I 5 pellegrini sono: 2 spagnoli (Paco di Gran Canaria e Paco di Barcellona), 1 inglese (Conrad) e una coppia olandese, che ci accolgono offrendoci del vino, comperato nell'unico negozio, aperto solo fino alle 14 (ma qui in Extremadura l'orario dei negozi è lasciato libero?). Stamane sono partiti da Merida, sono arrivati attorno alle 13, si sono già comperati quanto serve per farsi la cena stasera.
Conrad è un inglese, ha 75 anni, ci tiene far sapere che è di Londra, e che il nome gli è stato praticamente imposto dalla balia tedesca. Nulla ci dice di cosa faceva quando lavorava. Negli ultimi anni ha fatto l'hospitalero nell'albergue inglese di Miraz, lungo il Cammino del Nord (l'anno scorso ci siamo stati anche noi, ma lui non c'era), per un totale di 12 settimane. L'altr'anno ha percorso la seconda metà della Via de la Plata, da Salamanca a Santiago, ed ora vuol percorrere la prima parte, fino a Salamanca. Effettua tratti a piedi e tratti in bus. Parla uno spagnolo con l'accento spiccatamente inglese.
A Conrad risulta che don Mario si è fermato a Merida (così l'abbiamo superato senza incontrarlo) ma che prenderà il bus fino ad Alcuescar (così lui ci supera nuovamente di 1 giorno).
Poco dopo le ospitalere arrivano raggianti, una con lo spumante, l'altra con un trofeo: è il 1°premio ricevuto oggi  tra 80 progetti di imprenditoria rurale. Brindiamo alla loro attività.
Poi ci aprono la chiesa, anche questa dedicata alla Consolazione (il parroco non c'è). L'architettura esterna, squadrata e compatta, è templare, l'interno è gotico ("da noi protestanti, in Olanda, non ci sono tutti questi santi" mi dice sottovoce l'olandese). Stasera però le due hospitalere non ci sono perché vanno a Merida, quindi per cenare non ci resta che accettare l'unica cosa che offre l'unico bar aperto: un panino con dentro semplice frittata semifredda e una bibita (5€).
Quando rientriamo in albergue vediamo che sono tutti un po' alticci, specialmente Conrad (che dorme in stanza con noi) e Paco di Barcellona (che dorme con l'altro Paco). La coppia olandese dorme nella terza stanza.
Oggi mi sento proprio contento, perché quella di oggi è stata una normale tappa "tipica", cioè del tipo che preferirei aver sempre da fare. Infatti è stata sufficientemente lunga (33 km) da impegnare pienamente tutto il giorno (nelle tappe brevi si cammina solo mezza giornata, e per me è troppo poco perché poi bisogna arrabbattarsi per far passare il tempo), a mezzogiorno ho mangiato un panino (quindi niente restaurante), ho camminato per lo più per strade secondarie e sentieri, ho attraversato ambienti naturali semplici, ho visitato una città piena di storia e sono entrato nella sua cattedrale, ho fatto qualche incontro con gente del posto, ho conosciuto altri pellegrini di altre nazioni e ora mi trovo in un piccolo paesino fuori dalle rotte turistiche ed anche l'albergue è a misura di pellegrino, non di turista.

11° giorno: 11 ottobre, giovedì.
Aljucén - Alcuéscar. Km 22.

Il Paco di Gran Canaria, e gli altri pellegrini.
La Congregazione degli Schiavi di Maria e dei Poveri.


Partiamo presto, alle 7,30. Si inizia camminando sulla carretera (=strada asfaltata) e, quando il cammino se ne distacca, veniamo raggiunti da Paco di Canaria che ha deciso di stare sempre assieme a noi (e così sarà per i prossimi 9 giorni).
Paco (così in Spagna è chiamato dagli amici chi ha nome Francesco) è croupier in un casinò di Gran Canaria. Ha una decina d'anni meno di noi. E' basso di statura, cammina con un buon passo spedito, trotterellando. Ogni due ore di cammino (o meno, se il percorso è duro) deve fare sui 15 minuti di sosta (anche a noi va bene così). Cammina sempre e solo con i pantaloni lunghi, ma arrivato a destinazione indossa sempre e solo i pantaloni corti (esattamente il contrario di noi). Ha un bastone di legno che tiene sistematicamente orizzontale al terreno, col braccio che oscilla avanti e indietro (noi invece procediamo a passo alternato con i due bastoncini ben puntati a terra).
Parla molto, ma non è invadente, anzi è sempre rispettoso e discreto. Si trova bene con Miche, il quale è un noto attacca-bottoni con tutti. Ma nell'attaccare-bottoni con tutti, Paco lo surclassa nettamente. Quasi ogni giorno telefona col cellulare alla figlia sposata (ma della moglie non ha fatto verbo!), al nipotino (di cui è orgogliosissimo), alla sorella (che talvolta gli muove qualche rimprovero non so su cosa), ad un conterraneo che sta facendo il cammino francès; poi ci sono le altre occasionali telefonate. Ha già comperato i primi oggetti-ricordo: una normale campanella di pecora per lui, una più piccola per sua figlia, una piccolissima per il nipotino. E' un bevitore di vino e di birra (anche ieri sera l'abbiamo constatato), ma, ha tenuto a precisare, nei giorni in cui lavora beve rigorosamente solo acqua. In tutti i bar e ristoranti deve sempre lasciare piccole mance, che chiama propine (abitudine connaturata al suo lavoro?). Siccome è spagnolo crede di conoscere ogni cosa che riguarda la Spagna (ma ovviamente non è sempre così), comunque non insiste mai troppo.
Ieri sera mi ha colpito la sua religiosità: in chiesa e di fronte agli altari s'è inginocchiato sempre con entrambi i ginocchi a terra (e sarà l'unico pellegrino che verrà sempre a messa con noi). Ha già percorso due volte il Cammino francés. E' partito da Siviglia tre giorni prima di noi, ma a causa delle note piogge torrenziali ha preso tanta acqua, s'è dovuto fermare, ha rotto le scarpe, ne ha comprate di nuove, ma queste non sono valide, tant'è vero che ha le vesciche ai piedi e si deve fermare spesso per sistemare le fasciature e i cerotti delle dita dei piedi (ma noi lo aspettiamo tranquillamente, non abbiamo fretta). Le prime tappe le ha percorse con una spagnola che s'è inzuppata talmente da prendersi una bronchite così forte che, quando era a Monesterio, ha dovuto tornare a casa, pur essendo medico. Gli altri quattro pellegrini che c'erano nell'albergue li ha incontrati solo l'altra sera a Merida. Lui conta di arrivare a piedi con noi fino a Salamanca, quindi prendere il bus per inserirsi nel Camino francès ad Astorga o forse a Cacabelos o a Villafranca del Bierzo, in modo da giungere a Santiago per il 30 di questo mese.
Ci sono ora 20 km di percorso solitario, con molte più salite che discese, in un ambiente di meseta con boschi di querce (encinas), senza coltivazioni e con allevamenti di pecore (e con cancelli da aprire e chiudere).
Superata la Croce di S.Giovanni (o Cruz del niño muerto) arriviamo alla sommità del Colle del Calvario da cui la vista spazia nella sottostante vasta piatta mesetica. Il cammino prosegue a sinistra, ma noi deviamo a destra, verso Alcuéscar (450 m), dove pernotteremo nella casa della Congregazione degli Schiavi di Maria e dei Poveri (religiosi in tonaca nera con larga fascia blu in vita). Domattina ci ricongiungeremo nuovamente col cammino.
Prima però dobbiamo mangiare ed un passante ci consiglia la Mesòn Alejandr (11). Sono le 15, che per gli spagnoli è un normalissimo orario di pranzo, anzi siamo i primi commensali, gli altri 4-5 tavoli si riempiono poco dopo.
La casa degli Schiavi di Maria è un grande complesso ben curato. Un settore è il seminario della loro Congregazione (simpatici ed espansivi i loro seminaristi), un altro settore offre adeguata assistenza continua con alloggio a vari bisognosi, anche mentali; per i pellegrini hanno riservato una zona cui accudisce un hospitalero (giapponese!); da poco è stato chiuso il Collegio (scuole medie e superiori) con convitto interno; hanno anche della campagna che provvedono a coltivare, producono vino, frutta, ortaggi.
Arrivano anche i due olandesi e Conrad (andranno a mangiare più tardi) e così l'ospitalero ci sistema noi due con Conrad in una stanza, la coppia olandese nella seconda e Paco nella terza (ha chiesto se possibile essere da solo perché molto stanco a causa delle vesciche ai piedi). Però verso sera arriverà un francese (che oggi ha percorso 39 km partendo da Merida) che dormirà in stanza con Paco e russerà tutta la notte.
Parlando con Conrad veniamo a sapere che il Paco di Barcellona, dopo aver passato una notte tormentata a causa delle libagioni di ieri sera, si è alzato tardi ed ha preso il bus fino alla città di Càceres, che è due giorni avanti a noi (e così non lo vedremo più).
La messa è alle 16,30 e Miche la fa celebrare per Raffaella (come trigesimo). Il celebrante è don Ferdinando (36 anni) ed è presente tutta la comunità religiosa, noi e Paco. Al termine tutti si stringono intorno a Miche, commosso e piangente.
Poi andiamo a visitare il centro del paese, che conta varie case signorili, tra cui quella che fu la Casa della Encomienda dell'Ordine di Santiago (=Casa della Commenda, sede del Commendatore, cioè la Casa Provinciale). Nel punto più alto del paese si trova la chiesa dell'Assunzione, di origine templare. Acquistiamo gli alimentari per domani (che è il 12 ottobre, festa nazionale spagnola, in quanto Madonna del Pilar e anche scoperta dell'America, quindi non sappiamo se i negozi saranno aperti).
In farmacia chiedo se in paese c'è un massaggiatore (dopo 11 giorni di cammino un bel massaggio, fatto bene, ci vorrebbe!). Mi indicano di chiedere di Valentìn el correo (=il postino) la cui figlia è l'unica massaggiatrice, che però si rivela del tutto inesperta (in pratica per 50 minuti non ha fatto altro che frizionarmi con l'olio), credo che se ne sia resa conto, mi chiede solo 6 €.
Gli Schiavi di Maria offrono anche una ottima cena(12). Prima cenano i pellegrini (noi due, Paco, la coppia olandese, Conrad, il francese) con l'hospitalero giapponese (un'unica tavolata già preparata), poi cenano loro. L'hospitalero porta il carrello con i pentoloni, io con l'aiuto di Miche distribuisco le porzioni e al termine raccolgo piatti e stoviglie riponendo il tutto nel carrello mentre Miche, Paco, e i due olandesi puliscono la tavola, poi Paco (che nel frattempo rompe la brocca dell'acqua) e l'olandese lavano e asciugano piatti e pentole (Paco, sottovoce, con una punta di rabbia, mi dice "pare impossibile ma è sempre così: francesi ed inglesi non aiutano mai").  
Per l'alloggio, la cena e una piccola colazione domattina (pane-burro-marmellata) viene chiesto solo un donativo (offerta libera). Diamo 10 € a testa.

12° giorno: 12 ottobre, venerdì.
Alcuéscar - Casas de Don Antonio - Aldea de Cano - Valdesalor. Km 28.

I miliari romani, le mansio e i ponti romani. Le aquile, predatrici delle greggi.
Percorrere distanze doppie facendo metà fatica.


Noi e Paco partiamo alle 8. Il francese (che è sempre stato per conto suo) se ne è andato da qualche minuto e per qualche ora si manterrà 100 m davanti a noi.
Uscendo dal paese il cammino passa in mezzo a tante piccole proprietà malamente tenute (brutto da vedere). Poi aride distese mesetiche.
Oggi è il primo giorno di apertura della caccia, sentiamo un diffuso latrare di cani e alcune auto di cacciatori sono ferme sul sentiero, altre ci superano.
Dopo 10 km siamo entriamo a Casas de Don Antonio con un bel ponte medioevale di origine romana, sostiamo nell'area pic-nic. Gli olandesi ci superano, il francese lo perdiamo di vista. All'uscita del paese c'è la Ermita de la Vergine del Pilar con una piazzetta dove è stato sistemato una specie di museo all'aperto, ci sono vari macchinari che attirano la nostra curiosità (mole di granito, presse, puleggie, ecc.). Casas de Don Antonio, distando 25 miglia romane era la prima "mansio" (tappa, punto di sosta) della strada romana, partendo da Merida verso Astorga. E qui abbiamo visto il primo miliario originale. Diversi altri ce ne saranno anche nei prossimi giorni.
Sulle strade romane, a distanza di 20/25 miglia romane (cioè 30/35 km, corrispondenti grosso modo ad una tappa giornaliera) vennero costruite le "mansio" o "mansiones", stazioni di tappa per l'accoglienza, il riposo ed il pernottamento dei viaggiatori e degli animali da trasporto, fornite dei necessari servizi. Attorno a queste mansiones si svilupparono spesso paesi e città.
Naturalmente fu necessaria la costruzione di ponti: rimangono ancora oggi i ponti romani a Merida, Valdesalor, Salamanca, ecc.
Dopo altri 6 km, siamo a 500 m da Aldea de Cano, raggiungiamo gli olandesi che ci salutano perché si fermano qui (c'è un albergue). Domani (sabato) raggiungeranno Càceres e domenica ritorneranno in Olanda, negli anni prossimi percorreranno altri tratti della Via de la Plata, fino al suo completamento.
Qualche km più in là c'è un altro ponte medioevale, ad una arcata, piccolo ma elegante. Vediamo che il francese è seduto per terra e ne sta facendo un bel disegno con la penna stilografica sulla sua agenda-diario-di-viaggio. Questo francese è grande e grosso come un bisonte, ha le mani che sembrano due badili, ma è un artista! Sbirciando da sopra le spalle vedo che nello scrivere il suo diario ha anche una bella calligrafia. Noi 3 proseguiamo, lui continua il suo disegno.
Ad un certo punto il sentiero attraversa la pista in terra battuta di un piccolo aeroclub-aeroporto civile (aeròdromo de la Cervera) privo di qualsiasi recinto. Mi assicuro che non ci siano aerei in fase di decollo o atterraggio (saranno dentro gli hangar?), in aria c'è solo un aeromodello che fa mirabolanti evoluzioni e 4 aquile che volano lente a cerchio. Sono proprio sulla verticale di un grosso gregge di pecore che sta pascolando appena fuori del campo di volo, sono pronte a ghermire qualche agnello, ma pastore e cani fanno buona guardia. In effetti prima del campo di volo abbiamo visto, con una certa sorpresa, qualche carcassa di pecora: che siano state prese dalle aquile?
Un terzo ponte, romano, sul vecchio letto del rio Salor, a ben 12 piccole arcate, ci conduce a Valdesalor (390 m). E' un paese abbastanza atipico, perché sorto poco dopo il 1950, al seguito della colonizzazione agraria voluta da Franco.
All'Hogar del Pensionista, unico bar aperto, chiediamo informazioni su dove un pellegrino può pernottare, ci madano a casa dell'alcalde (sindaco) che viene di persona ad aprirci l'Ayuntamiento (Municipio) e ci sistema nella Sala Consigliare con dei materassini da palestra per terra. Non ci dà nessuna chiave perchè "quando uscite, e anche stanotte, lasciate pure la porta aperta, non c'è problema!". Poi ci raccomanda di lasciare il municipio domattina prima delle 8, perché alle 8,30 aprono gli uffici. Per il pranzo ci suggerisce il ristorante della gasolinera lungo la N630. Vi andiamo, ma è strapieno di gente e non fa menù del dia per la festività odierna, prendiamo allora un plato combinado da 8,50 €, con acqua vino e caffè (che inspiegabilmente ci costano altri 5 €).
Doccia ottima e breve riposo. Non arriva nessun altro pellegrino (dove saranno il francese e Conrad?).
Sono ormai già 4 giorni che il riposo pomeridiano è del tutto diverso dal quello dei  giorni precedenti. Infatti mi distendo semplicemente a letto per una mezz'ora (o anche no), senza prendere sonno, prima invece appena mi buttavo a letto cadevo in un sonno profondo per qualche ora. Evidentemente sono "entrato a regime", ed è un sottile piacere vedere che il corpo è ormai perfettamente allenato. Mi ci son voluti 8 giorni durante i quali la media giornaliera è stata di 22,4 km al giorno (col massimo di 30 km al terzo giorno, perché non si poteva fare altrimenti). Dal nono giorno in poi, fino alla fine del cammino, la media - come vedremo -  salirà a 29,4 km al giorno (con un massimo di 37 km al terz'ultimo giorno).
In altre parole adesso, rispetto ai primi giorni, posso percorrere distanze quasi doppie facendo quasi metà fatica!
Ore 19 messa in sacrestia, sono presenti 11 donne e noi 3 pellegrini. Al termine compare don Isidro, prete diocesano predicatore intercontinentale, 4 volte all'anno predica in Italia, è pure guaritore. Ci ha imposto le mani sulla testa, anche se aveva un braccio appeso al collo. Verrà a Padova il 9 dicembre prossimo (a S.Leopoldo). Al suo seguito ha 2 segretarie e suo fratello.
Ceniamo(13) all'Hogar del Pensionista, e siamo ancora seduti quando, verso le 22, inizia ad arrivare gente a frotte. La barista ci spiega che sta per iniziare una tombola cui partecipa mezzo paese. Comprendiamo che avrebbe piacere che lasciassimo libero il tavolo e così andiamo a dormire, avendo però l'avvertenza di tener chiusa la porta d'ingresso del municipio appoggiandovi una panca.

13° giorno: 13 ottobre, sabato.
Valdesalor - Càceres - Casar de Càceres. Km 24.

Càceres, città medioevale Patrimonio dell'Umanità. Le cicogne.
Gli embalse: grandi riserve di acqua del periodo franchista.


Partenza ore 8. Dapprima 4 km di carretera (la N 630) e poi una bella meseta di pascolo e seminativi, con un piccolo colle (Puerto de las Camellas) da superare, ma siamo sempre attorno ai 480 m di quota. Dopo 12 km arriviamo a Càceres (450 m.) (82.000 ab.). Sono da poco passate le 10. In periferia vediamo molti nidi di cicogne (sul tetto di una chiesa ne abbiamo contati ben 12). La presenza di cicogne è frequentissima lungo il cammino. I nidi sono prevalentemente sulla sommità di campanili e tralicci.
Càceres è una città graziosa, fondata nel sec.I a.C. Dichiarata Patrimonio dell'Umanità (Unesco, 1986) per il centro storico medioevale, alto sulla sommità della collina.
Qui finalmente Miche riesce a trovare l'asciugamano "tecnico" che cercava (13€).
Nella Plaza Major incontriamo Conrad venuto in bus; oggi si ferma qua, domani vedrà cosa fare ("ma quello non è un pellegrino, - mi dice sottovoce Paco - quello fa un "turismo economico"!).
All'esterno della chiesa di S.Juan c'è un gruppo in bronzo "ricordo dei lebbrosi e degli incappucciati"; nel centro della piazza antistante c'è la statua in bronzo "omaggio alla venditrice di giornali". Passiamo per la Cattedrale, quindi per la cittadella medioevale (sello), la chiesa di Santiago (un secondo sello) e la Plaza de Toros. Lungo una strada vediamo grandi preparativi per un matrimonio (oggi è sabato).
Poi altri 12 km di tutto asfalto, camminando sul ciglio della strada di gran traffico, le scarpate ai lati sembrano immondezzai.
Bellissimo è il viale alberato con giardini e fontane all'entrata nel paese di Casar de Caceres (370 m) (4.000 abitanti). Al bar-restaurante Majuca ci fanno aspettare un pò per darci la chiave dell'albergue (avevano tanti clienti). L'albergue è in Plaza de Espagna, di fronte all'Ayuntamiento. Muri umidi ma pulito e complessivamente bello (30 posti). Oggi per pranzo abbiamo mangiato un panino per strada e uno in albergue.
Nel 139 a.C. il console romano Quinto Servilio ottenne la vittoria definitiva sul barbaro lusitano Virato, fondò Castra Servilia poco lontano da qua, ed iniziò la costruzione del primo tratto di strada romana in Spagna.
Lavati e riposati. Arriva il francese (ma non ci racconta niente!). Paco resta nell'albergue perché è stanco. Miche ed io usciamo e alle 18.30 andiamo a messa nella chiesa parrocchiale dell'Assunzione. C'è un matrimonio (boda) molto affollato e con enorme sfoggio di meravigliosi vestiti appariscenti e di gran moda. Per i canti c'è una corale di 33 elementi. Noi ci sediamo nell'ultimo banco in fondo, ci sentiamo un po' pesci fuor d'acqua.
Andiamo poi a fare acquisti alimentari in un negozio (che è aperto 24 ore su 24). Vorremmo comperare anche una torta di formaggio cremoso di pecora (dicono che è squisita, ed il paese è noto per questa specialità), ma la confezione minima è di mezzo kg, per cui rinunciamo. Vediamo l'embalse per acqua potabile di questa zona.
Gli embalse per l'acqua potabile (ne incontriamo veramente tanti durante questo cammino) sono stati forse l'unico grande merito della dittatura di Franco. Non sono altro che sbarramenti di corsi d'acqua, cioè laghi artificiali, dove l'acqua dolce viene trattenuta per essere successivamente potabilizzata. Ve ne sono moltissimi in tutto il centro-sud della Spagna, anche di enormi dimensioni. In tal modo è stato risolto il problema della sete e della irrigazione.
Però l'acqua sa di muffa e, al mio palato è poco gradevole. Anche agli spagnoli stessi fa più o meno il medesimo effetto, e nei negozi è normale vedere taniche di 5 litri di acqua minerale naturale. Nei primi giorni avevo leggeri disturbi intestinali, che sono spariti appena mi son messo a bere acqua minerale naturale. Per questo motivo ho sempre comperato acqua finchè siamo arrivati in Galizia. Miche invece, che non aveva questo problema, si era imposto di berla, sicuro perché trattata.
All'ora di cena ci ritroviamo con Paco ed col francese al restaurante Majuca(14) .
Il francese è un bretone, si chiama Francìs. Parla in modo duro e gutturale (tanto che capire il suo francese è per me molto difficile). In spagnolo non riesce a spiaccicare una parola e comprende quasi zero; però con Conrad parlava speditamente inglese (ma ancora una volta, a causa del suo accento, io non riuscivo a capire quasi niente), inoltre dimostra di conoscere l'arabo. Ora è pensionato, ma prima era in marina ed ha fatto l'accademia navale. Dimostra di essere molto forte, e sovente fa tappe di 40-50 km, insomma è uno dei pochi che il cammino riesce a farlo alla media di 40 km al giorno.

14° giorno: 14 ottobre, domenica.
Casar de Càceres - Cañaveral. Km 34.

Una visione dell'infinito. Differenza tra peregrinare e fare trekking.

Partiamo con Paco alle ore 8; il francese come al solito è partito prima di noi. Usciamo dal paese passando accanto alla ermita di Santiago.
Stamattina l'alba è quasi infuocata, somiglia di più a un tramonto!
Il sentiero inizia a salire e poco dopo arriviamo alla sommità da dove inizia un altopiano.
La visione è stupenda, una delle migliori di tutto il cammino. Alla vibrante luce dell'alba lo sguardo spazia a 360 gradi per una profondità di 80-100 km, fino alle lontane catene montuose che si confondono col cielo. Mi sembra di possedere l'infinito (altro che il Leopardi, che ha bisogno di una siepe per il suo infinito!)
E camminiamo così per chilometri, in leggerissima discesa, lungo una secolare via di transumanza (cañada) rimanendo sempre sul crinale di colline larghissime e molto basse.
Poi si scende definitivamente. Lungo il sentiero ci sono dei miliari dell'antica strada romana. Bisogna anche aprire e chiudere qualche cancello che delimita riserve di caccia e allevamenti. Lasciamo a sinistra l'Embalse dell'Espino. Per 5 km costeggiamo la finca La Higuera dove c'è il migliore allevamento di tori da corrida di Spagna, quello di Vitorino Martìn (è amico di Fabio Capello, il quale qui è venuto spesso). Superiamo anche un grande allevamento di pecore ed arriviamo a 20 m dalla N 630, che conviene senz'altro prendere, perché il sentiero, pur costeggiandola, è  tutto un ripido "su e giù" ed eccessivamente tortuoso "dentro e fuori" per le vallette.
Questi sentieri sono ottimi per chi fa trekking (per i quali evitare la carretera è fondamentale, e allungare il percorso non ha alcuna importanza); ma per me pellegrino-di-lunghe-distanze e con una meta da raggiungere lontana diverse settimane, la linea retta ha un pregio maggiore.
Arriviamo infine al grande Embalse de Alcàntara, formato dal fiume Tajo (il Tago, che sfocia a Lisbona), con la Torre Floripes che spunta dall'acqua ed il ponte romano di Alcònetar qui traslato quando fu costruita la diga che inondò il fondovalle.
A fianco della strada c'è ancha la linea ferroviaria ed una stazioncina isolata da tutto. Vediamo passare due treni (o meglio due trenini, moderni, che sembrano due tram)
Qui c'è pure un Albergue Turistico e l'hospitalero ci suggerisce di andare a Cañaveral lungo la carretera, perché dista 9 km, mentre lungo il sentiero sono 12 km, con in più salite e discese molto ripide (quindi per la carretera si fa molto meno fatica e si risparmia almeno 1 ora di tempo, anche se ovviamente è più monotona).  
La strada risale la valle compiendo una curva dopo l'altra. Stavolta Paco s'è messo a camminare molto più veloce del solito, Miche lo segue. A me però non va di forzare cambiando ritmo, né d'altra parte mi pare simpatico chiedere loro di rallentare. Allora aumento la mia andatura solo di un poco e curo di "tagliare" al massimo le curve, camminando opportunamente ora a destra ora a sinistra (il traffico è quasi inesistente), mentre loro tengono giustamente sempre il lato sinistro. In questo modo mi distacco solo molto poco da loro e mi faccio subito sotto non appena sostano un istante per osservare un albero, un fiore, uno scorcio di paesaggio, ecc.
Alle 15,30 arriviamo a Cañaveral (350 m). Le chiavi dell'albergue ci vengono date all'Hostal Malaga, in fondo al paese. L'albergue è un normale appartamento con 7 letti in 3 stanze. Per l'acqua calda interviene il gestore dell'hostal cambiando la bombola del gas ormai esaurita, dopo che io avevo fatto una doccia fredda. Il francese Francìs arriva dopo oltre 1 ora; sempre scorbutico.
Nel paese c'è ben poco. La chiesa di santa Catalina (Caterina) è chiusa.
Per la cena(15) andiamo, con Paco e con Francìs, in centro paese, al bar-restaurante Asador Vilar de Cañaveral perché, anche se più caro (il menù del dia costa 12 €, contro i 7 € dell'hostal Malaga), Paco dai suoi colloqui ha deciso che era di gran lunga il migliore (e lui doveva festeggiare un qualcosa che non ha voluto dirci, tant'è vero che s'è fatto portare un menù extra da 26 €).

15° giorno: 15 ottobre, lunedì.
Cañaveral - Grimaldo - Galisteo. Km 29.

La colazione e il pranzo durante il cammino.
Ciclisti imprevidenti e ciclisti tecnologici superattrezzati.


Partenza ore 8. Francìs è già uscito, e di lui non ne sapremo più nulla per qualche settimana.
Miche stavolta fa colazione all'hostal Malaga (3,5 €, un boccadillo con jamon).
Normalmente Miche non fa colazione. Ma talvolta gli piace andare a prendere qualcosa di salato al bar. A metà mattinata poi gli piacerebbe mangiare, ogni tanto, una empanada o una tortilla o delle tapas, accompagnate magari da un bicchiere di vino o da una birra piccola. Per pranzo non disdegnerebbe un piatto caldo in un restaurante. Tutto ciò poteva essere fatto lungo il Camino francès, ma qui è più problematico per i grandi spazi disabitati.
Io invece procuro di essere sempre autonomo sia per colazione che per pranzo. Faccio sempre colazione: latte condensato e caffè solubile in una tazza di acqua possibilmente calda, dove inzuppo un pane intero. Per pranzo ho con me un panino (con affettato o formaggio o formaggini o tonno), talvolta un pomodoro, una carota, un frutto o un dolcetto, infine una tazza di caffè solubile; il tutto acquistato il pomeriggio precedente. In fondo allo zaino ho inoltre 6 barrette di "pasto sostitutivo" per ipotetici "casi di emergenza", che peraltro capitano di sicuro 1 o 2 volte per ogni cammino.
Da Cañaveral procediamo direttamente lungo la carretera (ci è stato detto che la prima parte del sentiero è difficile e subito dopo i lavori per l'autostrada hanno sconvolto il resto del tracciato). Saliamo al passo Puerto de los Castaños (510 m) e scendiamo a Grimaldo (quasi 9 km), dove pure c'è un albergue.
Un pellegrino spagnolo ciclista è mezzo disperato perché ha bucato e non ha nulla per riparare (penso che col tempo imparerà!).
Poi prendiamo il sentiero che è molto bello, ma è spazzato da un vento forte, sempre fra piccoli allevamenti, il tutto è recintato, tanti cancelli, attraversamenti di ruscelli, prati che si fanno sempre più verdi, boschi di roveri, l'embalse de Riolobos (totale altri 20 km).
L'arrivo a Galisteo (285 m) (2.000 ab.) (ore 14,30) è bello: il sentiero scende dolcemente nel fondovalle dal quale si eleva una collinetta sulla cui sommità si erge l'imponente muraglia araba che racchiude il paese (spessa 3 metri, alta 11 m, con 4 porte).  
Ci fermiamo al primo bar "dell'Emigrante". Miche e Paco completano il pranzo (cioè i panini mangiati per strada) con due birre e bocconcini vari, io con un cafè con leche. Chiaccherando vien fuori che hanno 3 stanze da affittare, e per una con 3 letti ci fanno 7,5 € a testa. Pensiamo che la sistemazione sia senz'altro migliore di quella possibile nell'albergue. Accettiamo subito.
Il paese dentro le mura non ha niente di particolare. La poderosa chiesa ha un interno armonioso (possiamo entrare solo perché un gruppo di donne la sta aprendo per dire il rosario fra di loro, in quanto oggi il curato non viene qui a Galisteo), c'è un affresco sotto restauro (i due restauratori sono della città di Zamora).
A cena siamo a tavola con Conrad e 2 ciclisti catalani (e in quanto catalani, dicono loro, sono poco spagnoli). Conrad è arrivato in bus (e anche domani andrà in bus), è andato nell'albergue ma lo ha visto talmente mal ridotto che è venuto via e dorme nella seconda stanza, mentre nella terza dormono i due ciclisti (sono attrezzati col navigatore satellitare; hanno bici molto belle, da 4.000 €; quattro mesi uno dei due è stato derubato di una bici identica, a casa).

16° giorno: 16 ottobre, martedì.
Galisteo - Aldehuela - Carcaboso - Venta Quemada - Oliva de Plasencia. Km 30.

Usciamo dal cammino per 6 km.

Quest'oggi non seguiamo quanto indicato dalla guida. Il motivo è che qui c'è un tratto di 39 km dove non c'è niente di niente, e noi vogliamo fare al massimo 36 km in un giorno, non di più. Abbiamo pertanto deciso di uscire dal cammino per ben 6 km, andando a dormire nell'Albergue Turistico di Oliva de Plasencia.
La guida infatti propone di restare sempre nel cammino, con le prossime tappe così scandite:
1-Galisteo-Carcaboso (km 11)              2-Carcaboso-Aldeanueva (km.39)
3-Aldeanueva-Baños-Calzada(km.22,5) 4-Calzada-Fuenterroble(km.20,5)
Un'alternativa valida potrebbe essere uscire di soli 2 km dal cammino (all'Hostal Asturias):
1-Galisteo-Carcaboso (km 11)            2-Carcaboso-Hostal Asturias  (Km 28)
3-Hostal-Aldeanueva-Baños(km.24) 4-Baños-Calzada-Fuenterroble (km.33)
Ma noi preferiamo quanto segue (così anche guadagnamo 1 giorno su quanto preventivato):
1-Galisteo-Carcaboso-Oliva (km 30) 2-Oliva-Aldeanueva-Baños (km 36)
3-Baños-Calzada-Fuenterroble (km 33)
Ben sapendo che, in caso di difficoltà, potremo sempre dormire ad Aldeanueva e a Calzada.
Partiamo alle 8. Usciamo da Galisteo attraversando il ponte medioevale sopra il fiume Rio Jerte. La prima parte è lungo stradine secondarie asfaltate, passiamo per Aldehuela del Jerte e raggiungiamo Carcaboso.
Piccola località dove alcune case spiccano per essere rivestite di mattonelle e ceramiche, mentre nella piazza l'attenzione è attirata da alcuni "miliari" romani variamente disseminati, ed anche incorporati nelle mura esterne della chiesa dedicata a Santiago.
C'è poi un tratto veramente stupendo di 8-10 km di bosco di querce da ghiande (encinas) e querce da sughero (alcornoques), con un sottobosco d'un verde intenso, adibito a pascolo per le mucche nere, quelle dei tori da corrida. Naturalmente molti sono i recinti ed i cancelli da aprire e chiudere.
Arrivati alla località di Venta Quemada (costituita da una sola grande casona), abbandoniamo il cammino e c'incamminiamo lungo la strada asfaltata che in 6 km porta ad Oliva de Plasencia. C'è un certo traffico, ed essendo usciti dal cammino ci sentiamo autorizzati a fare autostop, ma ogni tentativo fallisce. Allora Paco telefona alla signora Monica (l'hospitalera alla quale ieri aveva chiesto se l'albergue era aperto, tel. 647.40.18.77) che manda Flores, il marito, con un grosso pic-up a prenderci e che ci apre l'albergue. Flores fa l'agricoltore, alleva pecore (ne ha 500), per il trasporto non vuole niente, ma noi gli diamo 10 €. Gli chiediamo poi se domattina potrebbe pure riportarci sul cammino (da Oliva fino a Càparra a piedi sono 5 km, e potremo risparmiarli), ci risponde che non può, e che per arrivare a Càparra la strada fa un lungo giro di 12 km.
L'Albergo Turistico di Oliva de Plasencia (400 m) (255 ab.) è molto bello, si tratta di una vecchia casa padronale ristrutturata. Ci sistemiamo in una stanza a tre letti, possiamo usare un bagno a testa.
Dopo aver fatto la doccia e aver disteso al sole la biancheria lavata, piombo in un sonno così profondo che non sento Miche e Paco quando escono per andare a fare un giro per il paese e alla messa (ore 18.30), celebrata dal parroco (cura) che ha 80 anni.
Ceniamo(16) alle 20.30, all'Hogar del Pensionista, gestito dalla signora Monica. Il cielo al tramonto s'era rannuvolato ed ora piove abbastanza intensamente. La cosa ci preoccupa perché abbiamo saputo che nella zona di Valencia c'è appena stata una grande perturbazione con enormi danni e anche qualche morto. Non vorremmo che la perturbazione che è passata di là, ora arrivasse fin qua.
Osservo i due bambini di Flores e Monica che dapprima continuano a giocare in un tavolo accanto al nostro e poi cenano con i genitori: sono molto sereni e sempre sorridenti, dimostrano impegno in quel che fanno e sollecita ubbidienza ai genitori (sono bravi loro o bravi i genitori o entrambi?).
Prima di uscire, Flores (impietositosi dalla pioggia?) ci dice che domattina alle 8 ci porta a Càparra. Sotto la pioggia, di corsa perché non abbiamo niente da ripararci, ritorniamo in albergue.
Miche sistema il fastidioso tichettìo dei suoi bastoncini battendo opportunamente col martello e punteruolo che Flores gli aveva dato (ma non riesce a combinare granchè).
Poi viene la Monica che timbra le credenziali e riscuote i 15€ del pernottamento. Prima di andare a letto beviamo un liquore prendendolo dal mobile-bar (è compreso nel prezzo, così come la prima colazione che ci faremo domattina). Accendiamo un poco la tv (c'è anche la tv!), le previsioni del tempo preannunciano che domani è bello (…ma allora la pioggia di stasera è solo "la coda" della grande perturbazione che ha colpito la zona di Valencia, …col tempo, finora, siamo proprio fortunati!).

17° giorno: 17 ottobre, mercoledì.
Oliva de Plasencia-Càparra-Aldeanueva - Baños de Montemayor.  -Km 36.

L'arco romano quadriforme.
Il paese di Santa Rosa da Lima.


Partenza in auto alle ore 8 precise. Dopo un quarto d'ora siamo sul Cammino, a Càparra (a Flores, con i ringraziamenti diamo, ovviamente, altri 10 €).
Vediamo l'imponente arco romano quadriforme, simbolo della Via della Plata in Extremadura, e tutto il sito archeologico della città romana di Càparra.
Proseguiamo per 4-5 km immersi in un paesaggio analogo a quello di ieri, con la novità che qui irrigano anche i prati tenuti a pascolo (altro che i pascoli brulli e sassosi di una settimana fa). Poi si prende una strada asfaltata priva di traffico. Quindi nuovamente un sentiero che ci porta (ore 13.30) ad Aldeanueva del Cammino. Le case di questo paese si caratterizzano per la presenza dei ballatoi.
A questo punto Paco, sempre con i piedi doloranti per le vesciche, decide di prendersi del riposo, avrà così modo anche di sistemare gli occhiali, che aveva schiacciati quando vi si era seduto sopra. Prende allora l'autobus per Hervàs, che è la più vicina città in cui c'è un ottico, là dormirà stasera, e domani conta di raggiungerci a Fuenterroble de Salvatierra. Prima però va a mangiare in un restaurante. Noi invece pranziamo con un panino, seduti sulla panchina a lato della chiesa (che è chiusa). Riprendiamo a camminare alle 14.15, sempre sull'asfalto della N630.
Dopo due ore arriviamo a Baños de Montemayor (700 m), ultimo paese dell'Extremadura (da domattina saremo in Castiglia). L'ingresso al paese avviene camminando sulla tanto pubblicizzata strada romana "ben conservata". Vediamo che il tracciato è di certo quello originale, ma di "ben conservato" non c'è nient'altro, in quanto per terra ci sono normali ciotoli messi di recente.
Il paese è una moderna stazione di bagni termali-curativi, già noti in epoca romana (della quale si conservano i resti).
Passiamo di fronte alla ex chiesa della Assunzione (ora ospita una scuola di canto). Una targa ricorda che di questo paese era la famiglia di santa Rosa da Lima, patrona del Sud-America, dei giardinieri e dei fiorai. Ci facciamo porre il sello all'ayuntamiento.
Non c'è più l'albergue parrocchiale e neppure quello municipale, indicati nella guida. Sono stati chiusi perché ora c'è l'Albergue Turistico "Alba Plata", che apre alle 16, ma sulla porta c'è scritto, con le scuse per il disagio, che oggi apre alle 16,30, ma in effetti l'apertura avviene alle 17.30, dopo che dall'ufficio turistico abbiamo fatto telefonare all'hospitalero (la scusa del ritardo: l'auto dal meccanico). L'Albergue (12€) è molto bello, in una camera da quattro ci siamo noi due, in un'altra stanza c'è Conrad, l'inglese, ancora una volta arrivato in autobus. Nello stesso stabile c'è un Centro de interpretacion de la Via de la Plata che, ovviamente, visitiamo (è quasi uguale a quello di Monesterio).
Visto che siamo in una stazione termale, io vorrei dei massaggi, ma per oggi è tutto pieno. Miche va in farmacia e acquista finalmente un sonnifero Dormidina (così di notte riuscirà a riposare sufficientemente), poi va in un negozio: gli serve un paio di mutande, non trova quelle che ritiene giuste, ciononostante la commessa insiste oltremisura e gliene vende un paio, lui ritorna in albergue, se le prova, non vanno bene, ritorna nel negozio per cambiarle con un altro paio, ci riesce ma con molta difficoltà. Poi però risulteranno enormi tanto che le lascierà alla Caritas. Messa alle ore 20.
Cena(17) assieme a Conrad (è l'ultima volta, non lo vedremo mai più).

18° giorno: 18 ottobre, giovedì.
Baños de Montemayor - Béjar - Valdelacasa - Fuenterroble de Salvatierra. Km 33.

Entriamo in Castiglia. Il ponte della Maddalena e il fiume Corpo dell'Uomo.
Tre mesetas. Due sacerdoti eccezionali e tre pellegrini particolari.


Partenza ore 8. Tempo bello ma freddo. Tappa abbastanza lunga, con tre livelli di mesetas.
Salita immediata, alquanto ripida, passando per la calzada romana ricostruita, fino al passo Puerto de Béjar (900 m), che segna il confine tra Extremadura e Castiglia (dal latino castellum, castro). Lì c'è anche l'omonimo paesino. Discesa dolce, lungo un largo sentiero che si snoda in mezzo a castagni e noci (sembra tipico delle nostre montagne), fino al fondovalle (663 m) dove il ponte de la Malena (=Magdalena, Maddalena) passa sopra il fiume Cuerpo de Hombre (Corpo dell'Uomo),…la Maddalena passa sopra il corpo dell'Uomo!?… Il cielo è limpido, l'aria è molto fresca, all'ombra fa decisamente freddo, ma in pieno sole se ne avverte il benefico tepore. Si sale fino a Calzada de Béjar (790 m). Da qui si attraversa una prima meseta (altopiano) che sembra estendersi a perdita d'occhio fino a Valverde de Valdelacasa. Poi una nuova salita ed una seconda meseta fino a Valdelacasa (950 m). Infine una leggera salitella con una terza meseta fino a Fuenterroble de Salvatierra. In queste mesete gli alberi tipici sono i frassini e i roveri, anziché le querce (encinas) come nei giorni passati.
Calzada de Béjar è un paesino dove non sempre i muri e i pilastri che sostengono i poggioli sono esattamente verticali! Qui facciamo una prima sosta e un primo spuntino. Anche a Valverde ci fermiamo, sul muretto di cinta della chiesa di Santiago, per fare uno spuntino. Uno del luogo ci avverte di fare attenzione al cane che, dice, già ha azzannato qualche pellegrino. Un ciclista pellegrino ci supera trasmettendoci i saluti di Paco di Canaria che è vari km dietro di noi e che conta di raggiungerci stasera a Fuenterroble.
Arriviamo a Fuenterroble de Salvatierra (260 ab.) alle 16, siamo in ombra, fa freddo (anche perché siamo sui 950 m di quota), e così fa proprio piacere entrare nella sala-cucina della canonica (che è anche albergue per peregrini) ove nel camino c'è un fuoco scoppiettante.
L'Albergue è molto grande (60 posti), si trova nella grande canonica ed il parroco chiede solo una offerta libera (donativo). Per un sacco di motivi è uno dei posti più accoglienti del Cammino.
Il parroco è don Blas (Biagio) Rodrìguez Boyero, ed è semplicemente eccezionale! E' un vulcano di idee che riesce a realizzare perché ha doti di organizzatore, imprenditore, lavoratore, pubblicista, raccoglitore di fondi, ed anche sa come far intervenire gli enti pubblici. Da solo regge quattro parrocchie e insegna religione nelle scuole. Ogni anno organizza pellegrinaggi settimanali nazionali su carri trainati da asini. È l'ideatore di molteplici iniziative per promuovere la Via de la Plata, è uno dei presentatori della guida spagnola e provvede al restauro di beni architettonici e alla realizzazione di un suo personale Parco de la calzada romana, con una ricostruzione ad uso didattico di come i romani costruivano le strade. È un efficace predicatore e le sue catechesi non sono convenzionali (in chiesa c'è una decina di statue, scolpite in legno dietro sue indicazioni e trasportabili sui carri, che servono per la Catechesi della Luce, per i pellegrinaggi nazionali e per le annuali Rogazioni effettuate nel territorio). La sua canonica-albergue è ricca di pannelli con frasi edificanti, icone del cammino, e di molti affreschi moderni (sempre da lui ispirati) su Cristo, la Madonna, i Santi. Infine è ovviamente il gestore dell'albergue e quotidianamente intrattiene i pellegrini.
Ecco due sue frasi: "essere pellegrino è la condizione innata dell'uomo" e "c'è bisogno di alcuni don Chisciotte che si scaglino contro la pelle secca di un mondo troppo razionale, apatico e freddo".
L'aiutante di don Blas è di Barcellona e ci comunica che l'orario della messa è variabile tra le 17 e le 19, perché il parroco al pomeriggio è sempre in giro (con una macchina rosso-Ferrari, regalatagli da suo fratello) e non si sa quando arriva; però venti minuti prima di arrivare lo chiama al cellulare, e lui suona la campanella per avvisare i fedeli della messa imminente.
Finalmente, nell'albergue, raggiungiamo e quindi conosciamo il pellegrino don Mario (ci sono anche altri tre nuovi pellegrini: due di Canaria ed un francese).
Don Mario è piccolo di statura, ha ben 75 anni, e per questo è decisamente ammirevole. Ha già fatto due volte il Cammino francés ed ora va a Santiago da solo, passando per Astorga. Carattere deciso e volitivo, sbrigativo nei suoi giudizi (che talvolta sono piuttosto opinabili), gli piace andare per la sua strada (sia in senso figurato che in senso letterale), gli disturba un po' se qualcuno esprime pareri diversi dai suoi, è poco disposto a mettersi in discussione o a confrontarsi con altri.
Appena terminate le presentazioni ci esprime il suo forte disappunto sulla guida italiana, perché qualche tappa proposta è assolutamente troppo lunga (ma la lunghezza delle tappe non è certo una cosa vincolante per nessuno, dico io) ed inoltre lì è scritto che l'albergue di Calzada de Béjar è scadente, mentre lui che ci ha dormito può testimoniare che è ottimo (a nulla vale che io abbia osservato che la guida è stata scritta almeno un anno fa).
Non facciamo neanche in tempo a terminare con calma la doccia ed i lavaggi, che don Mario ci chiama perchè va subito a dir messa nella Ermita con don Blas (che col cellulare ha telefonato che sta per arrivare). Ci vestiamo pesante perché fa freddo. Nella fredda chiesa oltre a tutti noi pellegrini (nel frattempo è arrivato anche Paco di Canaria) ci sono due donne e tre bambini. Al termine della messa don Blas dà la particolare benedizione ai pellegrini (è l'unica che riceviamo in tutto il Cammino), poi ci accompagna nella parrocchiale (recentemente restaurata all'interno e all'esterno) e ci spiega diffusamente la Catechesi della Luce (mentre ci illustra le relative statue). Ci dice infine che la sua cucina è a nostra disposizione (ma tutti noi preferiamo andare a cena assieme, nell'unico restaurante del paese) e che ci aspetta domattina per la colazione e per il saluto prima della partenza.
A cena (il riscaldamento è acceso) i tre nuovi pellegrini ci dicono di essere parenti fra loro, perché il francese è cugino di uno di Canaria (le loro madri sono sorelle), e la sorella di quest'ultimo ha sposato l'altro di Canaria. Da diversi anni hanno la ammirevole abitudine di passare una decina di giorni di ferie assieme, facendo tratti di Cammino. Così hanno già percorso il Cammino francés per intero, e quest'anno percorrono il tratto Cacéres-Zamora. Paco non li conosceva, ma il fratello di uno di loro lavora assieme a lui (quanti intrecci!).
Di ritorno dalla cena troviamo don Blas che sta dando il grasso alle parti di cuoio di una ventina o più di bardature e finiture di asini; deve farlo perché sono state lavate oggi e non devono seccare.


19° giorno: 19 ottobre, venerdì.
Fuenterroble de Salvatierra - S.Pedro de Rozados. Km 30.

Nebbia fitta e freddo umido. Centrali eoliche.

Siamo (io, Miche, Paco) gli ultimi a partire, dopo aver fatto colazione con quello che offriva la canonica ed aver salutato don Blas. Sono le ore 8. C'è una nebbia fittissima ed un freddo umido.
Percorriamo la meseta con lunghissimi ed interminabili tratturi rettilinei (è un tratto di una delle larghissime vie di transumanza), sul tracciato della calzada romana. In un querceto c'imbattiamo improvvisamente in un grosso cerdo (maiale) maschio adulto con le zanne, evidentemente s'è perso. Prendiamo don Mario e raggiungiamo pure gli altri tre. Intanto la nebbia si dissolve ed il sole ci riscalda un pò. Poi ci sgraniamo lungo la salita (bosco fitto) che porta sulla sommità (1150 m) del monte Pico de la Dueña (=Donna, Signora, Padrona), dove è istallata una delle tante centrali eoliche (pare impossibile che una singola pala sia lunga 36 m). C'è anche una Croce di Santiago. Lo sguardo spazia lontano. La discesa, non lunghissima, è ripida e sassosa.
Abituato ai sentieri dolomitici, trovo divertente fare questa discesa: scendo velocemente, caracollando opportunamente sui sassi, ammortizzando l'impatto col terreno e  mantenendomi con elasticità in equilibrio dinamico. Anche Miche va giù bene. Gli altri invece ad ogni passo vogliono sentirsi ben piantati a terra, vogliono cioè essere in equilibrio statico. Per questo trovano la discesa difficile e molto faticosa. Evidentemente non hanno pratica di montagna.
Raggiunta la carretera, la seguiamo per 14 km, nei suoi lunghissimi rettilinei d'asfalto, inframmezzati da diverse secche curve a gomito (dovute al fatto di costeggiare proprietà private, come quella del grande allevamento di maiali iberici all'Arroyo de los Mendigos =torrente dei mendicanti). Per don Mario questo tratto è invece tutto curve con inframmezzati dei rettilinei, contestando ancora una volta quanto scritto nella guida italiana (e anche quanto detto da noi).
Finora abbiamo percorso 500 km da Siviglia, quindi siamo a metà strada del nostro cammino!!!
Arriviamo a San Pedro de Rozados (970 m) (340 ab.), una delle prime case è l'albergue privato "Il Miliario" (8€, con le lenzuola). Consta di due stanze da 4 letti ciascuna (2 castelli). Facciamo i turni per l'unico bagno.
Don Mario s'informa per dire la messa, il prete non risiede qua, e chi funge da sacrestano gli apre la chiesa e resta con noi, ma non suona la campanella per cui nessuno in paese sa che c'è la messa.
Cena ottima al bar El Moreno, ove tutti e sette facciamo una bella tavolata e ci servono con molta cordialità e abbondanza(18).

20° giorno: 20 ottobre, sabato.
S.Pedro de Rozados - Morille - Miranda - Salamanca. Km 25.

Una volpe. Grandi pascoli e grosse querce.
Salamanca, città rinascimentale Patrimonio dell'Umanità.


Partiamo alle 8, con Paco e don Mario; i tre cugini ci seguono poco dopo.
Appena fuori del paese scorgiamo, sul margine del sentiero, una volpe che non vuol perdere la sua postazione di caccia, infatti si allontana di poco solo quando le siamo molto vicini, per ritornarvi immediatamente appena siamo passati (pensiamo che difficilmente avrà vita lunga, con tutti i cacciatori che ci sono in giro).
L'erba piena di brina indica che la temperatura è al di sotto dello zero; anche il sole tarda a venire per riscaldare l'aria, tanto che rimaniamo vestiti pesante fin verso mezzogiorno.
A Morille entriamo nell'albergue comunale: un'unica stanza pulita e calda con tre letti a castello.
Poi c'è tutta una zona di pascoli, con bellissime grosse querce.
Il cammino passa poi a 300 m da Miranda de Azàn. Sulle 11 facciamo uno spuntino tutti e sette assieme, e anche una serie di foto ricordo fra di noi.
Fiancheggiamo una centrale elettrica a energia solare, con i soliti altoparlanti che emettono suoni atti ad impedire che gli uccelli si appoggino sui pannelli. Poi 10 km di meseta coltivata a grano, che d'estate si trasforma in un forno ma adesso è piacevole. In questi 10 km c'è un albero solo!
Dalla cima di un monticello ci appare la città di Salamanca (800 m) (160.000 ab.); è costruita sopra un'altura e la sua cattedrale spicca alta sulla sommità.
Città dichiarata Patrimonio dell'Umanità (Unesco, 1988) per il suo prezioso ed aristocratico centro storico: la vasta e molto raffinata Plaza Mayor; l'Università, la più antica di Spagna (1218), famosissima anche ai tempi di Cristoforo Colombo che qui fu convocato; la Cattedrale Vecchia e quella Nuova; i Palazzi medioevali e rinascimentali (Casa de las Conchas =conchiglie).
Una rana è il simbolo di Salamanca, ce n'è una scolpita sulla facciata dell'edificio dell'Università e si dice che riuscire ad individuarla tra le tante figure porta bene: chi la trova potrà, a sua scelta, sposarsi entro un anno, ritornare a Salamanca o superare con successo i suoi esami...  
Il cammino fa un tortuoso aggiramento necessario per farci entrare in città dal ponte romano sopra il Rio Tormes. Alle 14 siamo davanti al nuovo albergue de peregrinos, che però apre alle 17. Paco fa qualche telefonata per sentire se sia possibile trovare una soluzione alternativa, ma non c'è possibilità di alloggio per peregrini. Don Mario è l'unico che non vuole attendere e decide di proseguire da solo verso un prossimo paese. Nessun altro invece vuole perdere l'occasione di visitare la città. I tre cugini s'allontanano per conto loro.
Noi, con Paco, andiamo a mangiare al ristorante indicatoci da uno studente di passaggio, non mangiamo niente di buon (19). Lasciamo gli zaini nel ristorante e facciamo un giretto nella zona pedonale. Ci meraviglia l'enorme numero di studenti che circola (dopotutto è sabato pomeriggio). Chiediamo inutilmente il sello all'università pontificia, lo facciamo alla cattedrale, che visitiamo per bene.
Alle 17 siamo all'albergue (4 € con prima colazione, 16 letti), ottima ristrutturazione di un vecchio edificio comunicante con l'orto botanico (Huerto de Calixto y Melibea), dentro le alte mura del centro storico, dietro la cattedrale. Ci sono ben due hospitaleri stabili.
Doccia, lavatura indumenti e loro asciugatura con la secadora gratuita.
Io e Miche poi usciamo, saliamo sul trenino turistico e facciamo un giro per la città e i sobborghi (3,5€, durata 20'). Messa nella parrocchiale di S.Stefano. Cena nel restaurante iraniano(20).
Rientriamo in albergue e vediamo che oltre a noi sette, ci sono altri tre nuovi pellegrini, tutti spagnoli: un ciclista ed una coppia a piedi, che qui termina il suo cammino per quest'anno.

21° giorno: 21 ottobre, domenica.
Salamanca - Aldeaseca - Vanduciel - El Cubo de la Tierra del Vino. Km 36.

Le scarpe si rompono: grosso problema.
In Castiglia la Via de la Plata è anche Sentiero per la Pace.


Partiamo alle 8, dopo aver salutato definitivamente Paco che, come da suo programma, oggi prenderà il bus fino a Cacabelos, sul cammino francés, in modo da giungere a Santiago per il 30 di questo mese.
Tutti i 36 km del percorso odierno li facciamo sulla N630 e tutto sommato non ne siamo dispiaciuti, infatti di giorno feriale sarebbe una cosa terribile, ma oggi è domenica ed il traffico è decisamente molto scarso, e anche la temperatura è fresca.
Un tentativo di seguire il cammino fallisce a causa dei grandi lavori per l'autovia (ma ci sono sempre tanti lavori dappertutto!), allora ritorniamo sulla nazionale nello stesso momento nel quale arrivano i tre cugini, ci salutiamo e ci scambiamo qualche impressione sulla pratica impossibilità odierna di percorrere il sentiero. Poi loro rimangono indietro, e lo resteranno definitivamente perché non li rivedremo più. Addio anche a loro!!
Superiamo Aldeaseca de Armuña. Attraversiamo terreni tutti coltivati, vediamo lavori agricoli di aratura e semina anche oggi che è festa (forse per recuperare la settimana delle piogge equatoriali). Passiamo per Calzada de Valdunciel (albergue comunal con 16 posti). Da qui, per 20 km, non ci sarà più niente.
Pranziamo all'ombra di una encina. Sento che i piedi sono affaticati e mi levo le scarpe, nel levarmele ho una brutta sorpresa: hanno iniziato a rompersi! Con queste scarpe ho già percorso circa 800 km e speravo potessero durare per tutta la Via de la Plata. Domani arriviamo a Zamora, è una città grande, ed allora me ne comprerò un paio di nuove (…con tutte le grosse incognite del caso!).
Imponenti sono le coltivazioni di grano effettuate su campi dalla forma perfettamente circolare perché irrigati per mezzo di carrelli che descrivono cerchi di 400 m di raggio.
Per il resto nulla, salvo passare a 50 m dall'imponente prigione di massima sicurezza di Topas, ovviamente isolatissima da tutto, fuorchè dalla N630.
Lasciamo la provincia di Salamanca ed entriamo in quella di Zamora (nella regione del Lèon).
Arriviamo a El Cubo de la Tierra del Vino (840 m)(434 ab) alle 16.45. Scambiamo, come al solito, due parole con le prime persone che incontriamo.
In genere, tanto per iniziare, chiediamo se gli ostelli ed i posti dove mangiare indicati dalla guida esistono ancora, dove si trovano, se sono aperti e qual'è l'orario di apertura.
Stavolta uno dei due ci dice che sua moglie è l'hospitalera dell'albergue municipale e che se vogliamo andare lì ce la chiama subito per farcelo aprire.
Esiste però anche un piccolo albergue parrocchiale e noi optiamo per questo perché pensiamo che don Mario si trovi là. Così è infatti: è a letto che si sta riposando da un paio d'ore. Si alza, va a fare un giro per il paese e ritorna con accenti trionfanti: in Formula 1 si sta correndo l'ultimo Gran Premio della stagione e Raikonnen con la Ferrari sta inaspettatamente  vincendo il titolo mondiale!
L'albergue è l'ex ufficio parrocchiale attaccato alla chiesa: una stanza con 3 letti bassi, 2 a castello, ed un bagno, per noi tre è perfetto (4€).
In questo piccolo paese il prete non c'è perché ammalato e nessuno può aprire la chiesa, quindi anche don Mario oggi non dice messa.
Sul muro esterno della chiesa vediamo che:
La "Fondazione Ramos de Castro per lo studio e la promozione dell'uomo", i "Paesi in difesa della Via de la Plata"
e gli "Amici del Cammino di Santiago di Zamora"
,
hanno posto (come vedremo nei giorni successivi in tutti i paesi della provincia di Zamora attraversati dalla Via de la Plata), una  grossa placa, cioè una grossa lastra di pietra (diversa per ogni paese) nella quale è scolpito un pensiero rivolto al Peregrino. Il tema generale sviluppato è la Pace in tutte le sue sfacettature. In ogni lastra c'è scritto:
Via de la Plata - Camino de Santiago -
Radice dell'Europa - Sentiero per la pace

Segue poi un riferimento al luogo specifico, e si conclude con un messaggio rivolto sempre al Peregrino (chiamato col nome generico di Caminante).
Qui il messaggio invita ad affannarci per il valori umani. Infatti sta scritto:
In questi luoghi, nei quali la gente si affanna giorno dopo giorno, ci fu una città antica. Passò il cartaginese Annibale con i suoi elefanti nel 220 a.C., si ubicò la mansione romana di Sabarìa, ed vi furono altri avvenimenti storici che lasciarono la loro traccia e attirarono popoli.
Che anche tu, pellegrino-caminante, qualunque siano i passi della tua vita, ogni giorno abbia ad affannarti nei valori umani.
Nella lastra, infine, c'è un bassorilievo inerente al tema specifico trattato.
In questo piccolo paese di domenica si può mangiare solo tapas o un plato combinado, nel bar. Ma la nostra hospitalera ci indirizza dalla signora Carmen che, a casa sua, ci dà da mangiare ottimamente(21). Anche don Mario viene con noi, dapprima dice che deve tenersi leggero e che mangerà solo insalata, poi però mangia tutto anche lui.

22° giorno: 22 ottobre, lunedì.
El Cubo de la Tierra del Vino - Morales - Zamora. Km 33.

Infiammazione al tendine della gamba. Zamora città romanica, e S.Atilano.

Partiamo alle 8 con don Mario, ma ci dividiamo subito (e per un paio di settimane non ci vedremo più neppure con lui) perché io preferisco sforzare il meno possibile le mie scarpe rotte, e così vado per la carretera N630 (ma oggi però è lunedì ed il traffico è intenso…), ed ovviamente Miche viene con me.
L'alba è splendida, fa molto freddo infatti siamo di qualche grado sotto zero. Solo dopo le 11 riusciamo a scaldarci entrando nell'unico bar aperto di tutto il percorso. Ci rinfocilliamo un po'. Sulle 13 mangiamo pane con le mele, le noci ed i pomodori appena raccolti lungo la strada.
Dopo Morales del Vino, ad ormai solo 4 km da Zamora, stiamo per raggiungere l'ermita del Cristo de Morales quando avverto un acuto dolore al grande tendine anteriore della gamba destra: è il segnale inequivocabile di una tendinite (dovuta alle scarpe rotte? o mi sarebbe venuta ugualmente?). Mi fermo, prendo un antinfiammatorio (dopo aver smozzicato un po' di pane a protezione dello stomaco), mi friziono la zona dolente con crema antinfiammatoria, aspetto, non avverto nessun miglioramento. Allora faccio autostop ad un'auto che s'è fermata all'incrocio, salgo (Miche prosegue a piedi perché non c'è posto, e ci teniamo in contatto con messaggi al cellulare). L'autista, scusandosi, mi dice che è in ritardo nel prendere la figlioletta a scuola e così mi fa scendere prima del centro, appena superato il ponte sul fiume Duero, in prossimità di una clinica privata. Io, che desidero consultarmi con un medico, vado in questa clinica. L'infermiere è gentile e mi indirizza opportunamente (con una mappa) al Servizio Medico Urgente della città, presso la Plaza de Toros. Qui il medico di guardia mi rassicura, mi dà altre pastiglie equivalenti a quelle che ho ed anche quelle per proteggere il fegato, nel congedarmi mi chiede di dire una preghiera per lui a Santiago.
Finora qui, lungo la Via de la Plata, ho ritrovato quella disponibilità verso il pellegrino che avevo riscontrato anni fa percorrendo il Cammnino francés (lungo il quale, ultimamente, a causa della grande massificazione, è venuta un po' meno).
Con Miche ci ritroviamo al vicino Hostal Jarama (a Zamora non ci sono albergue)  (lui però, seguendo le indicazioni di una signora evidentemente abituata a muoversi in auto, ci arriva girando attorno a  tutta la città anziché tagliare dritto per la parte antica).
Rimango in stanza (camera doppia 15€ a testa) fino all'ora di cena, con una borsa di ghiaccio che alternativamente passo ogni 10 minuti dalla gamba destra a quella sinistra (così sfiammo completamente il tendine e prevengo altre possibili infiammazioni). Miche invece esce per visitare la parte storica, e va anche a messa. Ceniamo(22) alle 21.
Zamora (657 m)(66.000 ab.) è la perla del romanico di tutta la Via de la Plata. Vi si accede attraversando il fiume Duero sul ponte medioevale, ammirando i resti del ponte romano. Ha 19 chiese. Cattedrale romanica sec.XII, con chiostro sec.XVI e retablo neoclassico, ma la cupola è bizantineggiante. Nella chiesa di Santiago de los Caballeros, sec.XI, fu fatto cavaliere Rodrigo Dìaz de Vilar, il Cid Campeador di Burgos. Molto importanti sono le chiese di S.Giovanni di Porta Nuova, di Maria, della Maddalena, il Palazzo vescovile, il Palazzo del Cordòn, il Palazzo dei Conti di Alba y Aliste, il robusto Castello e gli imponenti bastioni.
Il patrono di Zamora è s.Atilano (850-916) (+5 ott). Era priore del monastero di Moreruela, quando s.Froilàn di Lugo (833-905) (+5ott) ne era abate. Insieme fondarono il monastero di Tabara e di Montamarta. Poi Atilano venne nominato vesovo di Zamora, Froilàn di Leon. Atilano gettò l'anello episcopale nel fiume per ritrovarselo poco tempo dopo dentro il pesce che stava mangiando, e quindi ritornò ad essere vescovo.

23° giorno: 23 ottobre, martedì.
Zamora - Montamarta. Km 19.

Il camino de Sanabrìa. La Tierra del Pan. La zucca nel forno a microonde.

Nella guida è scritto che la Via de la Plata prosegue fino a Granja de Moreruela, dove si biforca. A ovest prosegue per il cosiddetto Camino de Sanabrìa e va a Tàbara-Oviedo-Santiago. A nord va ad Astorga, inserendosi nel Camino francés per arrivare a Santiago (questo secondo percorso è più breve del primo di soli 20 km.). Noi prendiamo il primo percorso (quello per Tàbara, che è anche il meno frequentato), per seguire il quale la guida suggerisce:    
-oggi: Zamora, Montamarta, bivio a dx, Riego del Camino (34,5 km)
-domani: Riego del Camino, Granja de Moreruela, Tàbara (km 32,5) (totale 67 km)
Noi invece faremo: -oggi: Zamora, Montamarta (km 19)
                        -domani: Montamarta, bivio a sin, Tàbara (km 24) (totale 43 km).
Riteniamo infatti che risparmiare 24 km in due giorni sia più importante che passare per Granja de Moreruela (dell'antico grande monastero rimangono solo rovine, seppur maestose). Ricordo che per me pellegrino-di-lunghe-distanze, la linea retta ha un pregio maggiore di tante altre considerazioni (anche se domani dovremo fare 19 km di  nazionale).
Inoltre ho deciso che oggi mi prendo un giorno di riposo, visto quanto accadutomi ieri e visto che sono già 21 giorni di cammino ininterrotto. Se fossi da solo me ne starei qui a Zamora, ma essendo in compagnia di Miche è opportuno che la tappa odierna (che peraltro è una delle più corte) la faccia in bus - e così sono passato a piedi per Zamora non l'ho neanche visitata per bene! -
Stamattina devo pure comperarmi le scarpe nuove e i negozi aprono alle 10. Io mi alzo alle 9 (due ore più del solito, dopotutto oggi per me è giorno di riposo). Miche invece è in piedi dalle 6. Insieme andiamo al Centro Commerciale Eroski e, dopo aver provato molte calzature basse ed alte, mi compero le migliori pedule del negozio (60€), pensando che ci aspetta il tratto montagnoso del cammino (finora ci sono state solo pianure ed altopiani) e che prima o poi verrà anche il periodo delle piogge (finora il tempo è stato buono). Oggi queste pedule le terrò ai piedi fino al momento di andare a letto, allo scopo di adattarle ai piedi per quanto possibile. In questo Centro Commerciale facciamo inoltre gli acquisti di alimentari. Poi ci separiamo.
Io vado ad un Mc Donald, mangio un panino (ha il curioso nome di "Capriccio italiano") ed una Coca Cola; vado alla stazione autocorriere; prendo il bus (1,20€) per Montamarta (690 m); cerco e trovo l'albergue (sono le 14).
L'albergue è di recente costruzione; si trova 300 m prima del paese, in una bella area di pic-nic estivo vicino al fiume. È aperto perché la serratura è rotta (la porta è tenuta ferma con uno spessore di cartone, ma si può chiudere dall'interno); entro e non c'è nessuno. L'interno è molto più freddo di fuori; nella camerata vedo una stufetta elettrica e la accendo subito (la spegnerò domattina prima di partire). Di recente non è certo stato né pulito nè messo in ordine (dal registro delle presenze vedo che da diversi giorni nessun pellegrino si è qui fermato, quindi quasi di sicuro nei prossimi giorni non avremo compagni di viaggio). Di sicuro ci deve essere stata una qualche disinfezione perché ci sono centinaia di mosche morte sparse sia per terra che sui letti; in un'oretta di lavoro pulisco e metto in ordine tutto. In un avviso esposto nell'ingresso è scritto che il comune chiede al pellegrino un donativo di 4€ e così metto 8€ nell'apposita cassetta.
Miche nel frattempo è uscito da Zamora lungo la zona industriale. E' passato per Roales del Pan.
E' curioso notare come la terra prima di Zamora fosse chiamata Tierra del…Vino, ed ora è chiamata Tierra del…Pan!
Miche ha camminato sulla carretera per 1 ora, poi se ne è distaccato seguendo un sentiero lungo e dritto per 10 km, tra campi seminati a grano e con qualche raro vigneto. Alle 15,30 è arrivato a Monatmarta.
Alle 17 usciamo per un giretto in paese (con l'ombrello, perché piovviggina), per prima cosa cerchiamo un calzolaio (zapatero) (tra gli avvisi esposti nell'albergue ce n'era infatti uno che indicava la presenza di un calzolaio nel paese). Lo troviamo, con un po' di difficoltà, e lui con grande abilità aggiusta a mano la cucitura della pedula di Miche, e poi ci dice che da un pellegrino non vuole niente (a nulla valgono le nostre insistenze).  
Il messaggio di pace, scolpito nella lastra di pietra di questo paese, fa riferimento al grande monastero del sec.IX, costruito da s.Atilano e s.Froilàn, ed auspica che le nostre opere abbiano effetti duraturi. Infatti sta scritto:
Il monastero Jeronimo, che fu in questo paese, per la sua grandezza educò la nobiltà di Zamora, diede il primo priore all'Escorial, e consiglieri all'Imperatore. E si narra che custodì i capitali del Re Cattolico che contribuirono alla scoperta dell'America.
Che anche le tue opere, o pellegrino-caminante, parlino di te anche dopo il tuo camminare.

Tornando in albergue Miche prende una zucca (piccola) da un campo e, tagliatala a pezzi, la cuoce col forno a microonde che c'è in cucina, quindi la mangiamo aggiungendoci un filo d'olio e sale. Il risultato è accettabile, ma niente di più. Mentre stiamo mangiando la zucca arriva l'incaricato del comune a controllare e a rilasciarci la ricevuta per gli 8€, noi facciamo la bella figura di dirgli che li abbiamo già messi nella cassetta ancor prima del suo arrivo.
Alle 20 ottima cena(23) al bar-restaurante El Asturianos.

24° giorno: 24 ottobre, mercoledì.
Montamarta - Pozuelo - Tàbara. Km 25.

I Visigoti, il monastero mozarabo, i Templari, i nobili medievali.
Un letto a baldacchino per ripararsi dal freddo.


Partenza ore 8,30 sotto una pioggerellina (abbiamo aspettato un po' per vedere se passava).
Superiamo la Ermita de la Virgen del Castillo e camminiamo lungo i sentieri per 5 km circa, fino al bivio, dove abbandoniamo la N630 (che molto grossomodo seguivamo da Siviglia) per prendere, a sinistra, la N631 (poi prenderemo la N545 per arrivare a Santiago). La N631 è piuttosto stretta, ma c'è senz'altro meno traffico della N630. Quest'oggi la percorriamo per un totale di 19 km.
Ci fermiamo alla Meson de la Encomienda (fa riferimento alla Commenda dei Templari) dopo il ponte de la Estrella (=Stella) sull'embalse del Ricobayo, sul Rio Esla. D'estate qui c'è un camping ed un villaggio turistico. Desideriamo mangiare qualcosa, ma non hanno praticamente niente, Miche scopre dell'insalata russa nel frigo dei dolci, è vecchia di tre-quattro giorni, gliene danno una porzione abbondantissima, tanto per finirla, con un po' di pane pure vecchio (2€). Ci copriamo bene perché piove e ripartiamo. Lunghi rettilinei d'asfalto. La pioggerella va e viene.
Ovviamente le mie scarpe nuove si bagnano, l'acqua non passa, ma la tomaia di pelle cede un po' (cede anche perché si sta adattando al piede) e si allarga leggermente; stringo i lacci, ma la calzata non è buona, sento che il piede non è ben "fasciato"; allora metto due paia di calzetti tecnici e tra i due pongo anche un pacchetto di garze 10x10 cm in posizione tale da sentirmi finalmente bene con i piedi (nel piede destro metterò anche due di questi pacchetti di garza); questa è la soluzione che mi permetterà di fare i restanti 400 km con le scarpe nuove senza che compaiano vesciche o altri inconvenienti seri!
Alle 13,30 smette di piovere ed allora una spalletta di un ponticello oltre il guard-rail ci "ospita" per il pranzo, la asciughiamo con i giornali, mangiamo il solito panino e subito ripartiamo perché ricomincia a gocciolare. Passiamo per Pozuelo de Tàbara. Arriviamo a Tàbara (747 m) alle 16,20.
Interessante è la Chiesa de Santa Maria, soprattutto perché il campanile è la Torre dello scomparso monastero di San Salvador (fondato da s.Froilan e s.Atilano nel sec.IX), nel quale i famosi copisti e calligrafi Magio e il suo discepolo Emeterio illustrarono il libro del famoso Beato de Tàbara, che si conserva nell'Archivio Storico Nazionale di Madrid.
Nella ben disegnata Plaza Mayor spicca la statua di Leon Felipe.
Il messaggio scolpito nella lastra di pietra di questo paese è "che la pace sia una costante della tua vita". Infatti sta scritto:
A Tàbara la Pace è Storia. Il Monastero Visigoto, la Encomienda Templare e le Rivendicazioni del popolo contro la nobiltà, cercarono la pace rispettivamente attraverso la Fede, il Lavoro, la Giustizia. Ed inoltre il Monastero Mozarabo di San Froilan, che sorse qui nel sec.IX, diede a tutti la pace e all'umanità i beati.
Pellegrino-caminante, che tu abbia a trovare la Pace nel tuo andare e che essa sia l'impronta della tua vita.

L'albergue (gratuito) è abbastanza lontano dal paese, tanto che neanche la guardia civil cui ci rivolgiamo riesce a spiegarci la strada. Chiediamo allora alla casa rural El Roble (=Il Rovere) dove un cliente ci fa una mappa su una salvietta. Tutto ok, senonchè troviamo l'albergue chiuso. Chiediamo in giro. Un vicino mi riaccompagna indietro, fino alla casa del pubblico ufficiale comunale (alguacil) la cui moglie timbra le credenziali e mi dà la chiave. L'albergue è bello ma c'è un odore di muffa perché è chiuso da tempo, apriamo tutte le porte e le finestre, facciamo entrare i tiepidi raggi del sole che sta tramontando e l'odore sparisce. Bagno e lavaggi.
Tramontato il sole la temperatura si abbassa molto, non c'è stufetta elettrica e non ci si riscalda neanche dentro al sacco a pelo, allora circondo il mio letto a castello con materassi e coprimaterassi, creandomi così un letto a baldacchino (ovvero una nicchia) dove stare ben riparato e trattenere il mio calore.
A Miche duole la gamba sinistra: il tendine sta per infiammarsi (anche a lui!), allora gli dò subito un antinfiammatorio e la mia crema, quindi si mette a riposo. Alle 20 cena(24) a El Roble.

25° giorno: 25 ottobre, giovedì.
Tàbara - Berciamos de Valverde - Santa Croya de Tera - S.Marta de Tera - Camarzana de Tera. Km 28
.
L'ambiente cambia radicalmente. La valle del fiume Tera.
Un cagnolino ci accompagna per 15 km. Un equivoco col medico.


Partiamo da Tàbara alle 8,15. Fa molto freddo.
Finalmente, dopo qualche giorno di asfalto, ci troviamo su un piacevole percorso sterrato.
Da Tàbara in poi, fino a Santiago, l'ambiente nel quale ci muoviamo cambia radicalmente rispetto ai precedenti 650 km.
Non più grandi pianure o latifondi o altopiani privi di vegetazione o mesetas sconfinate dal clima continentale; non più campi di grano (che d'estate sono fornaci), vigneti e uliveti a perdita d'occhio; non più grandi pascoli e grandi allevamenti di ovini, di suini, di mucche, con boschi di querce da ghiande e da sughero; non più, quindi, zone dove si può camminare per 20 o 30 o 40 km senza incontrare una abitazione.
Adesso, e per i prossimi 350 km, l'ambiente assomiglia abbastanza a quello delle nostre valli di montagna (quindi è finalmente pieno di vegetazione e di verde), ed i casolari, le frazioni, ed i paesetti sono sparpagliati a distanze non eccessive l'uno dall'altro.
Superiamo un piccolo valico (805 m), lasciando a destra la lunga fila di mulini a vento della centrale eolica, discendiamo in mezzo a un bosco di roveri e quercie, fiancheggiamo una distesa di giovani vigneti e, dopo vari zig-zag arriviamo (intanto son passati 14 km) a Berciamos de Valverde (737 m), sul fondovalle del Rio Castròn. In questo paesino non c'è nessun negozio di alimentari e l'unico bar (peraltro privo di insegna) è chiuso, ma una signora ci dice che è chiuso solo perché non c'è nessuno, ma che in effetti è aperto, basta chiamare la barista che ora si trova nel campo (e cortesemente ci va lei). La barista arriva, è premurosa, ma dice di non tenere niente da mangiare, neanche pane vecchio. Io prendo il solito cafè con leche, a Miche non resta altro che prendersi dei sacchettini di mais con chips (0.10 € cad). La signora di prima si sente un po' commossa per noi pellegrini e ci offre un sacchetto con castagne e mele. Ringraziamo, salutiamo, riprendiamo il cammino.
Il sentiero sale ed un cagnolino ci segue facendo molte feste.
Vediamo le grotte per tenere il vino scavate nel monte (bodegas).
Al valico (790 m) ci fermiamo per pranzo in una piacevole area di sosta sponsorizzata dall'albergue privato Casa Anita. Il cagnolino continua a trotterellare avanti e indietro a noi anche nel paese di Santa Croya de Tera (725 m) (390 ab) (Croya è il nome di una santa. Tera è il nome del fiume). Il messaggio scolpito nella lastra di pietra di questo paese è che tu sia in realtà più di quello che vien detto di te. Infatti sta scritto:
In questo paese le cose reali superano la sua fama. Come della sua patrona se ne conosce il nome, ma se ne sono dimenticati i valori che le diedero la santità, così  è ugualmente per il paese: col solo nominarlo non si afferra la sua laboriosità ed il suo splendore.
Pellegrino-caminante, non nascondere quello che hai, ma che tu abbia più di quel che vien detto di te. Che il tuo andare superi la tua fama.

Ci riposiamo un po' su una panchina della bella zona ricreativa lungo il fiume. Proseguiamo. Vediamo l'albergue Casa Anita. Attraversiamo il ponte sul rio Tera e siamo a Santa Marta de Tera, contiamo di fermarci qua stasera (domani risaliremo tutta la valle del fiume Tera).
La cassiera dell'unico bar del paese tiene anche la chiave dell'albergue (gratuito). E' molto premuosa e ci informa che 1-in paese esiste un solo negozio di alimentari che apre alle cinque di sera, 2-non c'è nessun restaurante, né la possibilità di un piatto caldo nel bar, 3-basta telefonare all'unico hostal-restaurante "Manuel" (a 5 km) e quelli vengono prendere i pellegrini per la cena e poi li riportano indietro, 4-invita un vecchiotto ad accompagnarci all'albergue.
L'albergue è una specie di sala comunale polivalente, dietro ad un separè ci sono 2 letti, una pila di una dozzina di materassi, un tavolo con sedie, un forno a microonde, una stufetta elettrica. Miche inizia con gli impacchi di ghiaccio (ce lo siamo fatti dare dal bar) sul tendine della gamba che gli duole un po' (in precedenza aveva preso un antinfiammatorio). Il cagnolino resta fuori sulla piazza, nonostante i nostri sforzi a farlo ritornare indietro.
Valutata la situazione, decidiamo di proseguire il cammino per i 5 km di carretera che ci separano da Camarzana de Tera (che peraltro è 2 km fuori del camino), per alloggiare nell'unico hostal-restaurante Manuel. In questa maniera allunghiamo la tappa odierna (che era breve), accorceremo quella di domani (che era lunga), cercheremo un dottore per consigli sul tendine di Miche, ceneremo senza complicazioni e dormiremo sicuramente ben al caldo.
Ma nella fretta di ripartire ci siamo dimenticati di andare a vedere l'immagine di Santiago Peregrino nel portale sud della chiesa romanica, questa immagine è la più antica di tutta la regione ed è stata assunta a simbolo del Camino de Sanabrìa.
Il cagnolino riparte con noi, ma nella carretera trotterella nel centro strada, obbligando auto e camion a inopportune e pericolose frenate. Dobbiamo sbracciarci almeno per 20 minuti prima che lui capisca che non lo vogliamo più e che deve ritornare indietro di 12 km, a Berciamos de Valverde, da dove è venuto.
A Camarzana de Tera, dopo esserci sistemati nell'hostal (in camera doppia a 32,15 €),  andiamo al pronto soccorso. Col medico c'è qualche difficoltà di comprensione, ma alla fine prescrive una pomata, la comperiamo in farmacia, ma nel leggere il foglietto accluso ci rendiamo conto che serve per le dermatiti! Allora ci risulta chiaro che c'è stato un grosso fraintendimento: il medico ha capito che il dolore alla gamba era dovuto ad un eritema solare anziché ad una tendinite! Allora buttiamo via la pomata e proseguiamo con gli antinfiammatori (e tutto si risolverà presto e bene). L'unica cosa utile del dottore è che mi sono fatto regalare diversi pacchetti di garze 10x10 cm che mi servono per le mie scarpe.
Andiamo infine ad acquistare gli alimentari per domani, e anche una pila "eterna" (1,80€) perché la mia l'avevo dimenticata a Tàbara (e sarà l'unica cosa persa lungo il cammino). Ore 20,30 cena(25).

26° giorno: 26 ottobre, venerdì.
Camarzana - Calzadilla - Olleros - Rionegro - Moumbuey. Km 32.

L'importanza del perdono, del "come" si fa, della solitudine "accompagnata".
I cavalieri Templari.


Partiamo da Camarzana alle 8. Stranamente Miche prima di partire prende un kraffen al bar. Ci vogliono 2 km per raggiungere il camino, che poi seguiremo fino all'arrivo.
Si inizia a camminare al livello dell'acqua del rio Tera, nella golena del fiume, tra pioppeti e terreni coltivati a mais. Si passa poi una zona irrigua con piccole canalette ben sistemate e catramate nelle giunture, ma gli appezzamenti di terreno sono troppo piccoli e quasi tutti incolti (perché le aziende piccole sono antieconomiche).
Passiamo per Calzadilla de Tera (755 m). Il messaggio di pace, scolpito nella lastra di pietra, difronte alla diroccata chiesa delle sante sivigliane Gusta e Rufina, dice che il perdono è una grandezza dell'anima. Infatti sta scritto:
La dignità tiene qui casa e testimonianza. Le persone e le culture lasciarono qui traccia, ripopolazione, devozioni e cammino. Nelle alterne vicende storiche fu data primaria importanza al perdonare e al dimenticare i torti, laddove mancava la ragione.
Pellegrino-caminante, il perdono è una grandezza dell'anima, dà dignità a chi lo dà ed abbellisce chi lo riceve. Che il perdono sia la rugiada del tuo passo.

Si segue poi l'argine del canale, infestato da erba molto alta, fino a Olleros de Tera, con le tipiche case fatte di fango. Di fianco alla chiesa la solita lastra di pietra mi attira anche da lontano per il bassorilievo scolpito: riproduce Dio che col fango crea Adamo (Cappella Sistina - Michelangelo), con evidente riferimento all'uomo che col fango crea le case. Il messaggio di pace qui scolpito dice che non è tanto importante"quello" che si fa, quanto il "come" lo si fa. Infatti sta scritto:
Olleros evoca la trascendenza dell'umile lavoro artigiano. Qui si è lavorato bene, e si è fatta storia. Le opere prodotte aiutarono il vivere quotidiano e permisero di ringraziare Dio per il cibo quotidiano.
Pellegrino-caminante, importa non tanto quello che fai ma come lo fai. Che Dio entri nelle tue opere.

Una musica da discoteca a tutto volume riempie l'aria: è il richiamo che oggi è giorno di mercato. Solo che il mercato è costituito da un unico furgone che vende di tutto un po'. Qui finalmente Miche vi trova un paio di mutande che gli vanno bene.
Proseguiamo. Dopo poco più di 1 km c'è l'isolato santuario di Nostra Signora de Agavanzal. Nello spiazzo antistante ci sono due tavoli per pic-nic e ne approffittiamo per una sosta. Il cammino ora si svolge su un ampio stradone sterrato (serve per la prossima autovia? o per andare alla grande diga del vicino Embalse de Agavanzal-Vilar?). Prima della diga dobbiamo comunque lasciarlo per prendere un sentiero strettissimo (coperto da alta e folta vegetazione ed appena praticabile) che scende fino al livello del fiume e poi risale ripido fino alla diga. Attraversata la diga prendiamo la stradina di servizio asfaltata che sinuosamente segue il perimetro dell'embalse fino alle quattro case di Vilar de Farfòn (806 m), dove sostiamo in un tavolo da pic-nic. Presso la chiesa il messaggio scolpito nella lastra di pietra di questo paese dice che la presenza dei valori allevi la tua solitudine. Infatti sta scritto:
Questo paese è la solitudine "accompagnata". Molte persone volarono ad altri rifugi. Tutti lasciarono il cuore in qualche cosa, stimolando ricordi a quelli che restano ed emozioni a quelli che vanno. E sono "compagnia".
Pellegrino-caminante, sentire la presenza nella assenza è "compagnia". La solitudine è mancanza con presenza. Che i valori allevino la solitudine del tuo andare.

Riprendiamo il cammino e tra l'erba alta arriviamo a Rionegro del Puente (800 m) (376 ab).
Qui c'è il santuario di Nostra Signora de la Carballeda (carballo=rovere), c'è la sede della Confraternita de los Falifos (una delle più antiche per la protezione del peregrino) e c'è infine l'antico hospital de peregrinos (da poco restaurato e funzionante). Qui nacque Losada, fondatore della città di Caracas (Venezuela).
Superata l'autostrada, attraversiamo una vasta campagna abbandonata e senza pascolo. Dopo 8 km arriviamo a Mombuey (890 m) (407 ab).
Nella piazza principale del paese incontriamo due pellegrini ciclisti, uno riparte subito per Puebla de Sanabrìa (dove noi arriveremo domani) mentre l'altro viene con noi a sellar la credenziale al negozio Calzada Alonso (che tiene il timbro della parrocchia) e a prendere la chiave dell'albergue. L'albergue è piccolo (4 letti + 8 materassi) ma simpatico; fa freddo ma c'è stufetta elettrica, che riscalda l'ambiente e, in breve tempo, asciuga i panni lavati.
Ci dicono che da oggi l'orario della messa è quello invernale, per cui alle 18 andiamo nella chiesa di Nostra Signore de la Asunciòn. Qui, come quasi ovunque in Spagna, la messa è veloce e dura 13-14 minuti. Al termine conversiamo col parroco che ci fa notare il campanile: è una torre di difesa templare del sec.XIII, dichiarata monumento nazionale (è carica di simbologie templari); ci fa inoltre portare i suoi saluti all'arcivescovo di Santiago (che è nativo della parrocchia).
Vicino alla torre, il solito messaggio scolpito nella lastra di pietra auspica che le tue buone opere parlino di te anche dopo il tuo passaggio:
I Templari, mitici signori di questa terra, con la bellezza ed il vigore di questa torre, danno testimonianza della loro creatività e della loro esistenza, oltre il loro tempo.
Che nel cammino della tua vita le tue buone opere parlino di te dopo il tuo tempo ed il tuo passaggio.

Alle 18,30 ci riposiamo a letto, dormiamo, ci alziamo alle 20,30.
Assieme al ciclista, molto gentile ed educato, andiamo nell'unico restaurante La Rapiña, dove la cena(26) non inizia prima delle 21,30.
Prima di dormire ci salutiamo col ciclista perché domattina lui dormirà quando noi partiremo.

27° giorno: 27 ottobre, sabato.
Mombuey - Cernadilla - Palazuelo - Asturianos - Puebla de Sanabrìa. Km 33.

Ancora tanti inviti nel cammino per la pace. Un branco di cervi.
I 22 porcini e la grande delusione.
I Celti, gli Svevi, gli asturiani, il monachesimo, i Mozarabi, i Conti medievali.
La beatificazione dei 400 martiri della guerra civile spagnola.


Partiamo alle 8, seguiamo la carretera N525 per 5 km (il traffico è scarsissimo, il freddo è pungente), poi deviamo per il paesino di Valdemerilla (896 m). Qui si augura al pellegrino che sia sereno e conciliato con la vita:
Questo paese incarna la serenità che tutto fa rendere relativo. Poche persone sono qui considerate una folla. La sua conformità allevia l'abbandono ed il suo tempo "trattenuto" rende vano il nostro correre nel tempo. La profondità e l'essenza della vita è quello che importa, il resto sono verità relative.
Pellegrino-caminante, che l'andare ti abbia a conciliare con l'essenza del vivere.

Seguono 12 km molto belli, lungo una strada forestale, superando paesini senza niente. A 50 m ci sorpassa un branco di cervi.
A Cernadilla (905 m) l'iscrizione invita a seminare la pace, perché nel solco della pace fioriranno i fiori (trovo difficoltà a tradurre):
Questo paese, come tanti altri, si assopisce nella culla del tempo e i tuoi passi pellegrini ci scuotono. Nel generoso svegliarsi mattutino, nell'essere amici e nel camminare insieme, scenda la pace del mondo che tutti ci redime.
Pellegrino-caminante, amico, semina valori al finale del tuo cammino. Nel solco della pace fioriranno i fiori.

A San Salvador de Palazuelo (=palazzetto) (912 m) saliamo per la scala esterna di pietra sulla torre-campanile della chiesa di Santiago, per vedere il panorama ed il vicino Embalse de Cernadilla. Il pellegrino viene invitato a meditare che il lavoro, la solidarietà e la trascendenza sono le dimensioni dell'essere:
Questo paese col suo nome annuncia il suo aspetto e lo vivifica con la sua chiesa dando trascendenza e pienezza, con le sue devozioni, all'attività quotidiana.
Pellegrino-caminante: lavoro, solidarietà e trascendenza sono le dimensioni dell'essere. Che il tuo andare ti dia senso e pienezza.

A Entrepreñas (907 m) si auspica che la nostalgia porti al calore del prossimo e alla luce dello spirito:
Questo luogo, bàttito di umiltà e bellezza, evoca nostalgie e grandezza: tanto come ci è dato, l'effimero che lasciamo, la tristezza per le assenze, la speranza della pienezza…
Pellegrino-caminante, fai della nostalgia una vittoria che ti porti, al di là delle solitudini e dei dolori, al calore del prossimo e alla luce dello spirito che siamo.

Ad Asturianos (=fondato dagli asturiani) (966 m) (325 ab) ci fermiamo a mangiare panini su una panchina, presso la Ermita di Nostra Signora del Carmen. La lastra di pietra invita a mettere al servizio del prossimo la volontà di superare gli ostacoli:
Genti delle Asturie, all'origine della Spagna, superando limitazioni ed avversità, fondarono per i secoli e per il bene di molti, questa comunità di asturiani di Sanabrìa.
Pellegrino-caminante, che questa volontà di superare le difficoltà guidi il tuo passo al bene degli altri.

Da Asturianos riprendiamo a camminare sulla N525, perché con 13 km si arriva a Puebla de Sanabrìa, mentre per il sentiero ce ne vogliono 16 (e così risparmiamo circa ¾ d'ora di tempo).
Ci sono delle belle castagne molto grosse e Miche inizia a raccoglierle (sperando che nell'albergue si possano cucinare). Poi scopre dei funghi porcini (boletus rufus)! Bisogna assolutamente raccoglierli! E' noto infatti che i funghi esercitano su Miche una attrazione irresistibile (a me invece piace solo mangiarli). Alla fine ne prende "solo" i 22 migliori e ne lascia tanti altri, anche molto buoni (il fatto è che bisogna portarli nello zaino, e pesano!). Con questi funghi l'arrivo a Puebla de Sanabrìa (936 m) (1600 ab), superato il ponte sul Rio Tera, ha del trionfale!
Un barbone si avvicina e si offre di accompagnarci all'albergue (e vuole anche dei soldi?) perché vuole farsi passare per pellegrino, ma noi ci sganciamo subito da lui.
Anche da lontano questa cittadina è molto bella: alta sul colle, cinta da imponenti mura medioevali, col castello del sec.XV e gli altri palazzi che si elevano verso il cielo. La parte storica è signorile e molto ben conservata, vi sono diversi alberghi anche di lusso, si respira aria da turismo danaroso.
Prima della salita finale sul colle c'è la solita lastra di pietra che augura al pellegrino che abbia a lasciare con le sue buone opere memoria del suo passo:
Tutte le ondate storiche hanno lasciato qui il loro segno. I Celti le diedero il nome, gli Svevi la prima organizzazione, il Monachesimo e i Mozarabi le loro costruzioni, e i Conti le architetture monumentali.
Pellegrino-caminante, che tu pure, in ogni ondata della tua storia, abbia a lasciare con le tue buone opere la memoria del tuo passo. L'amore è il Cammino
.
Per prima cosa entriamo nella chiesa parrocchiale, ed il custode-guida turistica si premura di mettere il sello sulla credenziale e ci indica di andare all'ufficio turistico dentro al castello, dove veniamo indirizzati nel vicino convento delle monache, sul lato ovest del castello. La camerata (6€) è semplicemente gelida ed io sistemo subito il mio letto "a baldacchino".
Alle 19 Miche parte con i funghi per cercare qualcuno che li cucini, e siccome l'unica messa prefestiva è a San Francesco, in basso, al di là del Rio Tera, all'inizio del paese, allora scende i 230 gradini che dal castello scendono al fiume e va nell'hostal-restaurante La Trucia (=la trota). Qui, dopo molte difficoltà, accettano di cucinarli.
Alle 20 andiamo a messa, al termine salutiamo il celebrante, che ci liquida frettolosamente, ma non tralascia di iformarci che uno dei 400 spagnoli martiri durante la guerra civile che domani saranno beatificati a Roma è di questa parrocchia.
Il restaurante La Trucia è lì vicino. Appena entrati ci vien detto che i gambi dei funghi non sono buoni, dopo 5 minuti ci dicono che i funghi faranno troppa acqua, poco dopo c'informano che il cuoco non si assume responsabilità, infine la cameriera ci riporta i funghi intatti e Miche, atrocemente deluso, è costretto a dire che ne facciano ciò che vogliono! Morale: non sanno cucinare i porcini! In compenso ceniamo bene.
In realtà lungo tutta la Via de la Plata abbiamo sempre mangiato molto bene (salvo in un paio di occasioni). Mediamente meglio e decisamente più variato del menù del dia che si trova lungo il Camino francès. Forse proprio perché qui i pellegrini sono molto meno numerosi.
Stanotte si passa dall'ora legale a quella solare.

28° giorno: 28 ottobre, domenica.
Puebla de Sanabrìa - Terroso - Pardonelo - Lubiàn. Km 32.

Essere accoglienti. Essere valido è lo valioso de los valientes.
Una promessa non mantenuta e Miche prepara la cena.
La numerosità dei pellegrini negli ultimi 3 mesi.


Uscendo dal convento lasciamo alle suore il sacchetto con le castagne raccolte ieri (visto che non abbiamo potuto cucinarle). Scendiamo dal colle per uno scosceso sentiero, fino alla carretera. Tutto intorno è bianco perché notevole è la caliverna anche sugli alberi e sui fili della linea elettrica (il sole la scioglierà verso le 11). Restiamo un poco colpiti nel vedere che qualcuno dorme per terra ai margini della strada, con questo freddo, anche se dentro ad un grosso sacco a pelo che tiene caldo anche a -20°.
Seguiamo la carretera per 7 km circa, finchè il cammino non la attraversa, ed allora seguiamo il cammino. Molto bello è il percorso nel bosco di castagni, roveri e betulle.
A Terroso (973 m) facciamo uno spuntino vicino alla chiesa di Santiago, dove la placa invita alla accoglienza:
Per Terroso la accoglienza fa parte della sua storia. Papi e Re lo legarono a Santiago, facendo del cammino giacobeo il suo destino. E le sue genti, con la generosa accoglienza al pellegrino, le diedero blasone e le danno grandezza.
Pellegrino-caminante, accogliere è essere per gli altri. Tieni la tua vita aperta alla accoglienza, trascenderà il tempo.

A Requejo de Sanabria (986 m) troviamo il primo bar aperto, mangiamo un baccadillo. Qui le case antiche risentono della influenza galiega: hanno balconi, terrazzi e scale di pietra. La placa ci augura di essere "validi", perché essere valido è lo valioso de los valientes:
Requejo, valido, valiente e valioso, è il paese dei tre valori. Nel servizio a coloro che vanno per i sentieri e per i valichi, nella testimonianza delle sue genti durante le passate guerre e guerriglie, nell'anima dei suoi figli: nella cordialità di coloro che sono e nei doni di coloro che furono.
Pellegrino-caminante, essere valido è lo valioso de los valientes. Che il tuo andare sia valido.

Questo è l'ultimo dei molti messaggi che abbiamo letto nelle lastre di pietra in terra di Castiglia (tra poco ci sarà il passo del Pardonelo e poco più in là, domattina, entreremo in Galizia).
Poi comincia la salita di 11,6 km, verso il passo del Pardonelo (1328 m) il punto più alto di tutta la Via de la Plata. Il sentiero rimane comunque sempre piacevole. Poco prima della galleria incontriamo una signora cercatrice di funghi che ha un paio di chili di bellissimi porcini giovani e piccoli (li vende a 4€ al kg ai commercianti).
Dopo il passo siamo nel paese di Padornelo e, visto che c'è ancora molto tempo prima che venga sera e che le nostre forze sono tuttora buone, decidiamo di proseguire per la carretera per altri 8 km fino a Lubiàn (1015 m). All'inizio paese incontriamo due signore, una delle quali è l'hospitalera che tiene le chiavi dell'albergue. Io vado a casa sua per la registrazione, per farmi dare le chiavi e per apporre il sello nelle credenziali, mentre Miche (sempre su sua indicazione) va nell'unico bar del paese per vedere se possono prepararci una cena. Quasi piangendo Miche convince la barista ad interpellare il proprietario che accetta proponendo lenticchie e carne per le ore 20.
Insieme poi raggiungiamo il rifugio: l'ultima casa a sinistra del paese, è quasi nuovo, bello, su due piani. Decidiamo di alloggiare a piano terra perché più caldo e in una stessa stanza c'è la cucina, il soggiorno e due letti a castello. Accendiamo la stufetta elettrica. Miche cucina le castagne (raccolte arrivando) e le mangiamo. Dopo esserci riposati usciamo per andare a cena, come d'accordo. Tutto chiuso! Assente dall'abitazione anche il proprietario, i vicini non sanno niente e così rientriamo nell'albergue! Nella cucina c'è un mezzo pacco di riso e un mezzo vasetto di tomato fritto (qualche pellegrino l'avrà lasciato in precedenza), Miche prepara un riso bollito, aggiunge anche 6 formaggini che abbiamo negli zaini e ceniamo così, con 2 piatti colmi di riso caldo!
Dal registro dell'albergue vediamo che negli ultimi 3 mesi i pellegrini, compresi noi, che si sono qui fermati sono stati 331:
in agosto:    136 (7 italiani),
in settembre: 11 (1 italiano: Baldan Aldo di Verona il 10 sett),
in ottobre:     84 (noi 2 italiani).

29° giorno: 29 ottobre, lunedì.
Lubiàn - Canda - Vilavella - O Pereiro - O Cañizo - A Gudiña. -Km 24.

Si entra in Galizia. Le pietre di Carballo. Un'altra cena di Miche.

Partenza ore 8.30. Passiamo per la casa dell'hospitalera per restituire la chiave dell'albergue infilandola sotto il portone. Il Cammino scende in fondo alla valle, arriva al Santuario della Virgen de la Tuiza (sovrastato dall'enorme viadotto dell'autostrada), poi sale ripidamente fino ad un'area di sosta della stessa autostrada (ci fermiano per riprendere fiato). Riprende poi altrettanto ripidamente (per lunghi tratti il sentiero è molto frondoso e si snoda sullo sconnesso fondo sassoso di un torrente asciutto) fino al passo Puerto de la Canda (1274 m), che segna il confine tra la provincia di Zamora e quella di Orense, cioè tra le regioni della Castiglia e della Galizia (da latino Gallaecia, derivato dal greco antico Kaleikói, a sua volta derivato dal celtico).
Sostiamo su un'area pic-nic. Qui c'è la prima delle singolari piedras de Carballo che incontreremo spesso fino a Santiago (lo scultore galiego Carballo ha scolpito sulla pietra le sue personali indicazioni del Cammino, con simboli classici della conchiglia e della freccia, visti in chiave moderna).
Un cippo segnala che per Santiago di Compostella mancano 246 km andando per Verin, cioè per il fondovalle, oppure 212 km andando per Laza, cioè per la montagna.
La scelta fra i due percorsi (che si separano a La Gudina e si ricongiungono ad Orense) è in funzione del tempo (brutto o bello), della stagione (estate o inverno), delle forze fisiche (andare per la montagna è più faticoso). Noi andremo per Laza.
La discesa è dapprima ripida, poi sempre più ondulata e serpeggiante: su e giù quando le vallette sono larghe o non molto profonde, destra e sinistra quando ci sono valli strette o profonde. Si nota subito che questa Regione è più coltivata di quella di prima, pur mantenendosi sempre su piccole proprietà. Non mancano tratti brulli e selvaggi, talvolta ci sono grandi massi ciclopici. Passiamo per Vilavella (1040 m) (il portale della chiesa ha curiosi rilievi zoomorfi), O Pereiro (947 m) (con la Ermita della Vergine di Loreto) e, superata la linea ferroviaria, ad O Cañizo (1053 m).
Nelle zone acquitrinose (qui in Galizia piove spesso e di acqua ce n'è sempre tanta e dappertutto) la Giunta di Galizia ha fatto piazzare a terra grossi cubi di granito, sopra cui camminare, alla giusta distanza di un passo l'uno dall'altro.
Miche, sempre attento ai prodotti della terra, trova un grosso fungo porcino ed un porcinello (stasera li cucinerà lui!), e raccoglie delle castagne così grosse da sembrare dei marroni, tutte da un solo albero.
L'arrivo a La Gudiña (976 m) è in leggera discesa ed il sole illumina l'ampia vallata. All'inizio del paese c'è lo stabile dell'ufficio informazione, ma è chiuso e abbandonato all'incuria da tempo. Vicino c'è la sede della Croce Rossa, anch'essa è chiusa, ma noi vediamo il campanello dell'emergenza e lo suoniamo, dopo un po' arriva una signorina che ci indica la strada da prendere per andare all'albergue (a destra subito dopo il sottopasso della ferrovia). Ci apre Julian, un pellegrino-ciclista di Salamanca, che chiama per noi col suo telefonino la protezione civile per la registrazione ed il sello. L'albegue è molto bello, nuovo, ha 28 posti e la cucina è attrezzata. Le stufe elettriche però non funzionano, ma con l'aiuto della protezione civile individuiamo quella che era in corto circuito, che viene eliminata, e così abbiamo un sufficiente riscaldamento. Intanto Julian si prepara per cena una paella e ciò basta per invogliare Miche a fare altrettanto. Dopo la doccia ed i lavaggi, io mi distendo a letto, mentre Miche parte per le spese alimentari: compera mariscos (=frutti di mare), pollo, pomodori, pane, prosciutto cotto, chorizo (=salamino piccante), ½ caciotta, vino bianco, 1 cipolla. Cucina le castagne lesse, cucina i porcini, e prepara la paella con la consulenza di Julian, utilizzando anche quello che lui aveva avanzato e lasciato nel frigo dell'albergue. Tutto pronto per le 20.30, cena ottina! I funghi avanzati li mettiamo in una scatoletta, ci serviranno per domani.

30° giorno:  30 ottobre, martedì.
A Gudiña - Venda - Campobecerros - Camba - Laza. Km 36.

Una stupenda tappa di montagna.
Una croce in memoria dei pellegrini morti durante il cammino.


Partenza ore 7.15 (ora solare). Itinerario stupendo! Questa è proprio una bella tappa di montagna, attraverso la Cordigliera Cantabrica. Il cielo è sereno, siamo sempre sopra i 1000 m.
Al mattino la temperatura è fresca ma non ghiacciata, poi diventa mite. Passiamo per le piccole frazioni di Venda do Espiño (1080 m) e Venda Teresa. Si alza un forte vento che dura almeno un'ora (mi riparo mettendomi il poncio impermeabile). Siamo circondati da varie catene montuose. Siamo alti rispetto al grande Embalse de la Portas. Seguiamo con lo sguardo il tortuoso percorso della ferrovia che da La Gudiña va a Laza, segnato da numerose gallerie.
A Venda da Capela (1016 m) si incrocia la ferrovia, ci sono 3 grossi silos e 4-5 palazzine ad un unico piano ormai abbandonate e decadenti che nulla hanno a che fare con l'architettura del luogo, ci informano: facevano parte del cantiere per costruire l'embalse con la relativa diga. Dopo Venda Bolaño (1076 m) si prende una ripida discesa fino a Campobecerros (901 m), dove sostiamo al bar-pensione Casa Nuñez (è l'unico posto di tutta la tappa odierna dove si può pernottare, tel 988.30.54.21). Saliamo fino a Porto Camba, dove è stata eretta una croce (1010 m) in memoria dei pellegrini morti durante il Cammino.
Poco dopo inizia la lunga discesa di 11 km, con 540 m di dislivello, dalla dolce pendenza costante (circondata da un ameno paesaggio), che supera As Eiras (764 m) ed arriva finalmente a Laza (470 m) (1760 ab). E' un paesino, ma rispetto a quelli passati sembra una cittadina.
Oggi, come ieri, l'accoglienza e la registrazione del pellegrino viene fatta dalla protezione civile. Ci danno le chiavi dell'albergue e ci dicono che non ci sono ristoranti aperti. L'albergue è bellissimo, c'è la cucina, nessun interruttore di luce (illuminazione a tempo, luci di emergenza notturne sempre accese), il riscaldamento è spento. Alle 18.15 andiamo in chiesa. Il parroco (cura) è appena tornato da Roma, ove ha partecipato alla beatificazione dei 400 martiri spagnoli. Ci sella la credenziale e dice che la messa è alle 19.15, così prima di andare a messa abbiamo anche il tempo di far le compere per la cena di stasera.
A Miche piace far da mangiare (io mi riservo di lavare i piatti) e così prepara pasta all'amatriciana, una costata di vitello (ternera), insalata, pane, vino, spendendo 3.80 € a testa.
Nella apposita cassetta mettiamo un donativo di 3€ ciascuno per l'uso dell'albergue.

31° giorno:  31ottobre, mercoledì.
Laza - Soutelo Verde -Tamicelas - Albergueria - Vilar de Barrio. Km 23.

Le case in Galizia, Andalusia e Castiglia-Leon sono fra loro differenti.

Sveglia ore 7. Io me la prendo comoda, perché visto che l'odierna tappa è breve, allora la considero un giorno di semi-riposo ed inoltre non voglio arrivare troppo presto al fine tappa.
Miche invece è incavolatissimo perché ha già dato il donativo e siamo al buio e senza luce, anche quelle di emergenza si sono spente (il funzionamento a tempo non è stato "aggiornato" all'ora solare). Ha fatto il proposito di non dare più donativi (a nulla sono valse le mie considerazioni che, nonostante questo disguido, abbiamo utilizzato per ben più di quei 3 € donati). Ripassiamo dalla protezione civile per restituire la chiave dell'albergue infilandola  sotto la tapparella dell'ufficio.
La guida dà per la tappa odierna 20,1 km, mentre nell'albergue c'è un foglio scritto a mano che dice 23 km. Questo perché di recente ci sono state modifiche del percorso galiziano, dovute o a tratti di sentiero divenuti impraticabili, o alla costruzione della nuova autovia, o alla costruzione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità. Di questi allungamenti di percorso avremo altre chiare riprove anche nei prossimi giorni.
Il percorso è monotono, pur essendo di montagna (contrariamente a quello di ieri). Consiste in un'unica grande salita e conseguente un'unica grande discesa, senza panorami (se non quello della pianura de Limia che si gode a 4 km dall'arrivo). La salita è leggera fino a Soutelo Verde (498 m) e Tamicelas, da dove subisce un brusca impennata e si cammina su un sentiero tagliafuoco, per arrivare ad Albergueria (893 m). Qui recentemente è stato aperto un nuovo rustico bar, il "Rincon del peregrino" dove ogni pellegrino avventore viene invitato a mettere firma e data su una capasanta (concha de Santiago) che immediatamente viene appesa al soffitto (ce ne saranno state almeno oltre un migliaio).
In questi paesi, come in tutti quelli della Galizia, le case comuni mi piacciono tantissimo perchè hanno una loro personalità, emanano cioè una idea di forza e stabilità ineguagliabile (dando proprio l'idea che i loro abitanti siano duri montanari). Questo è dovuto al fatto che i muri, le scale esterne, i ballatoi, le colonnine dei poggioli, gli architravi delle porte e delle finestre, tutto insomma è fatto con grossi e pesamtissimi blocchi di granito. E di granito sono anche fatti i muri che delimitano le proprietà, o i pali che sostengono le reti di recinzione.
In Andalusia invece tutte le case dei paesi avevano una personalità diversa: erano intonacate con calce bianca e formavano un fronte unico sulla strada, e mi sembrava quindi che emanassero un senso di solare bellezza e leggerezza del vivere dei suoi abitanti.
Con meno personalità erano invece le case comuni dell'Extremadura e della Castiglia-Leon (limitatamente alle zone viste lungo la Via de la Plata). Qui infatti quelle "tipiche" erano fatte di fango (ma ora stanno scomparendo) o avevano la facciata attraversata da lunghi ballatoi, nulla più, e sembrava perciò che fossero meno "importanti" per coloro che vi abitavano.
Alle 15 arriviamo a Vilar de Barrio (661 m). Qui le chiavi dell'albergue (gratuito) si ritirano alla gasolinera (cioè le tiene il gestore del distributore di benzina nella piazza del paese), dove la signora ci suggerisce di andare al bar della Carmina difronte all'albergue per accordarci sulla cena di stasera. L'albergue è alla fine della piazza del paese, è nuovo, molto bello e caldo, ci sistemiamo in una delle due camerate del primo piano.
Dopo le rituali operazioni quotidiane, usciamo, andiamo dalla Carmina, conveniamo sul menù della cena, andiamo in chiesa per conoscere l'ora della messa, giriamo per il paese, ritorniamo alla gasolinera. Qui incontriamo Carlos, un altro pellegrino-a-piedi appena arrivato, che ritorna con noi nell'albergue e si sistema al piano terra perché, dice, di notte russa e non ci vuole disturbare.
Carlos ci racconta tante cose. Abita a Leon, ha sui cinquant'anni, è pensionato (ma non sappiamo perché), è scapolo. A noi sembra che faccia il pellegrino di professione! Infatti dice che a Santiago c'è stato 17 volte, ha percorso tutti gli itinerari possibili ed ora percorre tutte le varianti, ma se incontra troppa gente o si stufa del percorso allora prende il bus e percorre un altro itinerario. In ogni caso detesta quello che facciamo noi: seguire un percorso dall'inizio alla fine! Un'altra cosa detesta di quello che facciamo noi: fare foto e scrivere un diario ("perché - dice - ogni volta che ripasso da un luogo, lo vedo diverso dall'ultima volta che ci sono stato, quindi non voglio fissarlo né con immagini, né con uno scritto").
Adesso ha fatto una parte del Camino Primitivo, fino a Lugo, da dove ha preso il bus fino a Ourense, da dove è arrivato qui a piedi. Domattina andrà a La Gudiña per strade statali, non per il cammino che abbiamo fatto noi, poi scenderà a Verin, ecc, ecc.
Non sta zitto un secondo! (forse perché è da solo?) e parla solo con me perché io capisco subito ciò che dice, mentre Miche ha maggior difficoltà di comprensione e in più occasioni si deve far ripetere le frasi (e la cosa a Carlos non aggrada). Io però fingo stanchezza, lo ascolto con l'occhio socchiuso, in sostanza quindi è un monologo; ogni tanto faccio un cenno di assenso o dico una qualche semplice frase per tener su il discorso.
Dice di essere religiosissimo ma "a modo suo", infatti quando sente che noi andiamo a messa, ci viene subito anche lui e fa pure la comunione, pur essendo 3 settimane che non va a messa, poi però, per "mettere i conti in pari" col Padreterno, mette 20 € nella cassettina delle elemosine!
Miche va a sistemare i suoi bastoncini nell'officina (taller) in fondo al paese; al ritorno si distende anche lui a letto. Alle 18,45 il giovane sacerdote dice messa in 14 minuti perché poi ha le prove del coro, ci ritira le credenziali e ce le riporta con il sello in albergue 10' dopo. Dopo andiamo tutti e tre a cena(28) dalla Carmina.

32° giorno: 1 novembre, giovedì.
Vilar de Barrio - Xunqueira de Ambìa - Seixalbo - Ourense. Km 36.

Un acquitrino bonificato.

Partenza ore 7. Usciamo assieme a Carlos, lui va da una parte e noi da quella opposta. Buio totale perché troppo presto (rispetto ad un mese fa l'autunno è ovviamente avanzato, ed inoltre ci siamo spostati molto più ad ovest, per cui fino alle 7.30 è buio notte).
D'ora in avanti non citerò più tutti i paesi o le frazioni attraversate - come ho fatto finora - perché sono molto ravvicinati l'un l'altro.
Si inizia su strada asfaltata e poi si va subito per lunghi sentieri rettilinei che attraversano una vasta piana (sui 621 m di quota) talmente piatta e regolare da attirare la nostra curiosità:  una signora ci spiega che è il risultato della bonifica di un grande acquitrino (laguna), successivamente lottizzato ma ora in gran parte abbandonato dai proprietari che si dedicano ad altro lavoro.
Dopo Bobadela (658 m) arriviamo a Xunqueira de Ambìa (557 m).
Notevole è il monastero di Santa Maria la Real, costruito attorno al giunco sul quale apparve la Vergine de la Asunciòn, da ciò trae origine il nome Xunqueira (galiego di Junquera=pianta del giunco). C'è anche il semplice Castello da Pousa (del 1356), con l'invocazione a Santiago sopra lo stipite della porta, ora è un bar-Mesòn per turisti. All'inizio paese, nella zona sportiva, c'è un recente albergue per peregrini.
Oggi è tutto un salire e scendere, ma alla fine arriveremo ai 170 m di quota di Ourense.
Verso le due ci fermiamo su di un muretto a mangiare il nostro panino, siamo difronte ad un bar-restaurante. Un'auto si ferma, ne scende una coppia, facciamo un cenno di saluto, poi loro entrano, subito dopo il marito esce per offrirci due birre, ringraziamo e beviamo alla loro salute!
A Seixalbo (203 m), dopo la Ermita di Santa Agueda, ci imbattiamo (mentre fotografiamo il bel Cruceiro di pietra) in un signore sui 70 anni, è di Potenza ma vive ed è sposato qui, sta andando al cimitero con la moglie e la nipotina, come molte altre persone del paese (oggi è il giorno di Ognissanti), il cammino passa difronte al cimitero ed anche noi sostiamo un momento…
Lunghissima è la zona suburbana ed il poligono industriale di Ourense (174 m) (107.000 ab), per fortuna che oggi è festa e non c'è traffico. Comunque il percorso è tutto ben segnalato e seguendo le frecce arriviamo direttamente all'albergue. Sono le 18.30, pensavamo di arrivare circa un'ora prima… ma allora anche oggi il percorso è stato più lungo di quello indicato dalla guida, a causa di lavori stradali (ma quanti ce ne sono in Spagna! Di certo molti di più che non in Italia!).
Ci accoglie l'hospitalera Pilar, molto gentile e preparata (stava per uscire, visto che non era arrivato nessun pellegrino). L'albergue è una recente ristrutturazione del Convento di San Francesco, adiacente al Cimitero (i francescani curavano anche il cimitero), in posizione dominante rispetto al centro storico; ci sistemiamo in una delle due camerate del piano superiore (donativo 5€). Ci sono le stufette elettriche per il riscaldamento.
Cena al bar-restaurante Meson Bedoya. Rientriamo subito perché eravamo stati avvisati che ad Ourense il rientro è obbligatorio alle 21. Prima però, dall'alto della bella balconata, facciamo una foto al centro storico, tutto illuminato.
Ci fermiamo a scambiare due parole con l'hospitalera: stasera non aveva voglia di uscire e per mangiare ha pensato a qualcosa di spiccio, ha telefonato perché le portassero una pizza. Arriva il ragazzo con la pizza e le chiede ben 10€, glieli dà, ma è arrabbiata perché non si aspettava tale cifra (neanche noi).
Suonano alla porta, arrivano due ragazze di Badajos, sono arrivate in bus ed iniziano il Cammino a piedi domattina da qua, approffittando del fatto che martedì prossimo 6 novembre in Spagna c'è la festa nazionale della Costituzione. L'hospitalera è gentile e premurosa, ma noi  invitiamo lei a continuare a mangiare la sua costosa pizza prima che si raffreddi, ed invitiamo le due ragazze a sistemarsi nella camerata libera al piano superiore e scendere più tardi per la registrazione.
Quando andiamo a letto continuiamo a sentire che le due ragazze parlottano al cellulare, ma ci addormentiamo subito.

33° giorno: 2 novembre, venerdì.
Ourense - Tamallancos - Bouzas - Viduedo - Cea. Km 22.

100 km da Santiago!!!

Dall'albergue usciamo alle 7.30 (ma quando ci siamo alzati le ragazze non c'erano. Strano!).
Passiamo di fronte all'adiacente cimitero, c'è già gente (oggi è il giorno dei Morti), sostiamo un istante all'ingresso... Scendiamo nel centro storico e alle 8 siamo alla "messa prima" in Cattedrale. Al termine ci intratteniamo col celebrante che ci riporta in sacrestia perché vuole personalmente apporci il sello sulla credenziale. Visitiamo poi la chiesa di Santa Eufemia, dove stanno facendo la lettura del "Passio". Quindi visitiamo il centro storico.
Mancano ancora 115 km a Santiago, ma a me sembra ormai di essere quasi già arrivato (al massimo in 4 giorni ci arriviamo). Ricordo che 100 km a piedi è la distanza minima per ottenere la "Compostela".
Usciamo dalla città passando accanto al grande collegio di S.Giovanni Bosco e superando il fiume Rio Miño sul ponte romano. Vediamo un negozio di alimentari aperto e facciamo acquisti (è stato forse il più caro mai visto!).
Una piedra de Carballo ci indica di andare a destra seguendo il Camino Real, fino a Tamallancos (444 m) (d'estate si può pure prendere la variante che va diritta, seguendo il tracciato dell'antica strada romana).
Il cammino è costantemente in salita, quasi sempre su asfalto e strade carrabili, fino ai 450 m di quota, e poi un continuo su e giù. Si passa per Bouzas (448 m) col suo porticato che serve per ripararsi dalla pioggia durante il mercato ambulante. A Viduedo (473 m) ci riposiamo sulla panchina vicino alla fonte e al capitello delle Anime Purganti (il peto de ànimas).
In tutti questi paesi ci sono sempre le belle architetture fatte di blocchi di porfido e i caratteristici horreos (per contenere grano e sementi).
Subito dopo Casanovas si arriva a Cea (506 m) (ore 16).
La caratteristica principale è la Torre del Reloj (dell'Orologio) a pianta quadrata con 4 archi passanti nella base e 4 fontanelle in ogni spigolo (però mi sembrerebbe più appropriata in una cittadina tedesca). Famoso è il pane di Cea, a denominazione di origine protetta, fatto nel forno a legna, formato unico da 1 kg; si conserva per vari giorni (noi l'abbiamo comperato, la mollica è buona, ma la crosta è troppo dura e alla fine l'abbiamo data agli uccelli).
L'albergue è un vecchio pazo restaurato, bello (40 posti). Le due ragazze di Badajos sono già arrivate da ½ ora. Ci raccontano che ieri sera hanno telefonato (lo avevamo sentito!) ad una coppia di loro amici di Ourense che hanno voluto a tutti i costi ospitarle per la notte a casa loro (ecco perché stamattina non c'erano!), quindi stamattina le hanno accompagnate alla periferia di Ourense per l'inizio del Cammino ed ora, tra poco, sarebbero arrivati in auto per passare la serata ancora assieme. (E questa è l'ultima volta che le vediamo, perché faranno tappe più brevi delle nostre).
Con molta sorpresa arriva il francese Francìs (è dalla mattina del 15 del mese scorso, da Cañaveral, che non lo vediamo). Stranamente stavolta Francìs è loquace e ci chiede di cenare con noi stasera.
Ci racconta che ad un certo punto si è ammalato, ma non ha voluto rinunciare alla Via de la Plata, per cui s'è fatto accompagnare in auto a Leon, dove ha preso il treno per Orense e qui si è fatto ricoverare in ospedale; in 3 giorni l'hanno guarito e lui è tornato indietro in autobus per riprendere il Cammino quasi da dove l'aveva interrotto (solo qualche tappa in meno, a causa  delle montagne). Oggi ha percorso oltre 43 km, è partito da Xunqueira de Ambia, dove l'albergue era  freddo e con acqua fredda.
Ceniamo assieme alle 21, mentre arriva un pellegrino-ciclista francese che cena per conto suo.

34° giorno: 3 novembre, sabato.
Cea - Oseira - Castro Dozòn - Estaciòn de Lalìn. Km 37.

I benedettini di Oseira amano veramente i pellegrini?
Una dimostrazione di amore per i pellegrini.

Partenza ore 7, al buio. Salutiamo Francìs per l'ultima volta, non ci vedremo più perché le sue tappe sono più lunghe delle nostre ed arriverà a Santiago un giorno prima di noi.
Dopo 1 km, usciti dal paese, sbagliamo percorso perché col buio non vediamo una deviazione (ma dopo 500 m ce ne accorgiamo e recuperiamo subito). Il percorso odierno è tutto abbastanza gradevole, con continui saliscendi.
Alle 9.35 arriviamo al grandioso Monastero benedettino di Oseira (661 m) (sec.XII, ristrutturazioni in stile churriguerresco) che però apre alle 10. Suoniamo il campanello ed il frate del negozio ricordi ci accoglie al caldo (fa freddo e Miche, che è in maniche corte, è intirizzito). Il frate è anche pittore e ci regala una immagine del Cristo da lui dipinta, con autografo. Ci parla poi della spiritualità del cammino, che tanti pellegrini vorrebbero fermarsi nel monastero ma che la giunta Regionale non si decide ad aprire un albergue.
In realtà nel monastero c'è una ospitalità per turisti paganti, mentre per i pellegrini c'è uno stanzino umido, freddo e non riscaldato, con acqua fredda (quindi improponibile anche in questa stagione). Se proprio i frati ci tengono ai pellegrini cosa costa loro fornire lo stanzino di una stufetta elettrica e permettere ai pellegrini di andare in una doccia con acqua calda?
Camminiamo in un ambiente disseminato di piccoli agglomerati di case: Outerio, Gouxa, Castro Dozòn (c'è un albergue), Pontenoufe, Gesta/Xesta. Il Cammino subisce almeno un paio di lunghe deviazioni per i lavori relativi alla costruzione della nuova autovia e della nuova ferrovia ad alta velocità, per cui il percorso effettivo odierno è di oltre 3 km più lungo di quanto indicato dalla guida.
Arriviamo a Estaciòn de Lalìn alle 17.30. Si tratta di un gruppetto di case e di una fabbrica (nulla più, neppure una chiesetta), sorte attorno alla stazione ferroviaria di Lalìn, paese che però si trova a 5 km di distanza. Non ci sono negozi né alimentari. C'è solo un bar-hostal, ove entriamo. La giovane signora al bancone ci dice che qui non possiamo dormire e ci manda all'albergue di Laxe (6 km più avanti). Ci sentiamo un po' sconfortati, indugiamo alquanto. L'anziana zia esce dalla cucina, parla con noi, si impietosisce per la stanchezza che dimostriamo (e forse per l'età), ci fa riporre gli zaini e ci dice di attendere, vedrà se possibile trovare la soluzione. Intanto prendiamo un caffè e due birre alla spina (cagne). Dopo mezz'ora la cognata (la mamma della signora di prima) ci chiede se può andar bene una stanza per due, ovviamente diciamo di sì. Dopo un'altra mezz'ora siamo invitati a salire in stanza, al 3° piano.
Ci spiega, scusandosi, che le loro stanze le danno agli operai della fabbrica, che le lasciano libere il sabato mattina; oggi è sabato, ma la donna delle pulizie è di Barcellona ed è tornata laggiù per i Morti, quindi erano ancora tutte in disordine e, solo per amore di noi pellegrini, hanno fatto le 3 rampe di scale e pulito una stanza ed il bagno; il riscaldamento è spento, ma ci sono coperte a volontà. Domattina possiamo fare la colazione nel bar, alle 7.45. Ringraziamo moltissimo.
Alle 21.30 scendiamo per la cena. A giudicare dall'elegante preparazione della sala, dal numero di persone sedute  e da quanto si vede nelle varie portate, appare chiaro che quel ristorante isolato è famoso per la sua cucina. Miche, un po' spaventato da tutto ciò, pensa che alla fine ci avrebbero spellati. Dopo cena(31) la signora giovane ci presenta il conto dicendoci che dobbiamo ringraziare sua madre e sua zia, perché lei "questo" non l'avrebbe fatto, infatti per la cena, l'alloggio e le consumazioni ci chiede solo 16 € a testa (prezzo proprio da pellegrini!).

35° giorno: 4 novembre, domenica.
Estaciòn de Lalìn - Laxe - Prado - Taboada - Silleda - Bandeira. -Km 23.

L'unico caso di informazione carente per i pellegrini.

Scendiamo alle 7.45. L'anziana zia, in vestaglia, ci aspetta sulla scala e apre il bar solo per noi. Grande cafè con leche e pane per me, pane e formaggio per Miche, chiede 2.20 €, gliene diamo 3€! Chiude il bar e torna su. Ringraziamo ancora.
Partiamo alle 8.15. Percorso collinare, lungo la carretera.
Passiamo per Laxe, dove c'è un albergue. Oggi è domenica, quindi cominciamo a chiedere per la messa. All'inizio di Prado il macellaio ci indica Taboada, il paese sulla collina di fronte a noi: lì passa il cammino e c'è una messa a mezzogiorno. Ci incamminiamo, ma subito vediamo alcune donne che vanno di conserva, chiediamo e ci rispondono che alle 11 c'è la messa nella costruzione comunale perché la chiesa parrocchiale è crollata di recente. Così andiamo a messa lì. Dopo messa proseguiamo fino al ponte romano e alla stazione ferroviaria di Taboada, sui muretti della quale ci fermiamo per pranzare.
Camminiamo poi lungo un sentiero largo e bello, pulito ed ombreggiato (Miche raccoglie castagne), poi però, dopo il grande centro agricolo di Silleda, grossi cespugli spinosi invadono il sentiero ed un vecchietto ci consiglia la carretera, che prendiamo fino alla pulperia di Bandeira.
Qui seguiamo i cartelli indicanti l'albergue dove pensiamo fermarci, ma dobbiamo camminare ancora per 3 km. Ci troviamo fuori dal mondo, difronte ad una grande struttura camping-albergue-con-piscina completamente chiusa (aperta solo d'estate). Ma è indecente che sui cartelli indicanti l'albergue non abbiano messo alcuna indicazione o avviso per i pellegrini a piedi! Proviamo a fare autostop per fuggire da quel posto, passano poche auto ma nessuno ci prende. Telefoniamo all'hospitalera (c'è il numero di telefono affisso nella porta d'ingresso) che dice di venire subito in auto. Incassa le nostre rimostranze, concorda con noi, dice di aver già fatto presente la situazione ai superiori (ma non poteva lei stessa attaccare un avviso sui cartelli?) e poi ci riporta in paese, dove prendiamo alloggio all'Hotel-restaurante Victorino, l'unico aperto.
A cena siamo gli unici. Cena e pernottamento 27 € a testa, tra i più costosi del cammino.

36° giorno: 5 novembre, lunedì.
Bandeira - Puente Ulla - Pico Sacro - Santiago de Compostela. - Km 33.

Il Pico Sacro ed il miracolo dei tori della regina Lupa. Arrivo a Santiago

Partenza 6.50. Buio. Seguiamo la carretera per quasi 2 ore, poi ci fermiamo per mangiare una empanada al bacalao in un bar per camionisti, con i quali cerco di chiarire dove ci troviamo, perché la cartina ed il testo della guida non corrispondono a quello che vediamo nella realtà (la carretera ed il sentiero sono stati modificati, …e così anche per oggi un paio di km in più).
Oggi è il primo giorno della sesta settimana di cammino. Abbiamo camminato per tutto il mese di ottobre e per i primi giorni di novembre. Il tempo è stato sostanzialmente sempre bello, solo in un paio di giorni abbiamo visto della pioggerellina, e solo 4 o 5 volte la temperatura è andata sottozero, e di poco. Abbiamo cioè avuto un periodo superiore alle più rosee aspettative, e per questo ringraziamo il Padreterno!

Il cammino odierno, nel complesso, è molto simpatico. Superiamo il Rio Ulla a Puente Ulla, ammirando il bel viadotto ferroviario sulla destra, la chiesa romanica della Maddalena ed il capitello romanico con la rappresentazione del miracolo di San Nicola di Bari (le monete d'oro per le tre ragazze da maritare).
C'incamminiamo poi lungo una pista forestale in mezzo ad eucalipti e passiamo ai piedi del Pico Sacro, dove c'è la cappella del Santiaguiño con la fonte decorata dal bassorilievo che ricorda il miracolo.
Il miracolo è quello dei tori della regina Lupa, che nell'anno 44 d.C., ammansitisi improvvisamente, trasportarono il corpo di San Giacomo Apostolo da Padròn (dove i discepoli s.Teodoro e s.Atanasio attraccarono la barca proveniendo dalla Palestina) a Libredon (attuale Santiago) guardando sempre il Pico Sacro.
Poco dopo c'è l'ultimo albergue prima di Santiago, è intitolato a s.Pedro de Vilanova. Superiamo il bel Cruceiro di Lestedo-Rubial. A Rubial ci fermiamo presso una fontana dove in un muro è raccontato il miracolo. Transitiamo per Susana e per Piñeiro (con la Ermita di Santa Lucia), da dove entriamo nella zona di Santiago de Compostela.
Bello è l'arrivo: camminando sull'acciotolato dell'antica calzada romana (e Camino Real) si scorgono dall'alto le torri della cattedrale di Santiago, adagiata su una altura dell'ampia vallata che si stende sotto di noi. Scendiamo fino ad attraversare il ponte sul rio Sar (ove c'è la collegiata di S.Maria de Sar) per risalire verso il centro città.
Entriamo nel centro storico dalla Porta de Mazarelos (l'unica rimasta della vecchia cinta muraria), presso la fonte di S.Antonio.
Ci rechiamo nella Oficina del peregrino per l'ultimo sello ed il ritiro della Compostela (l'attestazione di fine peregrinazione, fatta dai Canonici della Cattedrale).
Quindi entriamo nella Cattedrale per l'abbraccio al Santo e per la visita alla sua tomba.
Desideriamo far dire subito stasera una messa per Raffaella, ma in sacrestia suor Maria Jesus (quella che anche sovrintende ai canti liturgici) ci dice di tornare alle 19.20 per parlarne direttamente col celebrante. Le riportiamo i saluti per l'Arcivescovo da parte del parroco di Mombuey, ed allora lei chiama l'arcivescovado col cellulare, per sentire se l'arcivescovo può ascoltarci direttamente, ma non c'è, quindi riferirà lei.
Assolti questi impegni, andiamo all'albergue che sappiamo essere nel Seminario Menor. Qui però l'hospitalero ci dice che da ottobre sta chiuso per restauri (e aprirà in primavera del 2008) e ci indirizza ad una pensione (Hospedaje Recarey, via Patio de Mandres, 15; tel. 981.58.81.94, stanza doppia 25€) che avevamo già visto poco prima di Porta de Mazarelos.
Ore 19.15 nella sacrestia della basilica rivediamo don Mario che si stupisce del fatto che siamo arrivati 2 ore dopo di lui (secondo lui dovevamo arrivare prima). Ci accordiamo col celebrante (che concelebra con don Mario) che acconsente a celebrare la messa per Raffaella.
Come di consuetudine (cioè come tutte le altre volte che siamo stati pellegrini a Santiago) per cena andiamo alla pulperia "O Quatro" presso la Porta del Pellegrino, ma la troviamo chiusa (i proprietari sono andati in pensione), allora andiamo al restaurante(33) "da Manolo" in Piazza Cervantes, dove Josè Luis, il figlio di Manolo, ci indica che l'unica pulperia degna di questo nome è "Concheiro", verso la stazione degli autobus (ci andremo domani).




Il giorno dopo
 6 novembre, martedì.


Oggi è una giornata "in più", se avessimo avuto qualche inconveniente sarebbe stata usata lungo il Cammino. Il volo aereo per l'Italia (via Londra) è stato prenotato per domattina.  
Ore 9.30 Portiamo in lavanderia tutti gli indumenti possibili (consegna stasera), poi Miche va al mercato coperto, acquista l'aglio da seminare.
Ore 11.30 Arriviamo nella cattedrale per la Messa solenne del Pellegrino delle 12, che è concelebrata da 4 sacerdoti (tra cui don Mario). C'è anche un gruppo di pellegrini delle valli di Agordo, di Zoldo e dintorni (diocesi di Belluno), guidati dal parroco don Giuseppe Bernardi di Forno di Zoldo, con i quali ci intratteniamo (nel giornale diocesano citeranno il nostro incontro).  
Ore 13 Pranziamo da Manolo, con don Mario.
Pomeriggio: spediti 85 sms agli amici, parenti e conoscenti; comperato regalini e cartoline; giro turistico per la città; ritiro indumenti dalla lavanderia. Poi cena alla Pulperia Concheiro, vicino alla stazione autobus; il pulpo è ottimo (10€), ma la pulperia è troppo lontana dal centro.







Appendice 1

Patrimonio de la Humanidad de España


Lungo il Camino de Santiago - Via de la Plata -

"   1986 Ciudad vieja de Cáceres
"   1987 Catedral, Alcázar y Archivo de Indias en Sevilla
"   1988 Ciudad vieja de Salamanca
"   1993 Conjunto arqueológico de Mérida

Lungo il Camino de Santiago - Camino francés -

"   1984 Catedral de Burgos
"   1985 Ciudad vieja de Santiago de Compostela
"   1993 El Camino de Santiago
"   1997 Monasterios de San Millán de la Cogolla, de Yuso y Suso
"   2000 Sitio Arqueológico de Atapuerca

Lungo il Camino de Santiago - Camino del Norte e Primitivo -

"   1985, 1998 Monumentos de Oviedo y del Reino de Asturias
"   1985 Cueva de Altamira
"   2000 Muralla romana de Lugo
"   2006 Puente de Vizcaya, que une Portugalete y Guecho

Altri luoghi in Spagna

"   1984, 1994 La Alhambra, Generalife y Albaicín, Granada
"   1984, 1994 Centro histórico de  Córdoba
"   1984 Monasterio y sitio de El Escorial, Madrid
"   1984, 2005 Parque Nacional de Doñana
"   1984, 2005 Obras de Antonio Gaudí (Parque y Palacio Güell, Casa Milá, Casa Batlló, casa Vicens, portal de la Natividad de la Sagrada Familia en Barcelona y Cripta de la Colonia Güell en Santa Coloma de Cervelló)
"   1985 ,2007 Ciudad vieja de Ávila con sus iglesias extra-muros
"   1985 Ciudad vieja de Segovia y su acueducto
"   1986, 2001 Arquitectura mudéjar de Aragón
"   1986 Parque Nacional de Garajonay
"   1986 Ciudad histórica de Toledo
"   1991 Monasterio de Poblet
"   1993 Real Monasterio de Santa María de Guadalupe
"   1996 La Lonja de la Seda de Valencia
"   1996 Ciudad histórica fortificada de Cuenca
"   1997 Las Médulas
"   1997 Palau de la Música Catalana y hospital de Sant Pau, Barcelona
"   1998 Arte rupestre de la cuenca mediterránea de la Península Ibérica
"   1998 Universidad y barrio histórico de Alcalá de Henares
"   1999 Ibiza, biodiversidad y cultura
"   1999 San Cristóbal de La Laguna, Tenerife
"   2000 Iglesias románicas catalanas del Valle de Bohí
"   2000 Conjunto arqueológico de Tarragona
"   2000 Palmeral de Elche
"   2001 Misterio de Elche (Elche, Patrimonio Inmaterial)
"   2001 Paisaje cultural de Aranjuez (Madrid)
"   2003 Conjuntos Monumentales Renacentistas de Úbeda y Baeza
"   2005 La Patum de Berga (Patrimonio Inmaterial)
"   2007 Parque Nacional del Teide




Appendice 2

Menù del dia - En el Restaurante


(1) 1°: grande insalata mista, 2°: pollo all'aglio per Miche e una morbida bistecca di maiale (chuleta de cerdo) in salsa per me, quindi un dessert (postre), vino bianco e acqua fresca, tot. 8 € a testa.
(2) Plato combinado: 2 uova, 2 cotolette di maiale (cerdo), patate fritte ed insalata, un calice di vino, 4.75 € a testa.
(3) Cena: 1°piatto: riso (arroz) con carne; 2°piatto: calamari fritti con insalata per Miche, crocchette di patate con prosciutto (jamon) ed insalata per me; 3° il dessert (è chiamato "postre"): budino alla vaniglia (natillas) per Miche e riso con latte (azzoz con leche) per me; acqua e vino (8 €, a testa).
(4) 1°: insalata de pasta, 2°: chipirones (calamari) fritos per Miche, revuelto de huevos (frittata) per me (7 € a testa, al solito è compreso postre, acqua e vino).
(5) Menù del dia 7,5 €. (1°Gazpacho=minestra di verdure con pane e aceto, 2° rognone di cerdo per Miche; 1°una sopa=zuppa, 2° lingua di cerdo per me; postre e acqua e vino compresi).
(6) Menù da 8€: insalatona mista e filete de ternera per Miche, macarrones (=pastasciutta) e trucia (=trota) saporita per me; ho voglia di prendere un caffè, me lo portano ma non me lo fanno pagare perchè dicono che è nel conto.
(7) Plato combinado: 2 uova, calamari fritti, bottiglia vino bianco, 8€.
(8) Ceniamo con una brocheta iberica con patatas asadas, 6 €.
(9) Zuppa di lenticchie, e poi fritto misto per Miche e filetto per me, crema di yogurt con panna e fragole, serviti ottimamente, 8 €.
(10) Una insalata di pasta molto buona - arrosto di agnello - riso e latte -  macedonia - 8 €.
(11) Sopa e insalata mista + cerdo iberico glissato (in salsa) + vino bianco e nero acqua e caffè, ottimo pranzo, 8€.
(12) Sopa, guiso de cordero (spezzatino di agnello molto buono), insalata, frutta, acqua, vino della casa molto buono.
(13) Boccadillo (=panino) con formaggio per me, con lomo de cerdo per Miche, bibita (5€).
(14) Paella, merluza alla romana, churrasco de pollo, melòn e flan, acqua e vino, 8€.
(15) 1°pisto estremeño (=dell'extremadura) 2°filete de ternera, postre, vino, melòn, cafè, 12 €.
(16) Insalata de pasta, filetto di sogliola con peperoni, 8€.
(17) Pisto e pollo in salsa, tutto buono, 9€.
(18) insalata mista - pasta asciutta per tutti - ternera alla plancia, pollo con calamari, 8€.
(19) Una paella scarsa, un trancio di merluzzo brodoloso con piselli stracotti, 10€.
(20) Un piatto di kebab di agnello con riso e contorni, una bibita, 7€.
(21) 1° purè di verdure e pimiento (un piattone di verdure varie bollite con peperoni), 2°cordero (agnello) alla brace con patate e insalata, 1 ½ vino, gazosa, acqua, caffe (9€).
(22) Primo piatto tutto di funghi (setas) plerotus. Secondo piatto coniglio (conejo) a Miche; un musetto di vitello (morro) a me, 9€.
(23) 1° sopa de verdure per me, di aluvia (fagioli) per Miche, 2° churrasco de ternera (due costine con pancetta di vitello) lunghe 35 cm, con patate fritte, sono così grandi che abbiamo difficoltà a finirle, pigna (ananas) e platano (banana), 9€.
(24) insalata di frutti di mare (mariscos), trota fritta con prosciutto (trucia frita con jamon), budino ed arancia (flan e naranja) 9€.
(25) Miche prende un buon cocido completo (=per primo brodo di quella stessa carne di manzo, pollo, maiale, prosciutto, che ti portano per secondo). Io invece opto per 1° repollo rehogado (piatto di verdure bollite cavoli verze), 2°una milanesa con queso e lomo (cordon-bleau); ma è quello che prendo io è tutto scotto, brodoloso, poco saporito, insomma è stata la peggiore delle cene fatte finora. 10€.
(26) 1° io prendo una sopa de cocido (zuppa-minestra di bollito misto), Miche una insalata russa; 2° un ottimo pulpo alla galiega; vino rosso a ben 14,5 gradi, caffè, 9€.
(27) 1° io una sopa de cocido, Miche un gran piatto di antipasti-affettati misti (entremeses), 2° costine di agnello (churrasco de ternera), infine una torta di formaggio, 10€.
(28) antipasto a base di salumi e formaggi, caldo galiego (tipica minestra di cavolo e verdure della Galizia), 2 uova e chuleta (bistecca di filetto) con patate e pomodori, frutta acqua vino a volontà. 10 €.
(29) antipasto con jamon (prosciutto), caldo galiego, calamari fritti, ciuleta de ternera con patate, postre, caffè, queso (formaggio), castagne arroste (tipiche per "i morti"), liquore digestivo, 9€.
(30) Pasta asciutta al tonno, caldo (brodo) di verdure, ciuleta de ternera, postre, formaggio).
(31) 1° sopa de cocido con fideios, molto buona, fatta con brodo di carne, non con dadi; 2° calamari fritti freschi (non surgelati; Miche era andato in cucina e li aveva visti) con patate, vino e acqua.
(32) Insalata variata, bacalao alla galiega con patate lesse e castagne lesse, quelle raccolte da Miche e cotte dalla cuoca.
(33) Cena: insalata russa, niente di speciale; churrasco de cerdo, enorme, ma riscaldato; cafè, natilla (8€ a testa, più 3,50 € per il vino).
(34) Io: caldo galiego e lenguada (una specie di grandissima sogliola); don Mario: caldo galiego e ternera (che don Mario giudica una delle migliori finora mangiate); Miche: judìas (minestra di fagioli) e pollo all'aglio (8€ a testa, più 3,50 € per il vino)





Appendice 3

SANTI "incontrati" lungo la Via de la Plata


Santi durante l'impero Romano


ss.Giusta e Rufina di Siviglia (+17-19 lug. 287). Patrone di Siviglia.Vergini martiri.

s.Eulalia di Mérida   (+10  dic. 304). Fu una delle sante più venerate nella cristianità antica. Protettrice delle partorienti. Vergine martire giovinetta durante la persecuzione di Diocleziano.
a) La sua vita. Eulalia aveva solo 13 anni quando, nel 304, il padre la fece fuggire da Mèrida, per sottrarla alla persecuzione contro i cristiani. Ma Eulalia, infiammata dalla fede, tornò in città per testimoniare davanti al giudice il proprio credo. Invitata prima a parole e poi con la tortura a negare la propria fede, lei rifiutò. E fu martire. Il suo corpo venne abbandonato sulla neve (era l'inverno 303-304) e anni dopo nello stesso luogo fu costruita una chiesa, meta di grandi pellegrinaggi.
b) Il racconto del suo martirio fu sempre più colorito dal passare del tempo, ha commosso, in Spagna, secoli di fedeli, e ispirato generazioni di poeti, dai più antichi (Prudenzio e s.Gregorio di Tour) ai contemporanei. E questi raccontano come, alla morte di Eulalia, asfissiata su un braciere, dal rosso nido della sua bocca s'alzasse a volo una candida colomba, portando altissima l'anima immacolata della fanciulla. E bianca sarà poi la neve che coprirà pietosa il corpo della Martire, gettato in abbandono; bianchi saranno i fiori che prodigiosamente, d'inverno, sbocceranno sulla sua sepoltura. Bianca, finalmente, sarà la chiesa che si leverà sulle sue reliquie. Perciò, in Spagna, nella poetica e quasi sensuale fantasia del popolo devoto, Sant'Eulalia è restata la Martire tutta bianca, macchiata di rosso: due colori netti e insostituibili, quello della purezza e quello e quello dell'amore, tra i tanti che compongono l'arcobaleno della santità e dell'amore.
A lei, al suo martirio, Garcia Lorca ha dedicato una poesia, con commosso affetto della Santa forse più popolare e più commovente della Spagna, il tenero fiore di Merida: un fiore bianco macchiato di rosso, bianco d'innocenza e rosso di sangue:

Nel gemere, la santa bambina / Spezza il cristallo delle coppe.
La ruota affila coltelli / E uncini di curva acuta.
Un flotto di vene verdi / Sboccia dalla sua gola.
Per terra, ormai senza guida, / Soltanto le sue mani tagliate
Che ancora possono incrociarsi . / In tenue preghiera decapitata.


s.Lucrezia di Mérida (+23 nov. 305 ca.). Vergine martire durante la persecuzione di Diocleziano.

s.Felice diacono di Siviglia  (+2 mag. sec.IV).

s.Fiorenzo/ Renzo di Siviglia (+23 feb. 485).



Santi durante il regno Visigoto


s.Leandro di Siviglia (+27 feb e 13 mar. 600). Fu l'artefice della conversione dei Visigoti. Patrono di Huelva (Spagna). Invocato per reumatismi. Vescovo.
a) La sua famiglia. La santità era di casa nella nobile e influente famiglia romana originaria di Cartagena, fuggita a Siviglia all'arrivo degli invasori bizantini. Suo padre, Saveriano, muore ancora giovane e tocca a Leandro (nato nel 545 ca.) aiutare i tre fratelli minori s.Fulgenzio (vescovo di Astigi /Ecija, +14 gen.), s.Fiorentina /Florentina (religiosa, +20 giu.). e s.Isidoro, (+4 apr.)
b) Il suo tempo. In Spagna questo è il tempo dei Visigoti. Erano entrati in Spagna dalla Gallia nel 415 col consenso di Roma, e dopo il crollo dell'Impero d'Occidente hanno combattuto contro resistenze locali, contro altri popoli nordici, contro spedizioni bizantine, arrivando infine a dominare  quasi tutto il territorio, Portogallo incluso, con re Leovigildo (+586). Il suo regno è grande, ma diviso tra spagnoli cattolici e visigoti (con altri gruppi) ariani, cioè contrari alla perfetta uguaglianza del Cristo con il Padre in divinità ed eternità. Leovigildo vuole arrivare all'unità religiosa ariana, cioè a dire "Gloria Patri per Filium in Spiritu Sancto", invece del "Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto" dei cattolici.
c) La sua vita. Il monaco Leandro vuole invece convertire gli ariani, con scritti e con predicazioni; ottiene un successo risonante quando si fa cattolico addirittura s.Ermenegildo (+13/4), figlio del re. Ma poi Ermenegildo capeggia una ribellione contro suo padre, che lo sconfigge e lo fa uccidere. Ed espelle poi dalla Spagna i suoi sostenitori, tra cui Leandro, che andrà per qualche tempo a Costantinopoli (ove stringe amicizia con il futuro papa s.Gregorio Magno (+3/9/604) allora inviato pontificio in Oriente, al quale suggerirà di scrivere le famose omelie su Giobbe, Moralia in Job. L'esilio non dura molto. Attento alla pace interna, re Leovigildo richiama in patria tutti gli espulsi. Compreso Leandro, del quale deve avere grande stima, perché lo nomina vescovo di Siviglia e addirittura lo mette come consigliere accanto al proprio figlio Recaredo. Morto Leovigildo, Recaredo sale al trono, e incomincia in Spagna una fase nuova. Nel 589 Leandro convoca il III Concilio di Toledo, e qui si sanziona ufficialmente il passaggio di re Recaredo al cattolicesimo; e il fatto imprime una decisiva accelerazione al processo di unità spirituale in Spagna, favorito anche dalla liturgia detta mozarabica o visigotica, di cui proprio il vescovo Leandro (seguíto poi dal fratello s.Isidoro) è promotore e maestro, componendo anche preghiere cantate per la Messa. Egli manterrà inoltre fino alla morte un'importante corrispondenza con papa Gregorio Magno, della quale parlano i contemporanei, ma che purtroppo è andata quasi tutta perduta.


s.Isidoro di Siviglia (+4 apr 636. Memoria-facoltativa). Per 600 anni fu l'autore più letto e ammirato, considerato il restauratore della sapienza umana! Dottore della chiesa. Patrono di Siviglia. Vescovo. Fu l'ultimo dei Padri latini.
a) Le sue opere. Formatosi alla lettura di S.Agostino e S.Gregorio Magno, pur senza avere la vigoria di un Boezio o il senso organizzativo di un Cassiodoro, con essi Isidoro condivide la gloria di essere stato il maestro dell'Europa medievale e il primo organizzatore della cultura cristiana.
Scrittore enciclopedico, Isidoro fu molto letto nel medioevo, soprattutto per le sue Etimologie, un'utile "somma" della scienza antica, della quale con più zelo che spirito critico condensò i principali risultati, trattando tutto lo scibile umano, dall'agronomia alla medicina, dalla teologia all'economia domestica.
Scrisse inoltre il trattato di storia universale fino al 615 Cronica major, la Historia Gothorum, il De haeresibus sulla storia delle eresie, le Sententiae (prototipo della Summa theologica), il trattato di apologetica messianica De fide catholica contra Judeos, un'interpretazione mistica dei numeri nella Bibbia De numeris qui in Sacra Scriptura occurrunt, e poi scritti sulle regole monastiche, sul culto e su i suoi ministri.
b) La sua vita (560-636). Un'amena leggenda racconta che nel primo mese di vita uno sciame d'api, invasa la sua culla, depositasse sulle labbra del piccolo Isidoro un rivoletto di miele, come auspicio del dolce e sostanzioso insegnamento che da quelle labbra sarebbe un giorno sgorgato. Sapienza, mai disgiunta da profonda umiltà e carità, gli hanno meritato il titolo di "doctor egregius" e l'aureola di santo.
Da studente era svogliato. Un giorno si accostò a un pozzo per dissetarsi e notò dei profondi solchi scavati dalla fragile corda sulla dura pietra del bordo. Comprese allora che anche la costanza e la volontà dell'uomo possono aver ragione dei più duri scogli della vita. Tornò con rinnovato amore ai suoi libri e progredì tanto da meritare la reputazione di uomo più sapiente del suo tempo.
Chierico a Siviglia, Isidoro poco più che quarantenne successe al fratello s.Leandro come vescovo di Siviglia. Presiedette l'importante quarto concilio di Toledo (nel 633), che unificò la disciplina liturgica in Spagna e fissò il simbolo della fede in una delle formule più precise sulla teologia trinitaria e cristologica. Era pure un vescovo zelante preoccupato della maturazione culturale e morale del clero spagnolo. Per questo motivo fondò un collegio ecclesiastico, prototipo dei futuri seminari. Per 10 anni ebbe come arcidiacono s.Baulio (+18/3/651), che sarà vescovo di Saragozza.
c) Isidoro Taumaturgo. Fu venerato anche come un grande taumaturgo che ogni giorno compiva miracoli presso il suo sepolcro a Leon nella basilica a lui dedicata (dove le sue spoglie furono traslate nel 1063 a causa della invasione araba), dove affluivano fedeli e pellegrini da ogni parte d'Europa.


Santi durante la Reconquista


s.Atilano de Zamora (+5 ott. 916). Condusse a Cristo, con s.Froilàn, le popolazioni liberate dalla schiavitù dei mori. Prima monaco, poi vescovo (gettò l'anello episcopale al fiume per ritrovarselo dopo poco tempo dentro il pesce che stava mangiando).
a) La sua vita. Nacque a Tarazona de Aragón, nell' 850, sembra da nobile famiglia. A 15 anni entrò nel monastero benedettino vicino a Tarazona. e poi, sembra, in quello di Sahagún. Ordinato sacerdote, predicò e fu anacoreta. Ma in quel tempo non erano pochi gli anacoreti che, con la scusa della  religione, commettevano crímini e soverchierie, erano viziosi e, frequentemente, anche volgari spie al servizio del miglior offerente cristiano o moro che fosse.
Fu anacoreta assieme a s.Froilàn (nato a Lugo), e la loro fama invase la Spagna, tanto che il re Alfonso III, per consolidare la linea defensiva del rio Esla e del rio Duero contro gli arabi, li pregò di fondare il monastero doppio di Tàbara (con 600 religiosi), nel territorio di Zamora. Frilàn abate, Atilano priore. In Tábara (la sua torre è famosa) lavorarono calligrafi e copisti, come Maio y Emeterio. E tutta la zona circostante si ripopolò. Poi fondarono il grandioso monastero cistercense (ora in rovina) di Santa María de Moreruela, e poi quello di Montamarta (Zamora). Così condussero a Cristo le popolazioni liberate dai Mori.
Nel giorno di Pentecoste dell'anno 900 Froilàn fu vescovo di León ed Atilano fu vescovo della città recentementete ripopolata di Zamora.
Nel luglio 901 Ahmed ben Moaviah (Abul Cassim) si accinge a distruggere la città di Zamora. Alfonso III accorre in soccorso e provoca quella gran sconfitta degli arabi nota come il "Giorno di Zamora".  
Riposa nella chiesa di San Pedro y San Ildefonso, a Zamora (dove è conservato anche il suo anello episcopale).  
b) La leggenda. Si racconta che, accingendosi a peregrinare a Gerusalemme per impetrare il perdono dei suoi peccati di gioventù, gettasse l'anello episcopale sul Duero con la speranza di recuperarlo in futuro come segno del perdono ottenuto. Dopo due anni ritornò e ritrovò l'anello dentro il pesce che stava mangiando.


s.Ferdinando III re di Castiglia e Leòn (+30 mag. 1252). Riconquistò l'Andalusia ai musulmani e unificò la Spagna,. Protettore dei carcerati, dei poveri e dei governanti. Patrono del Genio Militare Spagnolo e di S.Ferdinando di Puglia. E' il solo re di Spagna salito alla gloria degli altari.
a) La sua vita. Nacque nel 1198 da Alfonso IX re di Leòn e da Berenguela/ Berengaria di Castiglia. Nel 1217 divenne re di Castiglia succedendo alla madre e nel 1230 fu re di Leòn succedendo al padre. Nel 1219 Sposò Beatrice di Svevia (figlia dell'imperatore re di Germania) e, rimasto vedovo, Matia di Ponthieu. Ebbe tredici figli.
b) I suoi meriti. L'aspetto più rilevante del suo regno è la "Riconquista". Armato cavaliere a Burgos (1219) e riappacificati all'interno i suoi regni, consacrò, per trent'anni, tutta la sua attività bellica alla lotta contro l'Islam. Il suo scopo era non soltanto di liberare completamente la Spagna, ma anche di schiacciare il potere musulmano, aspirazione suprema delle crociate e del pontificato.
La riconquista di importanti città e fortezze (Baeza, Jaén, Martos, Córdoba, Siviglia, 1249) gli guadagnarono il titolo di "Conquistatore dell'Andalusia" (ma Granada sarebbe stata liberata solo nel 1492).
L'occupazione dei territori andava di pari passo con la restaurazione religiosa; mercé il suo zelo e la sua generosità vennero restaurate varie  diocesi. Riportò a Santiago di Compostella le campane che Almansur aveva rubato, ed ebbe la gloria di accogliere e favorire nei suoi regni i nascenti Ordini di s.Francesco, s.Domenico e dei Trinitari.
Fondò l'università di Salamanca.
Per governare in pace e giustizia i suoi sudditi, iniziò la redazione di un codice di leggi, ultimato dal suo figlio, il quale per questo fu noto come re delle "Sette Partite".  Gli furono riconosciuti: purezza dei costumi, eroismo, generosità, mansuetudine, spirito di servizio: vero modello di cavaliere cristiano e di governante.
A Siviglia elesse a sua residenza e vi fondò la magnifica cattedrale. L'iscrizione nelle quattro lingue, ebraica, araba, latina e castigliana, conservata sul suo sepolcro nella cappella reale della cattedrale di Siviglia, è la prova più chiara che Ferdinando seppe accattivarsi in pieno tutte le classi della società spagnola.
c) Il suo culto. Venerato subito dopo la sua morte, fu considerato patrono di Spagna; il suo culto si diffuse in Italia nel '700 nel Reame di Napoli, sotto i Borboni.


Santi ad Orense

s.Marina di Orense (+18 lug.)

s.Eufemia di Orense (+16 set.)







 
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